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giovedì 16 maggio 2024

Il nostro calcio: Mauro Rizzi, allenatore


 

Puntata odierna con un personaggio che da quasi quarant'anni si siede sulle panchine delle squadre maggiori della provincia per portere avanti progetti, per portare avanti "carriere" anche di potenziali piccoli calciatori: Mauro Rizzi.

Tutti gli addetti al settore conoscono il Mauro Rizzi allenatore, forse però sfugge qualcosa, soprattutto ai più giovani, di quello che è stato il Mauro Rizzi calciatore. Ne vogliamo parlare?

Sì, io ho smesso presto di giocare, ho avuto le mie prime esperienze nelle giovanili dell'Alessandria, dove ho maturato grandi esperienze con ottimi allenatori, in particolare Sergio Rampini. Poi ho giocato qualche anno in Promozione a Quattordio, poi il lavoro, il matrimonio, le situazioni della vita mi hanno costretto a lasciare il calcio giocato. Da lì, però, ho iniziato a portare avanti la mia passione del calcio per i giovani. Ho iniziato all'Aurora, nel lontano 1985.

Ma come è nata questa tua passione? Già quando giocavi, pensavi: "Da grande farò l'allenatore"?

Sì, proprio quando giocando negli Allievi dell'Alessandria ho avuto la fortuna di avere Sergio Rampini come allenatore: lui mi ha trasmesso un qualcosa che mi ha invogliato a seguirlo. Io a 16 anni mi sono messo in testa di diventare, un giorno, allenatore. Per me Rampini è stata una persona fondamentale che ho trovato sulla mia strada.

Chi poi, una volta che hai smesso col calcio giocato, ti ha dato la possibilità di cominciare a realizzare il tuo sogno?

Devo dire che Namdo Amello, all'Aurora, è stata la figura che più di tutte ha creduto in un giovane di 27 anni, affidandogli una squadra di Allievi Regionali. In quel gruppo c'erano giocatori che sarebbero arrivati a ottimi livelli: Meneghetto, il portiere, poi Moretto e tanti altri. Ma sicuramente Nando, molto conosciuto nell'ambiente per il suo impegno, aveva individuato in me l'idea di allenatore che lui gradiva: serio, a cui piaceva continuamente imparare, ascoltare, apprendere. Io ho ascoltato e ho appreso molto, anche da lui. Sono contento di aver trovato anche questa persona sul mio percorso.

Conoscendoti Mauro, posso dire che tu quarant'anni fa, quando hai cominciato, avevi voglia di apprendere e sempre imparare, ma ancora oggi continui.

Anche se da cinque anni non alleno più ho però avuto la possibilità, prima alla Don Bosco, poi all'Arquatese e infine in questi ultimi mesi anche all'Alessandria, di affrontare ruoli nuovi, motivazioni diverse, che sono importanti per riuscire nel tuo quotidiano a trasmettere la tua esperienza e la tua passione agli allenatori o ai giovani ragazzi con i quali lavori. Fondamentalmente penso che una persona che voglia crescere abbia bisogno, obbligatoriamente, di affiancarsi a figure che abbiano qualcosa di importante da insegnare e abbiamo tutti, sempre, ancora tante cose da imparare.

Oltre a Rampini, ad Amello, quali persone hanno rappresentato punti di riferimento in questo tuo percorso?

Ho avuto figure importanti al mio fianco. A Valenza c'era Omodeo, a Novi, a Tortona, all'Aquanera in una società in forte crescita, sempre persone di alto livello per esperienze che mi hanno poi permesso di arrivare, per otto anni, a Castellazzo, dove ho trovato Cosimo Curino, che è stata una figura che sicuramente mi ha dato tanta responsabilità, ha creduto in me e certi risultati sono stati proprio il frutto della serenità con cui potevo lavorare. Quegli anni di Castellazzo mi hanno insegnato molto.

Hai accennato alle tue origini calcistiche nel settore giovanile dell'Alessandria, ora questa tua ultima esperienza ancora nell'Alessandria: è un cerchio che si chiude?

