Lettori fissi

lunedì 18 marzo 2024

Juvecentus: 1900 - Quarta puntata

 


La prima partita ufficiale di campionato

L'11 marzo 1900 rappresenta una data veramente fondamentale per gli "storici" della Juventus: finisce il tempo delle amichevoli e dei sogni e inizia l'ufficialità. F.C. Torinese-Juventus costituisce l'esordio dei "rosa" piemontesi in campionato. Poco importa che il risultato finale volga a favore degli avversari per 1 a 0, è stata persa una prima battaglia ma, proprio in quel giorno, viene finalmente gettato il seme che porterà, nel corso degli anni, all'affermazione, in campo nazionale, europeo e mondiale, della "Signora" del calcio. Teatro dell'avvenimento è Piazza d'Armi, oggi in piena Torino, allora periferia sperduta. Tra i protagonisti spicca, per classe e tecnica, Domenico Donna, uno dei primi grandi campioni juventini.

 

LA "STORIA" DEL 1900

Sono cinque le squadre iscritte al campionato. La vincitrice delle eliminatorie, l'F.C. Torinese, dopo aver fatto fuori anche la Juventus, incontra la detentrice del titolo in una sola partita da giocare a Torino. Terzo titolo consecutivo per il Genoa, che vince di misura. I rossoblu liguri schierano solo quattro giocatori italiani: Ghigliotti, Rossi, Passadoro e Bocciardo, importanti "spalle" per i vari Spensley, Pasteur I e II, Henman, Dapples, Agar e Fawcus. E' però arrivato il momento, per i giocatori indigeni, di cominciare a fare la voce grossa. Ormai gli innumerevoli stranieri presenti nelle giovani squadre italiane hanno impartito le necessarie lezioni di tecnica calcistica, trovando allievi quanto mai predisposti ad apprendere. Il calcio, in Italia, sta mettendo solide radici.

(Palla al Triso)

 

 

 

 


"Lele" Panizza: mondo grigio in lacrime


 

Se n'è andato in maniera assurda, nel rogo della sua casa devastato da un incendio.

Emanuele Panizza, "Lele" per tutti coloro che hanno frequentato il mondo del calcio provinciale, è morto nell'incendio che è scoppiato nella sua abitazione di Valmadonna nella serata di ieri. Aveva 58 anni ed è stato dal 1983 al 1988 uno dei Grigi.

Quella maglia l'ha indossata con orgoglio, onorandola sempre con impegno assoluto, grinta, determinazione da difensore magari un po' ruvido ma sempre estremamente generoso e innamorato di quei colori.

In carriera ha indossato anche le maglie della Valenzana e del Derthona, in un suo personale viaggio nel calcio della nostra provincia, per uscirne in rare puntate al di fuori del "territorio" alla Juve Domo e al Valle d'Aosta.

Nel mondo del calcio ha sempre mantenuto rapporti di amicizia e collaborazione, svolgendo compiti di osservatore, andando alla ricerca di potenziali campioni.

Ciao Lele, non dimenticheremo mai la tua testa di capelli rossi!

(Palla al Triso)

Le pagine nere del libro Azzurro - Svezia-Italia 1950

 

(Tratto da: "I Mondiali di Jules Rimet" - Bradipolibri)

La Nazionale azzurra, giunta in Brasile a conclusione di un interminabile e "intorpidente" viaggio in nave, affronta la spedizione sudamericana accompagnata dai più funesti presagi. Le idee, in ambito federale, sono poche e confuse. La tragedia di Superga non è ancora stata assorbita e tutto si muove con lentezza pachidermica e grande paura. Alla guida della squadra viene posta una commissione composta da una pletora di personaggi che, presi singolarmente, valgono sicuramente tanto ma che, obbligati a lavorare insieme, collaborando e adottando decisioni comuni, dimostrano di non poter coesistere. La commissione è presieduta da Ferruccio Novo, presidente del "Grande Torino", scampato all'immane rogo, ed è composta da Aldo Bardelli, giornalista di "Stadio" e membro del Consiglio Federale, da Copernico e da Biancone, a cui vengono aggregati due esperti nella preparazione come Ferrero e Sperone, nella speranza di riuscire a tenere in forma i ragazzi nei lunghi giorni della traversata.

Quando sbarcano a Santos, gli azzurri, accolti festosamente da migliaia di emigrati che li salutano come eroi, hanno i muscoli arrugginiti dagli spazi ristretti della nave e dagli ozi forzati e la mente insidiata da mille timori. A Rio, Dante Berretti e Ottorino Barassi consegnano la Coppa Rimet ai dirigenti brasiliani: loro sono convinti di non doverla cedere più e invece dovranno aspettare ancora molto per conquistarla; gli italiani, invece, quando saliranno di nuovo sul gradino più alto del podio stringeranno un'altra coppa: la Rimet sarà già andata in pensione.

