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sabato 3 febbraio 2024

Corinthians: gli undici più forti di sempre


Tantissimi "calciofili" ritengono che il Brasile sia la terra del calcio per antonomasia: difficile dar loro torto, anche se in tutto il mondo c'è chi rivendica tale diritto...

Altrettanto difficile non rimanere affascinati dalla bellezza calcistica che questo enorme paese sprigiona.

Mille sono le grandi squadre brasiliane protagoniste di questo spettacolo fatto di tecnica, classe, gioia e follia.

Cominciamo dal Corinthians, società che deve il suo nome al ricordo di una pionieristica formazione inglese di metà Ottocento e che si è sempre caratterizzata per la sua forte identità sociale e "politica": fondata da un gruppo di operai è diventata famosa in tutto il mondo per la "Democrazia Corinthiana" sviluppatasi ai tempi di Socrates (il calciatore, non il filosofo!)

7 titoli brasiliani, 3 Coppe del Brasile, una Supercoppa brasiliana, 5 tornei Rio-São Paulo, 30 campionati Paulisti, più una Coppa Libertadores, una Recopa Sudamericana e 2 Coppe del Mondo per club nel libro d'oro.

Ma ecco gli undici:

1 Ronaldo Giovanelli (R. Soares G.), 2 Zè Maria (Josè M. Rodrigues Alves), 3 Edson (E. Feliciano Sitta), 4 Luizinho (Luis Trochillo), 5 Domingos (D. da Guia), 6 Gamarra (Carlos Alberto G. Pavòn), 7 Marcelino Carioca (Marcelo Pereira Surcin), 8 Biro-Biro (Antonio Josè da Silva Filho), 9 Socrates (S. Brasileiro Sampaio de Souza Vieira de Oliveira), 10 Rivelino (Roberto Rivellino), 11 Baltazar (Oswaldo Silva).

In panchina Wladimir (W. Rodrigues dos Santos), Brandão (Osvaldo Agusto B.) e un Gilmar (Gylmar dos Santos Neves) che diede però il meglio di sè al Santos.  

(Palla al Triso) 

 

Montevideo, città Mondiale!

 

Il record assoluto è di 20, suddivise però in due nazioni; il Giappone e la Corea del Sud.

Sono le città che hanno ospitato nei loro stadi le partite del Mondiale 2002, giocato in Estremo Oriente. Ci si avvicineranno le 16 che, suddivise tra Canada, Messico e Stati Uniti, ospiteranno l'edizione 2026.

Un giro d'affari (hotel, alberghi, ristoranti, negozi, mezzi di trasporto...) che apporta introiti economici non indifferenti sulla spinta dei movimenti provocati da migliaia e migliaia di appassionati al seguito delle squadre.

Ma non è stato sempre così.

Il Cile organizzò i Mondiali di casa, nel 1962, puntando su sole quattro città, il minuscolo Qatar, di fresca memoria, organizzò la manifestazione in soli 8 stadi, localizzati in 5 diverse città, ma già nel 1934 l'Italia in camicia nera toccò ben 8 città e la Svezia del '58 impiegò dodici diversi stadi.

Molto più "contenuta" si è rivelata l'organizzazione di Uruguay 1930, prima edizione di quella Coppa del Mondo che poi prenderà il nome, qualche anno dopo, di Coppa Rimet.

Tanto contenuta e ristretta che avrebbe potuto tranquillamente chiamarsi Montevideo 1930, in quanto tutte le diciotto partite si sono disputate nei tre stadi cittadini: dieci al Centenario (nella foto una fase della finalissima), sei al Gran Parque Central e due al Pocitos. Quasi una necessità, legata alle scarse disponibilità economiche dell'epoca, ma anche una difficoltà creata dalla mancanza di vera esperienza organizzativa nell'ambito di una Fifa ancora ai primi passi. Tanta voglia di fare calcio ma poche, pochissime risorse, tant'è vero che dall'Europa ben poche squadre intrapresero il viaggio verso il Rio de la Plata. Partirono solo una Francia che avendo avuto in Jules Rimet il maggiore artefice della competizione mondiale non poteva, a quel punto, esimersi dal partecipare; una Romania sospinta da Re Carol, fervente appassionato di calcio, che intervenne in prima persona per organizzare la spedizione; un Belgio che comunque dovette lasciare a casa alcuni dei suoi uomini migliori (Raymond Braine su tutti); una Jugoslavia sorprendentemente in grado di reperire risorse e uomini nonostante tutto.

