Un luogo dove raccontare storie di calcio,dove parlare di quel pallone che rotola, delle sue storie, dei suoi miti, dei suoi momenti felici e di quelli difficili. Di tutto il calcio: da quello sfavillante di luci di Ronaldo, a quello "fangoso" dei campetti di provincia, dove forse si vive il "vero" calcio!
Primo scudetto: la squadra
Durante, Armano, Mazzia, Walty, Goccione, Diment, Barberis, Varetto, Forlano, Squair, Donna. E' questa la formazione della prima Juventus campione d'Italia, undici nomi che entrano nella storia vincendo una medaglietta su cui, ognuno a proprie spese, potrà far incidere il proprio nome. Cinque studenti, quattro impiegati, un geometra e un pittore: il professionismo è ancora ben di là da venire. Un'altra particolarità caratterizza questo primo titolo bianconero: per la prima volta la squadra campione è formata in maggioranza da giocatori italiani. Sono solo tre, infatti, gli stranieri: il tedesco Walty, lo scozzese Diment e l'inglese Squair, uomini sicuramente importanti nell'economia del gioco ma ormai il foot-ball si sta trasformando in calcio!
LA "STORIA" DEL 1905
Poche righe sui giornali danno la notizia che, per la prima volta, lo scudetto del calcio è arrivato in Piemonte. La Juve vince la propria eliminatoria regionale superando, per ritiro, un F.C. Torinese che sta ormai consumando gli ultimi spiccioli della sua breve esistenza. A questo punto è previsto un girone all'italiana tra le tre squadre qualificate in rappresentanza di Liguria, Piemonte e Lombardia. L'U.S. Milanese si rivela essere l'ago della bilancia che fa pendere le sorti verso i bianconeri: due sconfitte con la Juve, un insperato pareggio esterno con il Genoa. Sarà proprio quel punto a consegnare lo scudetto ai piemontesi.
(Palla al Triso)
Girovagando sul web mi sono imbattuto su questo scritto di Davide Fabris, pubblicato nel sito dell'Union Ezzelina. Trovo che possa essere molto utile e lo propongo all'attenzione...
Siamo abituati a chiamarli “allenatori”, ma l’uso di questo appellativo per etichettare coloro che dirigono gli allenamenti dei ragazzi del settore giovanile è sminuente: il loro ruolo va ben oltre. Il “mister”, come diciamo in Italia, di squadre che vanno dai Piccoli Amici agli Esordienti ha anche l’importante compito di essere maestro, educatore: non a caso le società vengono chiamate “Scuola Calcio”. È questa caratteristica che seleziona i bravi allenatori. I gesti tecnici, come passaggi e dribbling, possono essere insegnati da chiunque abbia queste nozioni calcistiche. La trasmissione dei valori quali rispetto, amicizia, spirito di squadra e dedizione (che devono dominare il calcio) è un impegno più profondo. Non esiste un codice attitudinale per diventare un allenatore di calcio giovanile, non ci sono regole da seguire in modo pedissequo. Ciò che occorre è una buona dose di studio, condito con una grande quantità di passione: è questa la giusta ricetta di chi vuole insegnare calcio agli allievi in età scolare.
Il bravo allenatore non è colui che riesce a vincere i finti
campionati o che riesce a dare un’impronta vincente ai propri bambini:
le uniche impronte che si devono vedere sono quelle delle scarpe sul
terreno. Il bravo mister rispetta il desiderio di divertimento dei ragazzi e insegna a portare rispetto per compagni e avversari. L’allenatore è apatico verso l’esito delle partite, ma continua a
infondere entusiasmo, fiducia e ottimismo. Aiuta i ragazzi ad acquisire
autostima. Rimprovera gli errori comportamentali prima di quelli
tecnici. Incoraggia l’impegno a migliorare. Il bravo allenatore programma l’attività da svolgere riconoscendo i
limiti di squadra e le doti del singolo. Cerca di creare un gruppo di
amici prima che una squadra di calcio, investendo nel divertimento,
sempre a braccetto con l’impegno. Lavora per piccoli e graduali
obiettivi. Un mister del settore giovanile, per definirsi tale, è coerente nelle
regole, fa partecipare tutti alle partite perché il calcio è un gioco e
un gioco va giocato.
Il bravo allenatore insegna, ascolta e impara.
Poi con lo studio apprende competenze tecnico-dimostrative, organizzazione didattica, modi di comunicazione, conoscenze pedagogiche e fattori tecnici, tattici e fisico-motori. Passione e studio, due armi indispensabili per chi vuole essere un allenatore di giovani calciatori. Ricordando che per chi allena per amore del calcio “l’allievo deve essere considerato il soggetto e non l’oggetto delle attenzioni e del lavoro dell’allenatore”.
(Palla al Triso)
Una pagina nere vissuta in...due tempi!
