Lettori fissi

giovedì 9 maggio 2024

Biondo è bello!

 


Avevano fatto un voto: se avessero superato il primo turno e si fossero qualificati per gli ottavi si sarebbero presentati in campo per la sfida successiva tutti con i capelli tinti di biondo.

Erano i Mondiali del 1998, giocati in Francia, e così, dopo aver superato nelle prime due partite la Colombia per 1 a 0 e l'Inghilterra per 2 a 1, risultati che garantivano matematicamente il passaggio del turno, Petrescu e compagni si presentarono in campo per affrontare nell'ultima sfida del girone la Tunisia, completamente biondi.

Fu poi la Croazia, con un gol di Suker al 92', a rompere l'incanto e a rimandare a casa i rumeni.

Un solo giocatore, degli undici scesi in campo, non si sottopose alla tintura portafortuna. Fu il portiere Bogdan Stelea. Non era scaramantico? No, semplicemente era completamente calvo!

(Palla al Triso)

31 maggio: Festa del Calcio Giovanile

 


Una data da segnare fin da subito in agenda, un appuntamento a cui chiunque ami lo sport in generale e il calcio più puro, quello dei bambini, in particolare non potrà assolutamente mancare!

Il prossimo 31 maggio lo Stadio Moccagatta di Alessandria ospiterà la seconda edizione della Festa Provinciale del Calcio Giovanile, organizzata dalla Delegazione della FIGC-LND alessandrina, in stretta collaborazione con tutte le società operanti sul territorio provinciale.

Il via ufficiale all'organizzazione di questa grande kermesse del calcio giovanile è stato dato ieri pomeriggio nelle sale del Cnos Don Bosco di Alessandria dal delegato provinciale Marco Giacobone e dal responsabile provinciale dell'Attività di Base Vincenzo Avenoso, alla prsenza delle tante società che svolgono attività di calcio giovanile sul territorio.

Sarà una serata di grandi emozioni per i nostri piccoli campioni, che avranno la possibilità di godersi il manto erboso e le luci del glorioso impianto cittadino, che per l'occasione sarà tutto per loro!

Si comincerà alle 19, con l'ingresso in campo, in sfilata, di tutte le formazioni delle annate 2015, 2016 e 2017, che poi avranno la possibilità di affrontarsi in tante mini-sfide sui quattordici diversi "campetti" disegnati sul Mocca. La note dell'inno nazionale suoneranno per dare ancora più un senso di ufficialità all'iniziativa e poi, dopo i saluti di prammatica, si procederà alle partite e alla premiazione delle formazioni delle annate 2014, 2015, 2016 e 2017 che hanno conquistato il primato provinciale nel corso della stagione appena conclusa.

Non mancherà anche un momento di "gratificazione" per alcuni dirigenti che si sono contraddistinti nel corso degli anni nella loro attività al seguito dei percorsi di crescita dei tanti giovani calciatori.

Appuntamento al Mocca!

(Palla al Triso)

Juvecentus: 1952 - Cinquantaseiesima puntata

 


 

Karl Aage Praest

E' la vigilia di Natale e, proprio per quel pomeriggio, il calendario del campionato prevede un incontro estremamente delicato per la Juve. Nella settimana precedente, dalla Danimarca, i parenti hanno fatto di tutto per convincerlo a passare le feste con loro, al nord. Lui sa di non poter lasciare la squadra nel momento del bisogno, anche se, al tempo stesso, freme per tornare a Copenaghen. L'aereo parte a metà pomeriggio. Cosa ti combina Praest? A metà secondo tempo si rende conto che se tarda ancora non passerà il Natale coi suoi: parte da metà campo, supera in dribbling cinque avversari e il portiere, entra in porta col pallone, poi esce dal campo di corsa e... prende il volo. Tanto, si tratta del gol del 4 a 1 per la Juve, la partita è ormai decisa. Un grande campione. Con Orsi, forse, la pià grande ala sinistra di sempre. E pensare che arriva in Italia come centravanti ma, dirottato a sinistra, diviene immenso. E' giocatore dotato di classe sopraffina, pericoloso sotto rete, geniale nelle giornate di vena. Che sono molte...