L'Uruguay non ne fu entusiasta ed ebbe modo di farlo capire nelle successive edizioni, boicottando (un po' per ripicca, un po' per timore di subire qualche infelice sconfitta) Italia '34 e Francia '38.

Calcio e fantasia: Pelè, Gullit, Maradona


Pelè (Edson Arantes do Nascimento)

L'unico a vincere tre Coppe Rimet; 1281 gol in 1363 partite; nel luglio del 2011 dichiarato "Patrimonio storico-sportivo dell'umanità"; in 6 gare segna 5 reti; in 30 ne segna 4; per 92 volte fa tripletta... Serve altro? Contende a Maradona il titolo di più grande di sempre, grazie a capacità atletiche e tecniche eccezionali, intelligenza e velocità, precisione nei passaggi e senso del gol. E un fisico fantastico che gli permette di arrivare dove nessun altro può.

Ruud Gullit

Il "tulipano nero" che con Rijkaard e Van Basten forma il trio olandese che fa grande il Milan di Sacchi. Forte di testa, in progressione, nel dribbling in velocità, vince il Pallone d'Oro nel 1987. Oltre a tre scudetti col Milan si specializza nella vittoria di coppe: quelle nazionali in Italia, Inghilterra e Olanda, due Coppe Campioni e due Intercontinentali col Milan, la Coppa Europa con l'Olanda nell'88 e, da allenatore, ancora la Coppa d'Inghilterra col Clelsea.

Diego Armando Maradona

Maradona o Pelè? Pelè o Maradona? L'eterno irrisolvibile dilemma. Di sicuro al "Pibe de Oro" non potrà essere negato il merito di aver realizzato il più bel gol della storia del calcio: quell'incredibile serpentina tra...i paletti inglesi, fino a saltare anche il portiere Shilton per il 2 a 0 biancoceleste a Messico '86. Un'opera d'arte confezionata quasi a chiedere scusa per il precedente svolazzo con "la mano de Diòs"! Da un fisico tozzo e propenso alla pinguedine, Maradona riesce a tirar fuori magie mai viste su un campo da calcio. Ha vinto tanto, ovunque.

(Palla al Triso)

venerdì 2 febbraio 2024

Hernanes, il profeta tra i fornelli


All'anagrafe di Recife, il 29 maggio 1985, è stato registrato come Anderson Hernanes de Carvalho Viana Lima. Tutti però lo chiamano più semplicemente Hernanes e, da quando il giornalista Leifert Tiago, presentatore di una tivù brasiliana, nel corso di un'intervista venne colpito dal fatto che citasse continuamente qualche passo o proverbio della Bibbia e lo chiamò "O profeta", quello divenne il modo in cui molti cominciarono a chiamarlo.

Di professione fa il calciatore, o meglio, faceva, perchè dopo aver giocato nel São Paulo, nella Lazio, con i nerazzurri di Milano, con la Juve ed essere tornato per qualche comparsata a tirar calci in Brasile, ha deciso di stabilirsi a Montaldo Scarampi, in provincia di Asti, per aprirvi un'azienda vinicola e un resort-ristorante da Guida Michelin.

Calcisticamente non ha fatto per niente male: un campionato paulista e due brasiliani con São Paulo; uno scudetto e due Coppe Italia da noi; un bronzo olimpico a Pechino e una Confederation Cup grazie alle 35 presenze totali in maglia verde-oro. Inoltre, nel 2008 viene eletto miglior giocatore del campionato brasiliano e nel 2009 Times lo consacra come miglior Under 23 al mondo.