Dagli 11 ai 17 anni sono stato nei Grigi, poi a 38 un primo ritorno come allenatore, ora ci sono tornato in qualità di responsabile e coordinatore dell'attività di base, in un momento delicato, con la massima aspirazione di salvare il blasone e aiutare le persone che in questo momento critico si stanno dando da fare per la società.

C'è voglia di calcio... alla base, in questa città?

Ci sono meno bambini, meno squadre, resistono Don Bosco, Orti, Asca e poco altro. In alcuni paesi attorno ci sono società che stanno facendo bene. Ecco, il segreto per queste società è affidarsi a persone che siano disposte a fare sacrifici, pensando al plurare e non solo a se stessi: il bene dei ragazzi si fa lavorando con serietà. E da loro arrivano per gli allenatori, soprattutto per quelli più giovani, insegnamenti che fanno maturare e migliorare. La voglia di calcio c'è, con allenatori più preparati, grazie ai corsi che vengono puntualmente realizzati. Ad Arquata avevo tutti allenatori qualificati e molti anche laureati in Scienze Motorie...

Proprio con i più piccoli servono "istruttori" preparati...

Vedo quotidianamente istruttori, soprattutti con i piccolissimi dei Primi Calci, con doti di pazienza e di attenzione assolute. E' un buon segno!

Pazienza. Con i genitori quanta ne serve?

Tanta. Tanta. Bisogna saper essere diplomatici al massimo. Capire le situazioni e soprattutto distinguere quando c'è volontà di dialogo o solamente ricerca della polemica.

Mauro ci dice che questa è probabilmente la sua ultima esperienza, non gli crediamo e quindi probabilmente ci rivedremo ancora!

(Palla al Triso)

Juvecentus: 1959 - Sessantatreesima puntata

 


Enrique Omar Sivori

Com'è curioso, a volte, il destino. I nerazzurri di Milano stanno definendo l'accordo per vestire Omar con i loro colori: un banale ritardo burocratico (il mancato arrivo di un documento dall'anagrafe di Cavi di Lavagna, il suo paese ligure di origine) permette alla Juve di inserirsi nella trattativa e di portarlo a Torino. Dove giocherà 215 partite di campionato, segnerà 136 gol, si beccherà 24 domeniche di squalifica, vincerà il Pallone d'Oro, costringerà Boniperti a una convivenza fatta di stima ma non di amicizia e metterà in mostra un sinistro da favola. Gianni Agnelli ammette: "Sivori è un vizio" e per un gaudente del calcio come l'avvocato, questa frase equivale a una patente di grandezza. Per Sivori non basta superare l'avversario: suo scopo precipuo non è segnare un gol. Il suo fine è mettere la palla in rete dopo aver beffato con un tunnel il difensore e aver ridicolizzato il portiere con un paio di finte. Quei calzettoni calati sulle caviglie, quegli stinchi nudi, sono quasi un invito rivolto all'avversario perchè lo colpisca... se ci riesce! Una sfida continua... Finchè non perde quella con Heriberto Herrera. Il divismo di Sivori si scontra col senso del collettivo imposto dal mister. Emigra a Napoli, per altri gol e altre nove squalifiche!


LA "STORIA" DEL 1959

Altafini guida il Milan al titolo italiano, pur dovendo cedere, dopo un'aspra battaglia a suon di gol, la qualifica di superbomber al nerazzurro Angelillo (33 reti, un record). La coccarda tricolore, simbolo di cui si può fregiare la vincente della Coppa Italia, va ai bianconeri della Juve. La società torinese piazza anche John Charles, il suo ariete gallese, al terzo posto del Pallone d'Oro (il primato, ma guarda la novità, va al madrileno Alfredo Di Stefano!) E proprio il Real si aggiudica la sua quarta Coppa dei Campioni. Il campionato italiano, intanto, ha visto ai nastri di partenza una squadra che fruisce di una moderna sponsorizzazione: la Talmone Torino. La cosa non porterà fortuna ai granata, mestamente retrocessi in B.