Primo tempo: 17 giugno 1954 - Losanna: Svizzera-Italia 2 a 1
(Tratto da "I Mondiali di Jules Rimet" - Bradipolibri)
Si potrebbe dire che sul campo è più forte l'Italia ma che i fattori "esterni" favoriscono nettamente i padroni di casa. Un tifo assordante e trascinante influisce in maniera determinante nel caricare e nel motivare i giocatori elvetici e, obiettivamente, nell'indirizzare in un'unica direzione i fischi arbitrali. Alcune entrate dei difensori svizzeri sulle caviglie degli attaccanti azzurri sono al limite del regolamento e, in molti casi, ben oltre. Il brasiliano Viana non vede, finge di non vedere, è costretto a non vedere. Il massimo della tensione si registra a poco più di un quarto d'ora dalla fine, quando gli esasperati giocatori italiani, che nonostante tutto sono riusciti a impattare la gara con Boniperti, cominciano a credere che l'unica strada per garantirsi un po' di giustizia sia quella di procurarsela da soli. Anche le terze linee azzurre cominciano a far sentire i loro tacchetti sugli stinchi avversari e la partita rischia di trasformarsi in una serie di regolamenti di conti ben poco cavallereschi. Quando poi Viana non convalida, adducendo una posizione di fuorigioco per lo meno dubbia, il gol del vantaggio italiano messo a segno da Lorenzi, il campo diventa un ring con undici maglie azzurre a far pericolosamente barcollare l'uomo in maglia nera. Per un attimo si teme il peggio, poi però il buon senso ha la meglio: Lorenzi e Boniperti vengono ammoniti e il calo di tensione successivo spalanca le porte al gol di Hugi. La Svizzera vince. Il fattore campo si rivela, ancora una volta, determinante.
Secondo tempo: 23 giugno 1954 - Basilea: Svizzera-Italia 4 a 1. Un programma alquanto "estemporaneo" costringe elvetici e azzurri a uno spareggio.
Alla faccia del catenaccio italiano, Rappan propone un "verrou" a tripla mandata che mette in seria difficoltà l'attacco azzurro. Pandolfini e compagni sono tecnicamente superiori ma i loro attacchi vanno improduttivamente a sbattere contro la difesa rossocrociata. Gli italiani fanno gioco e tengono il pallino ma Antenen e Vonlanthen raccolgono i rinvii della Maginot difensiva e seminano il panico davanti a Viola. Il roboante 4 a 1 finale è quanto di più bugiardo sia dato di vedere ma permette alla Svizzera di passare il turno e all'Italia di passare la frontiera e venire accolta dalla rabbia feroce dei tifosi che scaricano sui loro presunti eroi valanghe di pomodori marci.
(Palla al Triso)
6 scudetti, 8 Coppe del Re, una Supercoppa spagnola, una Coppa delle Coppe, una Coppa Uefa, 2 Coppe delle Fiere, 2 Supercoppe Uefa e una Coppa Intertoto: non male come palmarès di una delle società più importanti del calcio spagnolo. Ha sempre sofferto il predominio della capitale e dell'altra forza della costa mediterranea, il Barça, ma nella scala dei valori iberici i giallorossi vengono immediatamente dopo le superpotenze.
Tanti i grandissimi campioni che ne hanno indossato la maglia. Ecco gli undici che preferisco:
1 Santiago Cañizares, 2 Roberto Ayala, 3 Amedeo Carboni, 4 Ruben Baraya, 5 Ricardo Arias, 6 Miguel Tendillo, 7 David Silva, 8 Gaizka Mendieta, 9 David Villa, 10 Fernando (F. Gomez Colomer), 11 Mario Kempes.
Seduti in panchina: Raul Albiol, Jordi Alba, Carlos Marchena, Juan Manuel Mata, Andoni Zubizzarreta, Jocelyn Angloma, Javier Subirats, David Albeida e Pablo Aimar.
(Palla al Triso)
Saranno la Walking Football Alessandria "Vincenzo Rolando", la Walking Football Zêna, il Novara Uno e l'A.S.D. Valchiusella 1999 a sfidarsi nel Quadrangolare Walking Football Over 60 che si terrà domani, sabato 23 marzo, sul campo sportivo di Pietra Marazzi. Un pomeriggio dedicato al calcio camminato, disciplina da poco introdotta in Italia, ovviamente dal mondo anglosassone che in materia di calcio può far valere primogeniture importanti, ma che sta diffondendosi con rapidità tra tutti coloro che amano in maniera viscerale l'attività calcistica e non resistono alla tentazione di dare un calcio a un pallone, a dispetto della carta di identità. Le partite inizieranno alle 14.30 e la serie di confronti incrociati si concluderanno per le 17, con immancabili premiazioni.