LA "STORIA" DEL 1952

E' la Juventus degli Hansen (John trionfa tra i bomber con 30 reti!), dei Praest, ma anche dei Boniperti e dei Piccinini. Se la bandiera danese sventola sul più alto pennone del campionato, è anche grazie alle... forze indigene che Giorgio Sarosi guida alla conquista dello scudetto numero nove, a un passo dalla prima stella. In estate ci sono le Olimpiadi, a Helsinki. L'Italia, con una squadra di quasi esordienti, inizia travolgendo gli Stati Uniti, con un corposo 8 a 0. Il secondo appuntamento ci oppone alla grande Ungheria dei Grosics, Kocsis, Puskas, Hidegkuti. Finisce 3 a 0 per i magiari, che vinceranno il titolo a mani basse, per gli azzurri finisce l'avventura.

(Palla al Triso)

 



mercoledì 8 maggio 2024

Il nostro calcio: Andrea Giacobbe, Accademia Portieri

 


Oggi siamo con Andrea Giacobbe, in rappresentanza di Accademia Alessandria Portieri, un gruppo di lavoro costituito con Corrado D'Ettorre, che nei quasi cinque anni di vita sta crescendo continuamente. Da cosa è nata questa idea di formare i nuovi portieri?

E' nata principalmente dalla passione mia e di Corrado per il ruolo. Noi non potevamo usufruire di un preparatore, una figura che è nata solo negli ultimi anni. Per noi è sempre stata una lacuna di cui eravamo consapevoli e allora abbiamo pensato di colmare un vuoto. Quello di portiere è il ruolo più bello del mondo, sia io che Corrado lo abbiamo fatto e ci è rimasto nel cuore e ci piace poter trasferire il nostro vissuto, il nostro quotidiano ai portieri che verranno, sperando di farne crescere bene qualcuno.

E' sempre stata la vostra passione e l'avete sempre portata avanti ad alti livelli tra i dilettanti ma è rimasto nel vostro DNA e questo DNA lo volete esportare, tu in particolare lo hai trasferito a tuo figlio...

Sì, anche lui ha iniziato questo percorso, per ora a livelli più alti rispetto ai miei e spero che non perda mai questo entusiasmo. Ma il bello è che questo ruolo e questo sport ti aiutano a socializzare. Addirittura il ruolo di portiere è uno sport singolo all'interno di uno sport di squadra, con dinamiche diverse, cambiato e stravolto rispetto a quando giocavamo noi.

Anche già solo negli ultimi cinque anni è cambiato molto, quindi anche voi avete dovuto cambiare?

Assolutamente! Abbiamo dovuto passare da una forma analitica degli esercizi a una base situazionale, perchè ormai i portieri sono chiamati a vivere situazioni diversissime. Fino al '92 prendevamo il pallone con le mani dal nostro difensore, oggi devi giocare... da centrocampista. L'unica cosa che non è cambiata è il nome. Portiere era e portiere è rimasto, gli altri ruoli hanno cambiato tutti denominazione. Il portiere deve vivere in maniera più totale, al passo con la squadra. E gli allenamenti si devono adeguare a queste nuove esigenze.

Accademia Portieri è nata quasi per scommessa ma è cresciuta molto, anche rapidamente, raggiungendo traguardi importanti, allargandosi sul territorio, raggiungendo anche accordi di collaborazione con società importanti.

Siamo sorpresi noi per primi. Le cose sono venute abbastanza da sole, forse perchè l'entusiasmo che abbiamo sia Corrado che io, viene percepito dai soggetti che hanno a che fare con noi. Abbiamo ottimi numeri: tutti ragazzi ai primi passi, veramente da indirizzare verso il ruolo. Quindi la collaborazione con Sandro Beccari a Vercelli, quella con il Genoa fanno piacere. Alessandria non è piazza facile ma ci impegniamo per diventare un punto di riferimento.