(Palla al Triso)

 

 




 


mercoledì 15 maggio 2024

Pareggio con Cuneo: non basta, ma bravi ragazzi!


 

Peccato! Veramente un peccato.

Al termine di un'ottima prova sul neutro di Asti contro la Rappresentativa provinciale di Cuneo, la nostra Under 14 vede svanire il sogno delle finali di Verbania proprio nei minuti finali. In vantaggio con una perentoria conclusione di Puleo al 23' del primo tempo, la squadra allenata da Graziano Bianchini ha dato vita a una prestazione fatta di determinazione e buona copertura del campo, andando anche vicino in un paio di occasioni al gol del raddoppio.

Purtroppo non è stata molto fortunata quando, a una decina scarsa di minuti dal fischio finale è stata raggiunta dai ragazzi cuneesi: batti e ribatti in area alessandrina e in un ultimo tentativo d'attacco la palla incoccia nel palo andando poi a sbattere sulla schiena di Cozzo, rotolando beffardamente in rete.

Serviva la vittoria e il pareggio non sarebbe servito a nulla, anche perchè, in contemporanea sul campo neutro di Chieri, l'Asti molto a sorpresa ha superato Torino, segnando il gol della vittoria proprio nei secondi di recupero.

Grande soddisfazione, comunque, per il delegato provinciale, Marco Giacobone, e del consigliere regionale, Filippo Fava, presenti al seguito dei ragazzi alessandrini.

Una bellissima esperienza per i nostri ragazzi: la porteranno nel cuore per sempre, insieme a un pizzico di rammarico per qualche colpo a vuoto, soprattutto nella prima sfida con Asti.

Avranno altre occasioni per dimostrare il loro valore, hanno dimostrato di meritarlo!

 

Alessandria: Cozzo, Costanzo, Allemani, Palamone, Di Leo, Zago (8' st. Castronovo), Taverna (28' st.Bustos), Luparia, La Rosa, Ravetti, Puleo. A disposizione: Barbieri, Mezgouri, Lipari, Armanu, Sorrentino, El Harkati, Traverso. Allenatore: Graziano Bianchini.

Cuneo: Delmondo, Boglione, Grimaldi, Martini, Inturri, Milano, Serale (15' st.Pellerino), Giolitti (31' st. Gjoka), Bamba (4' st. Kodra), Lunati, Trombetta. A disposizione: Ribotta, Binello, Diato. Allenatore: Enrico Lombardi.

Reti: 23' pt. Puleo (Alessandria); 26' st. autorete Cozzo (Cuneo). 

Tra calcio giocato e buoni propositi


 

Arquatese-Gaviese e L.G.Trino-Città di Casale per i play-off di Promozione, mentre Canelli-Felizzano stabiliranno chi dovrà retrocedere in Prima Categoria; Frugarolese-Costigliole di fronte per far uscire il nome della squadra che continuerà il percorso a livello regionale per salire in Promozione; Cassano-Aurora Canottieri fino alla fine per rimanere in Prima; Spinettese-Viguzzolese, invece, per salirci in Prima e Vignolese-Calliano per non abbandonarla; infine Garbagna-Merella per proseguire la marcia verso il sogno promozione in Seconda: saranno questi gli appuntamenti calcistici del prossimo fine settimana che vedranno impegnate le squadre della nostra provincia.

Scontri da "dentro o fuori", partite in cui non si possono fare progionieri ma bisogna dare tutto quello che ancora resta, al termine di una stagione spesso faticosissima.

Intanto, chi ha già avuto modo di "definire" il campionato a cui prenderà parte nella prossima stagione, sta mettendosi in moto per delineare anche i propri assetti. Allenatori che ringraziano e salutano (Andrea Bastianini della Luese Cuccaro, Luca Goretta dell'Europa...), pagina di "Lo sai che...Alessandria Sportiva" che viene presa d'assalto da mister, preparatori, giocatori che propongono candidature; società che procedono a colloqui "esplorativi" pre-arruolamento...  E' ufficialmente partito il periodo dell'anno in cui tutti quanti fanno buoni propositi e vanno a caccia del colpo migliore. Poi il campo emetterà i suoi verdetti, come quelli che seguiremo domenica prossima.