L'attività del gruppo alessandrino, intitolato al mitico "Rolly" Rolando, grande maestro di sport, che di questa particolare forma di attività sportiva è stato tra i pionieri in terra mandrogna, ha già registrato importantissimi successi, sia con la sezione Over 50 che con quella Over 60, conquistando titoli e proponendo alle rappresentative nazionali numerosi interpreti di assoluto rilievo.
Il "calcio camminato" sta crescendo, si sta diffondendo... val la pena fare un salto a Pietra Marazzi per verificare di persona!
(Palla al Triso)
Jack Diment
Di lui non sono rimaste molte notizie. Sappiamo che è uno scozzese duro e arcigno, tanto testardo e puntiglioso nella marcatura dell'avversario da meritarsi il soprannome di "mulo". In campo non risparmia (strano, per uno scozzese!) neppure una goccia di sudore. La fatica e lo sforzo fisico non lo spaventano di certo e mai nessuno riesce a trovare un pretesto per rinfacciargli anche gli "straordinari" cui sottopone il suo fisico in qualità di instancabile amatore. Si racconta, infatti, che abbia molta fortuna con le rappresentanti del gentil sesso, ma che riesca a dare tutto sul campo, quanto nell'alcova.
LA "STORIA" DEL 1904
La notizia dell'anno è relativa al primo confronto internazionale per una squadra italiana. La protagonista, manco a dirlo, è proprio la Juventus, che invita per un'amichevole sul nuovo campo del velodromo Umberto I, di Corso Re Umberto, gli svizzeri del Montriond di Losanna. Il risultato dell'incontro più nessuno lo ricorda ma, anche in quest'occasione, la Juve è stata la prima. Il campionato, intanto, lo vince il Genoa, al termine di una combattutissima finale contro i bianconeri. Bella, Maggia, Malvano, Varetti, Durante e compagni vendono cara la pelle ma i liguri hanno ancora una volta la meglio.
(Palla al Triso)
Le luci artificiali delle partite di recupero in notturna hanno regalato alcune sorprese in Prima Categoria. A fare un certo effetto è stata la vittoria dell'Aurora Canottieri opposta al Sale, l'impresa fuori casa della Fortitudo che ha sbancato il campo del Monferrato e il mezzo passo falso della Frugarolese, fermata in casa dalla Fulvius. La frenata dei biancazzurri spiana forse la strada definitivamente al titolo di campione per l'Asca, vincente su una Don Bosco Asti che , in queste ultime giornate pare in caduta libera. Vittoria che ha il sapore di ripresa, dopo un periodo di sconfitte, per l'Atletico Acqui sul campo del Cassano, mentre il Costigliole rimane in quota play-off vincendo a Moncalvo. A completare i risultati di giornata il pareggio tra Annonese e Capriatese che si giocò nella "domenica dalle grandi pioggie" e Europa-Tassarolo che si giocherà mercoledì 27 marzo.
In Seconda bella vittoria del Casalnoceto sulla Boschese e della Viguzzolese sulla Pozzolese, mentre è solo pareggio nel derby tra Solero e Quargnento e tra Libarna e Spinettese. Vittoria scaccia-crisi per la Junior Asca a Nizza e tre punti di speranza per il Cassine sul Calliano.
(Palla al Triso)
Le maglie bianconere
Undici maglie bianche e nere a strisce verticali: questo il contenuto di un grosso pacco giunto da Nottingham, su espresso desiderio dei dirigenti della società. Ormai le camicie rosa degli esordi sono ricche di gloria e di rattoppi e si è reso indispensabile procedere alla loro sostituzione. Probabilmente in magazzino, al momento, si sono trovate solo quelle, già pronte per il Notts County, e così, quasi per caso, il bianconero diviene il colore juventino e quella maglia sarebbe diventata, di lì a qualche anno, la... più amata dagli italiani. Di sicuro il primo impatto non è dei migliori: "Giallo, rosso, verde, blu, qualche altro bel colore vivo e acceso, invece no, bianco e nero. Appena avremo la possibilità economica le cambieremo". Un secolo dopo la Juve è ancora bianconera, anzi, è l'unica che sia sempre rimasta fedele al suo look di inizio secolo.
LA "STORIA" DEL 1903
La finalissima per il titolo, giocata a Genova, a Ponte Carrega, si risolve in un pesante crollo per la Juventus che, fino a quella partita, ha dominato in lungo e in largo. 5 a 0 alla Torinese, 2 a 1 all'Audace, 7 a 0 all'Andrea Doria e 2 a 0 al Milan: 16 gol segnati e uno solo subìto. Ma il Genoa è ancora troppo forte e il quinto scudetto è suo. La Juve continua a crescere, le soddisfazioni sono ormai dietro l'angolo.
(Palla al Triso)
Non riesco, sono troppi i motivi che mi portano a ridare vita a "Palla al Triso". Per primo l'affetto, la simpatia, l'in...