La rappresentativa azzurra, bisognosa di riposo e di prepararsi con impegno alle partite in programma, raggiunge l'albergo di San Paolo dove è stato fissato il quartier generale. Inadatto al cento per cento: è un porto di mare, posto al ventesimo piano e diviso con un corpo di ballo argentino ricco di piccanti tentazioni. Un proprietario terriero di origini italiane, emigrato e arricchitosi in Brasile, mette a disposizione la propria fazenda a Trenembé, luogo tranquillo e appartato: i dirigenti però rifiutano, confidando nella professionalità dei loro giocatori. Come se non bastasse, il 24 giugno, proprio nella notte di vigilia dell'esordio azzurro, si celebra la festa di San Giovanni: mortaretti, luci, petardi, suoni e clamore fino a notte fonda, il tutto condito da un caldo soffocante. E poche ora dopo si gioca.

(Finirà 3 a 2 per gli scandinavi - nella foto la formazione azzurra scesa in campo - e non riusciremo a far altro che portare in Italia alcuni dei nostri "carnefici": Palmer, Jeppson, Skoglund...)

(Palla al Triso)

domenica 17 marzo 2024

Risultati in provincia


 

Serie D

Peccato lasciare per strada due punti in casa dell'ultima della classe: a lungo in vantaggio a Borgosesia e poi un pareggio strappato quando sembrava che i tre punti potessero essere cosa fatta. Derthona ancora ai limiti dei play-out.

Eccellenza

Buona la vittoria fuori casa ad Asti col San Domenico Savio: l'Acqui consolida la presenza in play-off; mentre spreca malamente la Valenzana che si ritrova in vantaggio di due reti a Villafranca e poi si fa recuperare sul 2 a 2.

Promozione

L'Ovadese vince a Santo Stefano, in casa della seconda in classifica e porta a più 11 il vantaggio al vertice. Passo falso dell'Arqautese, superata in casa dal KL Pertusa: resta la terzo posto, mentre rientra in zona play-off il Castellazzo che sbanca il campo del Cenisia. Pareggio per la Novese e sconfitta di misura per la Gaviese, mentre splendido pareggio di un Felizzano in buona salute in casa del PSG.

Prima Categoria

Continua la fuga di Asca e Frugarolese, mentre passo falso sia per il Costigliole (battuto in casa dall'Annonese) che la Capriatese (anche loro superati tra le mura amiche dall'Europa). In coda buon colpo per una Fortitudo ma la corsa sarà ancora lunga.

Seconda Categoria

Solero devastante al vertice che sbatte la Castelnovese al quinto posto. In fascia il Casalnoceto e la Spinettese, con una Viguzzolese in ottima salute.

Terza Categoria - Poule finale

Cominciano alla grande Lerma e Castelletto, mentre solo pareggi per Luese, Fortuna Melior, Valmadonna e Villaromagnano. Inizio difficile per Garbagna a Merella.

Terza Categoria - Trofeo

Cabella, Bergamasco, Castelpiovera e Roccagrimalda: dominio convinto.

(Palla al Triso)

Juvecentus: 1899 - Terza puntata

 

Le maglie rosa

I primi gravi problemi esistenziali per la neonata società sono puramente economici. Superati quelli relativi alla sede, grazie alla generosità del primo presidente, Eugenio Canfari, una nuova esigenza si pone all'attenzione dei footballers: la divisa sociale. Idee tante ma di soldi neanche l'ombra. Anche in questa occasione viene in aiuto un anziano genitore, pronto a soddisfare la "insana" passione del figlio. Da un fondo di magazzino si materializza una pezza di percalle rosa: qualche mamma volonterosa taglia e cuce le camicie, aggiungendoci, con un pizzico di civetteria, un bel colletto bianco. Ognuno aggiunge poi il proprio cravattino, i propri calzoncini e le proprie scarpe, in un miscuglio variante dal grigio chiaro al nero. Nasce così la maglia rosa, che alcuni anni dopo il Giro d'Italia consacrerà come simbolo di supremazia.


LA "STORIA" DEL 1899

"E' il gioco più bello e immediato del mondo - scrisse un giorno Gianni Brera - ma si giocava nelle strade e perciò venne subito considerato volgare". Nonostante ciò, però, la sua popolarità continua a crescere. In occasione del secondo campionato già molti supporters seguono lo svolgimento delle partite, pur senza l'entusiasmo tipico dei giorni nostri. Il torneo ha una nuova formula: le sfidanti si incontrano tra di loro per definire il nome della sfidante al campione in carica. La finale è Genoa-Internazionale e i liguri, ancora zeppi di stranieri, hanno la meglio.

