Oggi siamo con Andrea Giacobbe, in rappresentanza di Accademia Alessandria Portieri, un gruppo di lavoro costituito con Corrado D'Ettorre, che nei quasi cinque anni di vita sta crescendo continuamente. Da cosa è nata questa idea di formare i nuovi portieri?
E' nata principalmente dalla passione mia e di Corrado per il ruolo. Noi non potevamo usufruire di un preparatore, una figura che è nata solo negli ultimi anni. Per noi è sempre stata una lacuna di cui eravamo consapevoli e allora abbiamo pensato di colmare un vuoto. Quello di portiere è il ruolo più bello del mondo, sia io che Corrado lo abbiamo fatto e ci è rimasto nel cuore e ci piace poter trasferire il nostro vissuto, il nostro quotidiano ai portieri che verranno, sperando di farne crescere bene qualcuno.
E' sempre stata la vostra passione e l'avete sempre portata avanti ad alti livelli tra i dilettanti ma è rimasto nel vostro DNA e questo DNA lo volete esportare, tu in particolare lo hai trasferito a tuo figlio...
Sì, anche lui ha iniziato questo percorso, per ora a livelli più alti rispetto ai miei e spero che non perda mai questo entusiasmo. Ma il bello è che questo ruolo e questo sport ti aiutano a socializzare. Addirittura il ruolo di portiere è uno sport singolo all'interno di uno sport di squadra, con dinamiche diverse, cambiato e stravolto rispetto a quando giocavamo noi.
Anche già solo negli ultimi cinque anni è cambiato molto, quindi anche voi avete dovuto cambiare?
Assolutamente! Abbiamo dovuto passare da una forma analitica degli esercizi a una base situazionale, perchè ormai i portieri sono chiamati a vivere situazioni diversissime. Fino al '92 prendevamo il pallone con le mani dal nostro difensore, oggi devi giocare... da centrocampista. L'unica cosa che non è cambiata è il nome. Portiere era e portiere è rimasto, gli altri ruoli hanno cambiato tutti denominazione. Il portiere deve vivere in maniera più totale, al passo con la squadra. E gli allenamenti si devono adeguare a queste nuove esigenze.
Accademia Portieri è nata quasi per scommessa ma è cresciuta molto, anche rapidamente, raggiungendo traguardi importanti, allargandosi sul territorio, raggiungendo anche accordi di collaborazione con società importanti.
Siamo sorpresi noi per primi. Le cose sono venute abbastanza da sole, forse perchè l'entusiasmo che abbiamo sia Corrado che io, viene percepito dai soggetti che hanno a che fare con noi. Abbiamo ottimi numeri: tutti ragazzi ai primi passi, veramente da indirizzare verso il ruolo. Quindi la collaborazione con Sandro Beccari a Vercelli, quella con il Genoa fanno piacere. Alessandria non è piazza facile ma ci impegniamo per diventare un punto di riferimento.
Punto di riferimento lo state diventando anche per tutto l'ambiente sportivo, ne abbiamo avuto conferma negli incontri che sono stati fatti negli ultimi tre anni: sempre seguitissimi.
C'è voglia di scoprire un ruolo, di conoscere altre persone, portare avanti amicizie che, lo sappiamo, nello sport durano una vita. Quella del portiere è una setta, con regole proprie e modi di fare propri. Vogliamo far innamorare di un ruolo che è difficilissimo: se fai bene hai fatto il tuo, se sbagli è colpa tua, tutti contro. Noi l'abbiamo vissuto sulla nostra pelle...
Trapattoni disse di Boniperti che era facilissimo andare d'accordo con lui: bastava sempre dargli ragione! E' facile andare d'accordo con Corrado?
Corrado è un entusiasta, a volte deve essere lasciato sfogare, altre tenerlo per le briglie, si infervora e si scalda. Ma è facile: siamo abbastanza complementari caratterialmente. Lui è più social, io più da campo. Siamo diventati amici stando a cento metri di distanza, uno in una porta, l'altro nell'altra, ma eravamo sempre i più eleganti, con le divise più belle e l'amicizia si è rafforzata continuamente. Ci siamo incontrati nel momento giusto e abbiamo fatto i passi giusti al momento giusto, senza esagerazioni. Ora il Genoa e poi avremo un camp estivo col Derthona Basket su Costa Crociere. Dedichiamo tanto tempo ma la passione non ci fa pesare nulla.
Il portiere usa i piedi ma lui, anche parlando, per tutta questa intervista, ha usato molto le mani. Gasperini ha detto che arriverà il momento in cui i portieri verranno scelti per i piedi e non per le mani. Condividi?
Non credo! Saranno sempre fondamentali le mani. Il portiere forte è quello che non prende gol, se poi usa anche i piedi, tanto meglio!
(Palla al Triso)