Il richiamo della sfera è forte e oggi, nel 2024, è tornato a giocare con il numero 15 sulle spalle nel Sale, nella Prima Categoria alessandrino-astigiana. Il tocco è sempre sopraffino, il fisico forse leggermente appesantito dalla cucina monferrina. Il futuro non è più in Nazionale ma potremo forse incontrarlo a Masterchef, sperando che non...esageri col sale!

(Palla al Triso)  


Chelsea: gli undici più forti di sempre


 

Rimaniamo sull'isola britannica ma scendiamo sotto il Vallo di Adriano e torniamo in terra d'Inghilterra per occuparci del Chelsea.

6 campionati inglesi, 8 Coppe d'Inghilterra, 5 Coppe di Lega, 4 Charity/Community Shield, fuori dall'isola anche due Coppe dei Campioni, 2 Coppe delle Coppe, 2 Coppe Uefa, 2 Supercoppe Uefa e una Coppa del Mondo per club.

Ecco l'unici forse più amato dei Bleus londinesi, arricchito anche da una presenza italica:

1 Petr Cech, 2 Roy Bentley, 3 Graeme LeSaux, 4 Ray Wilkins, 5 Ron Harris, 6 John Terry, 7 Dennis Wise, 8 Frank Lampard, 9 Peter Osgood, 10 Gianfranco Zola, 11 Didier Drogba. 

A disposizione del mister: Jimmy Grevaes, Peter Bonetti e Juan Manuel Miguel Barbosa dos Santos Junior Garcia: un nome chilometrico riassunto in Mata.

(Palla al Triso)

Sla: un incubo sul calcio


Si chiama Sclerosi Laterale Amiotrofica ed è molto più conosciuta con l'acronimo SLA, la malattia di Lou Gehrig (dal nome del giocatore di baseball al quale per la prima volta, nel 1939, venne diagnosticata) o ancora come la malattia dei calciatori, in quanto proprio a questa categoria (o comunque ai praticanti di sport da contato) studi scientifici assegnano numeri percentuali molto più alti della media comune.

Uno studio epidemiologico prodotto da un gruppo di ricercatori italiani e proposto al Meeting annuale dell'American Academy of Neurology, basato sui dati dei calciatori presenti sugli album Panini dal 1960 al 2000, ha prodotto un elenco di almeno 32 casi accertati, documentando anche come i calciatori si ammalino in età molto più giovane rispetto a chi non abbia praticato calcio: si va dai 43,3 anni di media degli sportivi ai 65,2 del resto della popolazione.

Ma cos'è la Sla? Come si manifesta?

Si tratta di una malattia neurodegenerativa che colpisce i motoneuroni del sistema nervoso centrale provocando la perdita graduale del controllo di diverse funzioni vitali, dal camminare al deglutire, dal parlare al respirare. Nonostante soprattutto nell'ultimo decennio le problematiche relative a questa sindrome siano state affrontate in maniera sempre più profonda e siano stati prodotti importanti studi al riguardo, restano ancora da definire quali possano essere le cause scatenanti della malattia. Per il momento si procede solamente per ipotesi, senza reali certezze. Conseguenza di eventi traumatici? Contatto con pesticidi o erbicidi utilizzati sui terreni erbosi? Utilizzo di medicinali o altre sostanze chimiche? Gli studi non danno conferme e l'elenco delle vittime della Sla si fa sempre più lungo.

Stefano Borgonovo (con Roberto Baggio in una foto tristemente famosa), Gianluca Signorini, Pietro Anastasi, ma anche tanti altri, campioni o meno, famosi o sconosciuti...ma tanti, troppi!