Punto di riferimento lo state diventando anche per tutto l'ambiente sportivo, ne abbiamo avuto conferma negli incontri che sono stati fatti negli ultimi tre anni: sempre seguitissimi.

C'è voglia di scoprire un ruolo, di conoscere altre persone, portare avanti amicizie che, lo sappiamo, nello sport durano una vita. Quella del portiere è una setta, con regole proprie e modi di fare propri. Vogliamo far innamorare di un ruolo che è difficilissimo: se fai bene hai fatto il tuo, se sbagli è colpa tua, tutti contro. Noi l'abbiamo vissuto sulla nostra pelle...

Trapattoni disse di Boniperti che era facilissimo andare d'accordo con lui: bastava sempre dargli ragione! E' facile andare d'accordo con Corrado?

Corrado è un entusiasta, a volte deve essere lasciato sfogare, altre tenerlo per le briglie, si infervora e si scalda. Ma è facile: siamo abbastanza complementari caratterialmente. Lui è più social, io più da campo. Siamo diventati amici stando a cento metri di distanza, uno in una porta, l'altro nell'altra, ma eravamo sempre i più eleganti, con le divise più belle e l'amicizia si è rafforzata continuamente. Ci siamo incontrati nel momento giusto e abbiamo fatto i passi giusti al momento giusto, senza esagerazioni. Ora il Genoa e poi avremo un camp estivo col Derthona Basket su Costa Crociere. Dedichiamo tanto tempo ma la passione non ci fa pesare nulla.

Il portiere usa i piedi ma lui, anche parlando, per tutta questa intervista, ha usato molto le mani. Gasperini ha detto che arriverà il momento in cui i portieri verranno scelti per i piedi e non per le mani. Condividi?

Non credo! Saranno sempre fondamentali le mani. Il portiere forte è quello che non prende gol, se poi usa anche i piedi, tanto meglio!

(Palla al Triso) 

Cannoniere dal cuore buono


 

Oliver Bierhoff, centravanti tedesco che ha lasciato di sè buoni ricordi di bomber nelle stagioni passate ad Ascoli, Udine, Milano sponda Milan e col gialloblu del Chievo, ha saputo lasciare buoni ricordi anche a diversi "meninos da rua", i ragazzini che si arrabattono per procurarsi quotidianamente qualcosa da mangiare tra la povertà delle strade polverose delle favelas di Salvador de Bahia.

In occasione dei Mondiali di Francia 1998, infatti, il bomber della Germania decise di destinare 7.800 dollari in beneficenza, a favore di quei piccoli sfortunati, per ogni rete che avesse messo a segno.

Alla fine furono tre: contro Jugoslavia, Iran e Messico. Quando la Croazia, nei quarti di finale, battè ed eliminò la formazione tedesca i più dispiaciuti furono sicuramente i "meninos".

(Palla al Triso)  

 

 

Juvecentus: 1951 - Cinquantacinquesima puntata

 


John Hansen

L'Italia fa la conoscenza del signor Hansen in occasione di una partita che oppone, alle Olimpiadi di Londra, la squadra dei campioni nostrani a una truppa di studenti, o pseudotali, danesi. Segna quattro gol e stende le speranze di medaglia azzurre. Appare subito evidente che sia fortissimo di testa, anche perchè ci si trova davanti a uno stangone altissimo e potente. Proprio quella potenza, però, avrebbe potuto comportare un passo lento e cadenzato. Tutt'altro! John Hansen fa proprio della rapidità una delle sue prerogative più importanti. Segna ben 125 reti in 187 partite di campionato con la maglia bianconera: una media da capogiro, a testimonianza di doti da bomber di prima grandezza. E pensare che, appena arrivato in Italia, l'allenatore inglese Chalmers non lo prende immediatamente a ben volere, anzi, lo costringe a una lunga anticamera prima di concedergli qualche fetta importante di spazio. Hansen non si lascia sfuggire le occasioni e diviene devastante.