(Palla al Triso)

Juvecentus: 1958 - Sessantaduesima puntata



 John Charles

Nei rapporti tra la Juventus e i nerazzurri di Milano c'è un fatto che ricorre con una certa ripetitività e che è garanzia di successo per i bianconeri. Tutto ciò che loro scartano, o su cui tentennano, in sede di mercato, alla Juve diventa oro. E' successo con Anastasi, con Tardelli, con Platini e, per primo, con Charles. Il primo contatto italiano è appunto con i milanesi, che non chiudono, preferendogli Vonlanthen! Arriva la Juve e saranno 150 partitr di campionato con 93 gol. Non male per uno che ha iniziato la carriera da stopper. Baricentro basso (caratteristica dei grandi bomber: Muller, Romario, Rossi...), collo reso muscolosissimo dalle precedenti esperienze di pugile, golador grandissimo per potenza e precisione. Una sua enorme... grandezza è stata, forse, anche un limite: è troppo buono e privo di malizia. La dura esperienza di minatore, vissuta in gioventù, gli fa vedere bello tutto ciò che succede fuori dalle gallerie sotterranee. Un aneddoto ne racconta la bontà: John punta a rete e, involontariamente, tocca l'avversario (Bergamaschi del Milan) che cade e si lamenta. Lui butta fuori la palla e va a scusarsi: una grande lezione di lealtà! Lascia l'Italia amato e benvoluto da tutti. Torna a Swansea ma il suo grande cuore resta a Torino.


LA "STORIA" DEL 1958

Grande calcio, grandi campioni. La Juve vince lo scudetto, quello della prima stella, e di stelle ne ha veramente tante: da Boniperti a Charles, da Sivori a Garzena, da Emoli a Nicolè. Torna la Coppa Italia, che va alla Lazio. Per la prima volta il trofeo lascia il nord. Il Real sta cominciando a diventare quasi ripetitivo nel proporsi come dominatore della Coppa Campioni e ora inizia anche a monopolizzare il Pallone d'Oro: dopo Di Stefano, ecco Raymond Kopa. Ma il vero top lo si raggiunge con i Mondiali di Svezia, dove brilla di luce immensa il più grande di sempre, un ragazzino dalla pelle nera e dai piedi d'oro: Edson Arantes do Nascimiento "Pelé". Manco a dirlo "O rey" trascina al titolo il Brasile. E l'Italia? Non ci siamo neanche andati, fatti fuori dall'Irlanda nelle qualificazioni!

(Palla al Triso)


 

 

martedì 14 maggio 2024

Ancora uno sforzo!

 


Abbate, Allemani, Armanu, Barbieri, Bustos, Castronovo, Cavo, Costanzo, Cozzo, Di Leo, El Harkati, La Rosa, Lipari, Luparia, Mezgouri, Palamone, Puleo, Ravetti, Sorrentino, Taverna, Traverso e Zago: sono i ventidue calciatori convocati da mister Graziano Bianchini per l'ultima sfida del girone di qualificazione  del Torneo delle Province, che si terrà domani 15 maggio, con fischio di inizio alle 19, sul terreno in sintetico di Via Conte Verde 2, ad Asti.

La Rappresentativa Under 14 alessandrina, guidata dal Delegato provinciale, Marco Giacobone, sarà chiamata ad affrontare i pari età di Cuneo in una partita decisiva per il passaggio del turno alle finali di Verbania.

Alla luce, infatti, dei risultati finora maturati nei turni precedenti, nel caso in cui Torino superasse Asti nell'altra sfida in programma, una vittoria dei nostri ragazzi su Cuneo ci garantirebbe il primo posto nel girone, grazie alla vittoria nello scontro diretto con Torino giocato a Castellazzo.