(Palla al Triso)

 



L'Asca entra nell'orbita del Monza Calcio

 


 

Complimenti vivissimi allo staff dirigenziale gialloblu dell'Asca, a Tonon, Berengan, Scarcella, Piana, Colli, Calmini e a tutti i loro collaboratori, autori di uno storio accordo con il Monza Calcio.

E' stata la stessa società brianzola a dare la notizia con un proprio comunicato ufficiale:

"Si arricchisce la rete di affiliazioni biancorosse, grazie all'ingresso di una nuova società, l'Associazione Sportiva Cattedrale Alessandria. Il progetto affiliazioni, partito nel 2019 per favorire la formazione e la preparazione tecnica dei giovani talenti del territorio brianzolo, lombardo e nazionale si conferma in forte crescita. Con le ultime aggiunte l'A.C. Monza può contare su 59 società affiliate lungo tutta la penisola italiana.

L'Associazione Sportiva Cattedrale Alessandria (ASCA), nata nel 1966, è una presenza storica del calcio dilettantistico piemontese, con oltre quarant'anni in Prima e Seconda Categoria e il recent exploit in Eccellenza nelle stagioni dal 2016 al 2018. L'ampio staff è composto da collaboratori qualificati e professionali, che mirano a rafforzare la crescita del progetto e dei propri tesserati, volto allo sviluppo di un settore giovanile sempre più funzionale alla formazione sportiva e sociale dei giovani calciatori, coinvolgendo le famiglie degli atleti attravreso l'identità societaria.

Grazie a questo accordo, calciatori, staff tecnico, dirigenti e famiglie della società vivranno un ricco programma di attività di condivisione tecnica ed esperienziale insieme allo staff A.C. Monza.

A.C. Monza esprime grande soddisfazione per l'accordo raggiunto, volto a creare una sinergia tra i settori giovanili."

"L'affiliazione al Monza - commenta Lorenzo Mandrino, responsabile del settore giovanile dell'Asca - rappresenta per noi una straordinaria opportunità, nell'ambito di un percorso di crescita che andrà ben oltre il semplice aspetto calcistico, ma che si pone come obiettivo principale quello di mettere al centro i ragazzi. Valori e contenuti di alto livello saranno alla base di una partnership che ci rende orgogliosi".

P.S.: probabilmente grazie a questo comunicato tanti sportivi alessandrini hanno finalmente preso coscienza di cosa potesse significare la sigla ASCA!

(Palla al Triso)




sabato 16 marzo 2024

Napoli: gli undici più forti di sempre

 


Dalla Capitale scendiamo di quasi duecento chilometri a sud e, sotto le pendici del vulcano ci troviamo una società che definire "vulcanica" è sicuramente termine riduttivo. Spesso in bilico tra "miseria" e nobiltà i biancazzurri napoletani hanno vissuto gran parte della loro storia in altalena tra momenti di difficoltà conclamata e attimi di fulgore splendente, trascinati da campioni assoluti.

3 scudetti, 6 Coppe Italia, 2 Supercoppe italiane, una Coppa Uefa, una Coppa delle Alpi, una Coppa di Lega Italo-inglese e un campionato di Serie B tra le conquiste più importanti.

Inutile dire quanto la formazione ideale della storia napoletana non possa che partire dal suo numero 10:

1 Luciano Castellini, 2 Giuseppe Bruscolotti, 3 Giovanni Francini, 4 Salvatore Bagni, 5 Fabio Cannavaro, 6 Ruud Krol, 7 Marek Hamsik, 8 Antonio Juliano, 9 Giuseppe Savoldi, 10 Diego Armando Maradona, 11 Lorenzo Insigne.

In panchina: Dino Zoff (che il meglio ha dato alla Juve), Fernando De Napoli, Kalidou Koulibaly, Careca, Gonzalo Higuain, Dries Mertens, Moreno Ferrario, Ciro Ferrara, Attila Sallustro, Gianfranco Zola, Ottavio Bugatti, Hasse Jeppson, José Altafini, Omar Sivori, Edinson Cavani, Victor Osimhen e Vinicio Luis de Menezes... elenco lunghissimo e, forse, incompleto!