LA "STORIA" DEL 1951

Questa volta non c'è Juve che tenga. Nordahl si ripete su livelli stratosferici, con 34 realizzazioni, e il Milan si aggiudica campionato e Coppa Latina, manifestazione europea in cui supera in finale i francesi del Lilla con un roboante 5 a 0. E' il momento dei bomber, tanto che il Napoli, per assicurarsi le prestazioni del biondo centravanti svedese Jeppson, sborsa all'Atalanta la cifra record di centosette milioni di lire. Comunque i bomber di casa nostra segnano davvero tanto: tre squadre (le due milanesi e la Juve) segnano più di cento gol a testa in campionato; nell'arco delle 38 giornate vengono realizzate quasi milleduecento reti! Retrocedono Roma e Genoa: è la fine di un'epoca.

(Palla al Triso)



martedì 7 maggio 2024

Tra speranze e illusioni...

 


 

Purtroppo i risultati dell'ultima giornata del Girone A di Serie D (soprattutto la vittoria della Vogherese sull'RG Ticino) hanno decretato il... crollo del Piemonte nella classifica finale. Infatti, oltre alle già retrocesse Pont Donnaz e Borgosesia, dovranno confrontarsi ai play-out, per stabilire le altre due retrocessioni, Derthona-Alba Calcio e Chieri-Pinerolo: ancora altre due piemontesi, quindi, saranno destinate a scendere di categoria.

Le quattro retrocessioni totali porteranno, a cascata, conseguenze devastanti sulle speranze e possibilità di promozione al campionato superiore di tutte le squadre che si sono garantite i play-off, dall'Eccellenza alla Terza Categoria.

Ora, dunque, dai play-off dei due gironi di Eccellenza emergerà una squadra che prenderà poi parte ai play-off nazionali. Mentre nel girone A saranno Oleggio-Biellese e Pro Novara-Volpiano Pianese a giocarsi l'accesso alla finalissima regionale; nel girone B Cuneo-Acqui stabilirà chi dovrà affrontare il Fossano di mister Alberto Merlo (già qualificato in virtù degli 11 punti di vantaggio sulla quinta).

La categoria maggiormente danneggiata dall'en-plein di retrocessioni "piemontesi" sarà la Promozione. I play-off si terranno comunque e vedranno impegnate per la nostra provincia il Città di Casale (contro il LG Trino) e Arquatese-Gaviese (scontro fratricida!). Chi si qualificherà in questi due gironi, insieme alle vincenti degli altri due gruppi, formeranno un ulteriore girone finale per determinare una classifica della quale si potrà eventualmente tenere conto in caso fosse necessario ammettere società non aventi diritto al campionato di Eccellenza. Un lungo cammino senza alcuna garanzia di promozione!

La Prima Categoria darà vita con le vincenti dei play-off di ognuno dei sette gironi regionali a un quadrangolare e un triangolare: le due vincenti e la seconda classificata nel quadrangolare saliranno in Promozione. A livello provinciale saranno quindi impegnate Frugarolese e Costigliole, con la vincente che andrà a prender parte al triangolare.

Tre squadre saliranno dalla Seconda alla Prima Categoria. Le vincenti dei play-off degli otto gironi verranno inserite in due quadrangolari: le vincenti saliranno direttamente, mentre le due seconde si sfideranno per il posto vacante. Saranno Spinettese-Castelnovese e Casalnoceto-Viguzzolese a giocarsi le loro carte nelle sfide del girone per accedere ai quadrangolari.

Infine la Terza Categoria. Garbagna-Fortuna Melior e Merella-Villaromagnano dovranno stabilire il nome della squadra che entrerà nel turno successivo con le vincenti degli altri gironi. Alla fine una sola salirà.

(Palla al Triso)

Una fascia è per sempre!