Questi finora i verdetti del campo:

Asti - Alessandria       2 - 0;
Torino - Cuneo            3 - 2;
Cuneo - Asti                4 - 0;
Alessandria - Torino    3 - 1.

Appuntamento ad Asti e... forza ragazzi!

(Palla al Trsio)

Juvecentus: 1957 - Sessantunesima puntata


 

Flavio Emoli

Ogni grande campione, di quelli che sanno incantare le platee con giocate a sensazione, dribbling a ripetizione, lanci in profondità di precisione millimetrica, ha sempre dovuto avvalersi della presenza, al proprio fianco, di un fedele scudiero, uno di quei personaggi capaci, sia sul campo che dietro le quinte della grande ribalta, di recitare un ruolo di spalla, di faticare e sudare per permettere al proprio compagno di risparmiarsi per gli assolo di classe, per arrivare davanti al portiere avversario ancora lucido, per godere dell'ammirazione del mondo intero. Da Don Chisciotte e Sancho Panza, fino a Platini e Bonini è sempre stato così. E pochi più di Omar Sivori hanno sempre dimostrato quanto sia importante avvalersi di un "aiuto" in grado di tamponare le... falle dinamiche che la sua presenza provoca alla squadra. Emoli è il motore instancabile di una macchina pressochè perfetta. Instancabile e potente. Dedito al sacrificio all'ennesima potenza. Sui giornali, nei titoloni del lunedì, ci sono sempre loro, i grandi nomi tanto cari ai tifosi, ma alla domenica i chilometri se li sorbisce tutti lui, felice di farlo, felice di essere juventino.


LA "STORIA" DEL 1957

La Coppa dei Campioni va di nuovo al Real e il Pallone d'Oro ad Alfredo Di Stefano, che delle merengue è l'incontrastato leader. Il Milan, ancora guidato da un intramontabile Liedholm, da un grande Schiaffino e dagli "emergenti" Maldini e Radice, si cuce sulle maglie lo scudetto, mentre il titolo dei bomber va, un po' a sorpresa, al brasiliano Dino Da Costa, oriundo giunto agli onori della Nazionale azzurra. Nel corso del '57 si svolge a Parigi una grande manifestazione mondana: l'Esposizione Coloniale. Nell'ambito delle grandi feste, si organizza anche un qualificato torneo di calcio, cui prendono parte anche i "maestri" inglesi, sempre poco propensi a partecipare a gare oltre Manica. La finale è Bologna-Chelsea: finisce con un clamoroso 4 a 1 per i rossoblu!

(Palla al Triso)

 

 


 

lunedì 13 maggio 2024

A San Michele, un'estate nel pallone!


 

Arriva l'estate e puntualmente arrivano gli appuntamenti messi in calendario dalle società per preparare le proprie squadre per la prossima stagione sportiva. Soprattutto si moltiplicano le proposte dei classici "centri estivi" che, proprio a sostegno di questa ricerca di nuovi piccoli calciatori, tante società organizzano.

Anche a San Michele, col supporto della parrocchia del grande Don Ivo Piccinini, si vivrà questa esperienza. Piccoli calciatori, dai 6 ai 12 anni fatevi avanti!

(Palla al Triso)  

Juve: annata in bianco (poco) e nero (tanto)


 

46 punti messi in cassaforte nel giorne di andata, solamente 21 (a due giornate dalla fine) in quello di ritorno. Nella seconda parte del campionato i bianconeri hanno fatto peggio, oltre che delle... grandi storiche, anche di Genoa e Toro, restando in "quota" Monza, Verona, Empoli e Cagliari!

Un'involuzione ingiustificabile e ingiustificata. A sentire le dichiarazioni post gara di mister Allegri c'è da farsi venire il mal di pancia: "Abbiamo mancato di calma. Potevamo segnare ma abbiamo sbagliato... Abbiamo subìto un gol evitabile...": grazie tante monsieur De Lapalisse!

Ieri, di fronte a una Salernitana già retrocessa da tempo e pure priva di diversi titolari, l'ennesimo scempio.