(Palla al Triso)

 

Juvecentus: 1898 - Seconda puntata

 

Eugenio Canfari (nella foto)

I presidenti di oggi sono, nella stragrande maggioranza, affermati manager, sempre impegnati e attivi 24 ore su 24, con stuoli di assistenti e cortigiani adulanti e incensanti. Il primo presidente della storia della squadra che, un giorno, arriverà a dominare il mondo è, invece, Eugenio Canfari, un semplice gentiluomo della media borghesia cittadina, amante di ciclismo e ginnastica, ricco di disponibilità e poco altro, ma trascinato dall'entusiasmo degli studenti a vivere questa grande avventura. E lo fa con lo spirito del pioniere, mettendo a disposizione una stanza del negozio del padre per ospitare le prime riunioni, pagando di tasca propria le sei lire di affitto della prima vera sede e dichiarando, al momento della propria investitura, che "chi indossa la nostra divisa, le rimarrà fedele malgrado tutto e la terrà come prezioso ricordo".

...Sono proprio passati cento anni!

 

LA STORIA DEL 1898

E' l'anno del primo campionato italiano ufficiale. Lo vince il Genoa Cricket and Football Club, ricco di giocatori britannici che, dopo aver fissato le regole principali del gioco, si danno un gran da fare per esportarlo oltre Manica. Il primo giocatore che raggiunge la dimensione del mito è Spensley, grande portiere, ma anche, all'occorrenza terzino e, soprattutto infaticabile dirigente e organizzatore. L'incontro ufficiale di apertura (anzi, l'intero campionato!) si svolge proprio a Torino, luogo che il "Dio del Calcio" ha evidentemente scelto come segno del destino. Le protagoniste: Internazionale, F.C. Torinese, Genoa e Società Ginnastica Torino.

E' l'8 maggio 1898.  

(Palla al Triso)

 

 

 

 



 

 


 

venerdì 15 marzo 2024

Lazio: gli undici più forti di sempre

 


L'altra faccia di Roma. Col nome che comprende tutta una regione, con i colori che richiamano alla bandiera della Grecia, con un animo e un vissuto fatto di momenti contrastanti, periodi di anonimato e tratti di grande entusiasmo Una società spesso in ballo tra il bene assoluto e il rischio di scivolare in situazioni di pericolo tali da metterne in dubbio addirittura l'esistenza stessa.

Una società, comunque, in grado di incamerare 2 scudetti, 7 Coppe Italia, 5 Supercoppe italiane, una Coppa delle Coppe, una Supercoppa Uefa, una Coppa delle Alpi e un campionato di Serie B.

Eccone gli undici più rappresentativi:

1 Angelo Peruzzi, 2 Giuseppe Favalli, 3 Luigi Martini, 4 Sinisa Mihajlovic, 5 Alessandro Nesta, 6 Giuseppe Wilson, 7 Giuseppe Signori, 8 Luciano Re Cecconi, 9 Giorgio Chinaglia, 10 Vincenzo D'Amico, 11 Pavel Nedved.

In panchina (alcni a malincuore...): Fulvio Bernardini, Bruno Giordano, Mario Frustalupi, Silvio Piola, Ciro Immobile, Miroslav Klose, Sergej Milinkovic-Savic, Stefan Radu e Bob Lovati.

(Palla al Triso)

Celo/manca, figurine del "nostro" calcio: Egidio Rapetti


 

Chi ha avuto modo di entrare in contatto con lui non può pensarla diversamente: Egidio è stato un personaggio mitico del nostro semplice calcio di provincia, un calcio semplice come lui, una semplicità fatta di impegno, passione, gioia e simpatia.

Egidio, tout court, senza bisogno di abbinargli un cognome, perchè di Egidio ce n'era, ce n'è stato, ce ne sarà sempre uno solo. Che poi si chiamasse anche Rapetti era un di più, un'appendice quasi inutile per distinguerlo dalla massa.

Egidio è stato il calcio della nostra provincia, in mille forme. Ha iniziato da calciatore, difensore duro, arcigno, buon randellatore, nelle categorie minori dilettantistiche, poi è stato massaggiatore, infine è diventato l'addetto al campo al Moccagatta, quella che era diventata la sua seconda casa.

Fu lui a ribattezzare "Mago" Sergio Viganò, il re dalle mani d'oro, capace di ridare vita ai muscoli più sfilacciati, l'amico di sempre. Ebbe anche un ruolo importante in FIGC, vivendo da protagonista gli staff delle selezioni provinciali.

Ci lasciò nel 2019 a 78 anni e il vuoto non si è ancora colmato.

Egidio è stato la fotografia più bella del calcio che più amiamo, quel calcio fatto di passione, dedizione e amicizie tanto profonde da non morire mai.

(Palla al Triso)

A volte ritornano!

  Non riesco, sono troppi i motivi che mi portano a ridare vita a "Palla al Triso". Per primo l'affetto, la simpatia, l'in...