 

Sono quattro i calciatori tedeschi che possono godere della... onorificenza di "Capitano a vita" della propria nazionale: Friederich "Fritz" Walter, Uwe Seeler, Franz Beckenbauer e Lothar Matthaus.

Quattro pietre miliari della storia calcistica tedesca: tre campioni del mondo e un vice-campione (Seeler, secondo in Inghilterra nel '66), ma sicuramente ognuno di loro ha rappresentato un punto di riferimento fondamentale per la propria epoca.

Il primo a ricevere il "titolo" fu Walter, dopo aver alzato al cielo di Berna la Rimet strappata con le unghie e coi denti (e con chissà cos'altro...) alla fortissima e favoritissima Ungheria di Puskas. Era il 1954 e il presidente della Federazione Bawens lo nominò Capitano a vita. E pensare che solo poco meno di dieci anni prima il campione era rinchiuso in un campo di concentramento sovietico...

(Palla al Triso)

Juvecentus: 1950 - Cinquantaquattresima puntata

 

 

 


 

Rinaldo Martino

Probabilmente se non fosse stato condizionato nelle scelte da una moglie eccessivamente invadente e se non si fosse lasciato convincere a tornare in patria dopo un solo anno di Italia e di Juve, saremmo qui a parlare di lui come di uno dei più grandi stranieri che la squadra bianconera abbia mai schierato. Quell'unico campionato juventino rappresenta un vero spettacolo. Lanci millimetrici per le punte, messe nelle condizioni ideali per segnare caterve di gol, finte degne dei giocolieri più acclamati, realizzazioni personali di rara bellezza, per lo più con bombe al volo tanto potenti quanto precise. Viene ribattezzato "Zampa di velluto", a testimonianza di un tocco morbido, armonioso, ma anche istintivo e letale, come quello di una fiera. Purtroppo, dopo un anno di magie, torna in America, lasciando dietro di sè una scia di rimpianti. Non servono neppure l'orologio d'oro alla bimba o la collana per la moglie che Agnelli dona generosamente. Se ne volano via pure quelli.


LA "STORIA" DEL 1950

E' l'anno della grande delusione brasiliana, cui fa da tremenda cornice una serie allucinante di suicidi, conseguenza della rabbia maturata dopo la sconfitta nella finalissima "mundial". Si gioca proprio in Brasile, per cui la vittoria finale dei giocatori di casa viene data per certa. Invece è l'Uruguay di Pepe Schiaffino a imporre la propria classe e la propria determinazione. In Italia i 35 gol messi a segno da Nordahl non bastano al Milan per vincere lo scudetto, che va alla Juve di Boniperti. Il risultato più clamoroso della stagione è però il 7 a 1 con cui i rossoneri sbancano Torino. Un cronista dell'epoca scrisse: "Quel 7 a 1 rimase per la Vecchia Signora come una macchia di ragù su un manto d'ermellino".

(Palla al Triso)

 



lunedì 6 maggio 2024

Facciamo la ola!


 

Come un'onda del mare che coinvolge tutti gli spettatori di uno stadio ad alzarsi in piedi sollevando al cielo le braccia e facendolo seguendo un ritmo... a seguire rispetto al proprio vicino. L'effetto, se i sincronismi funzionano, è proprio quello di un'onda.

Per la prima volta la "ola" apparve a Messico 1986, favorita dal fatto della perfetta forma ovoidale degli stadi messicani, che assecondavano la visione continua e ininterrotta del movimento. Fu un successo, immediatamente copiato da tutti i tifosi del mondo, in tutti gli stadi.

Ancora oggi, a più di trent'anni di distanza, è una delle forme più diffuse ed eseguite di manifestazioni di tifo, forse anche per il fatto che coinvolge tutti, indistintamente dalla fede calcistica di chi si trovi allo stadio: la "ola" è di tutti!

(Palla al Triso)

A volte ritornano!

  Non riesco, sono troppi i motivi che mi portano a ridare vita a "Palla al Triso". Per primo l'affetto, la simpatia, l'in...