Ok, la qualità di questa rosa non ha nulla da condividere con i roster del passato: manca fantasia, mancano doti tecniche, manca cattiveria agonistica, manca tutto. E non è sufficiente andare a riesumare i "fantasmi" di Pogba e Fagioli per giustificare tanta pochezza. La Juve di questa stagione, capace di andare quasi a far rimpiangere annate disastrose quali quelle dei tempi di Maifredi o di Delneri, è un insieme di giovani forse sopravvalutati (o non aiutati a procedere in un corretto processo di crescita), di giocatori mandati in campo a svolgere compiti per i quali non appaiono adatti (ma Locatelli cos'é?), di prospetti che hanno tradito le attese dopo aver illuso sulle loro potenzialità (un Kostic incapace di mettere una palla al centro decente, un Kean passato da promessa a ex nel giro di un paio di stagioni), a cui si sono aggiunte delusioni inattese (Rabiot) e acquisti difficili da capire e catalogare (Alcaraz, Djalò, Weah).

E meno male che ogni tanto Szczesny ci ha messo una pezza, che Bremer (e in parte Danilo) ha alzato il muro, che Cambiaso, Yildiz e Chiesa hanno lanciato sprazzi di classe, che Vlahovic ha segnato un buon numero di reti (e sbagliate almeno altrettante), altrimenti questa annata sarebbe stata ben più triste.

Grazie anche alle manchevolezze altrui è arrivata la qualificazione alla prossima Champions (alla quale, nello stato di "grazia" attuale c'è da guardare con... ansia e terrore) e manca ancora l'ultimo atto della Coppa Italia, che potrebbe rivelarsi come la... coperta di Linus di una stagione comunque da dimenticare.

E vista l'Atalanta anti-Roma c'è ben poco da stare Allegri!

(Palla al Triso)

Juvecentus: 1956 - Sessantesima puntata


 

Bruno Garzena

La forza della Juve della seconda parte degli anni Cinquanta deriva tanto dalla grandezza dei campioni celebrati, italiani o stranieri che siano, quanto dall'entusiasmo, dalla grinta e dalla grande voglia di emergere di una nidiata di giovani, cresciuti quasi in casa e guidati da un mister, Sandro Puppo, che in loro dimostra dempre di credere a occhi chiusi e che su di loro edifica la propria squadra. E' così forte il legame tra l'allenatore e i suoi ragazzi che vengono addirittura ribattezzati, con un simpatico gioco di parole che mette in risalto la giovane età dei calciatori, i "Puppanti". Bandiera di questo gruppo è il "falco di Venaria", Bruno Garzena, uno di quei piccoli grandi campioni per cui la Juve è tutto e per la quale non risparmia mai la propria prorompente forza fisica, la grande generosità, la fedele disponibilità a osservare le consegne. E' un grande difensore, capace di mettere la museruola ai più accreditati bomber del campionato. Lui, personalmente, non segna mai in Serie A, ma pochi di coloro che vengono affidati alle sue cure riusciranno a beffarlo.

 

LA "STORIA" DEL 1956

Grossissime novità. Parte la Coppa dei Campioni, manifestazione che raggruppa tutte le squadre vincitrici dei rispettivi campionati nazionali. Una lunga serie di scontri a eliminazione diretta dovrà stabilire chi è la migliore del reame: inizia il dominio del Real Madrid. Viene assgnato anche, per la prima volta, il Pallone d'Oro al miglior calciatore europeo. E' una speciale giuria composta da giornalisti sportivi, coordinati dalla testata francese "L'Equipe" a determinare i valori in campo. Il primo re del calcio continentale è l'inglese Stanley Matthews, raro esempio di longevità sportiva. Lo scudetto va a una Fiorentina pressochè imbattibile, mentre l'Urss si aggiudica le Olimpiadi di Melbourne.

(Palla al Triso)

 


A volte ritornano!

  Non riesco, sono troppi i motivi che mi portano a ridare vita a "Palla al Triso". Per primo l'affetto, la simpatia, l'in...