(Palla al Triso)

Calcio e fantasia: Platini, Kubala, Zico


Michel Platini (in un'immagine iconica)

Tre Palloni d'Oro consecutivi dal 1983 al 1985, il titolo europeo con la Francia nel 1984 e la capacità di essere il leader in ogni squadra di appartenenza, gli consegnano di diritto l'appellativo di "Le Roi". Da ragazzino gli viene riscontrata una capacità polmonare limitata e un'insufficienza cardiaca, evidentemente superate con la crescita. Dopo aver vinto in Francia con Nancy e St.Etienne, continua a farlo con la Juve, tra scudetti, coppe e classifiche cannonieri.

Laszlo Kubala

Gioca in tre diverse nazionali: la Cecoslovacchia (di cui sono originari i genitori), l'Ungheria (dove nasce e da cui fugge nel '49) e la Spagna (che lo adotta al termine di un anno di squalifica). Col Barcellona, con la cui maglia gioca per la maggior parte della sua carriera, vince 4 scudetti, 5 Coppe di Spagna, una Coppa Latina e due Coppe delle Fiere, divenendo un vero e proprio idolo, tanto che nel giorno del centenario viene votato come miglior giocatore di sempre del club.

Zico (Arthur Antunes Coimbra)

Grande tecnica, piede vellutato ma potente nel calciare a rete, giocatore di grande personalità e prolificità sotto porta. Pur avendo vinto col Flamengo una Libertadores e una Coppa Intercontinentale, manca al suo palmarès una importante affermazione con la maglia verde-oro della nazionale, solo sfiorata a Spagna '82. A Udine vive due stagioni strepitose, con reti e giocate da autentico fuoriclasse. Per tre volte è il migliore in Sud America.

(Palla al Triso)

giovedì 1 febbraio 2024

Celtic: gli undici più forti di sempre


 

Il mio sogno: assistere al Celtic Park a una "old firm", il derby di Glasgow tra Celtic e Rangers, cattolici contro protestanti, per respirare l'aria che probabilmente si respirava a fine '800 nelle prime sfide tra queste due dominatrici del calcio scozzese: perchè lo spirito, l'atmosfera, l'ambiente è ancora quello di allora.

53 campionati scozzesi, 41 Coppe di Scozia, 21 Coppe di Lega: una sala trofei enorme per poterli contenere tutti, ma nobilitati da una Coppa dei Campioni strappata a Mazzola e compagni nel 1967.

Tanti degli eroi di Lisbona, sede della finalissima, sono presenti nell'undici ideale:

1 Ronnie Simpson, 2 Danny McGrain, 3 Tommy Gemmell, 4 Bobby Murdoch, 5 Billy McNeill, 6 Bertie Auld, 7 Jimmy Johnstone, 8 Paul McStay, 9 Kenny Dalglish, 10 Bobby Lennox, 11 Henrik Larsson.

In panca: Georgios Samaras, Roy Aitken e Patrick Bonner.

(Palla al Triso)

Rappresentativa Under 14: nuovo incontro a Bosco Marengo

 

Una trentina di giovani calciatori nati nel 2010, provenienti dall'Asca, dal Monferrato, dal Carrosio, dall'Olimpia Solero, dalla Frugarolese, dall'Arquatese, dal Dertona Calcio Giovanile, dalla Fortitudo, dall'Ovadese e dal Carbonara si sono ritrovati ieri pomeriggio sul campo sportivo di Bosco Marengo per il secondo appuntamento di selezione coordinato dalla Delegazione FIGC alessandrina in preparazione del torneo tra le varie componenti del Piemonte, che vedrà impegnate nel prossimo mese di maggio le Rappresentative territoriali Under 14.

Sotto le direttive di mister Bianchini e di mister Rizzi i ragazzi hanno dato vita a tre tempi da 25 minuti ciascuno densi di impegno e determinazione, mettendo in mostra buone qualità e ottimi spunti tecnici, raccogliendo la piena soddisfazione dei responsabili delle Delegazione alessandrina, Marco Giacobone (Delegato provinciale) e Filippo Fava (Consigliere regionale) presenti all'appuntamento.

La prossima tappa, che presumibilmente vedrà ancora impegnati diversi ragazzi le cui qualità sono positivamente emerse dalle due selezioni sinora effettuate, si terrà il prossimo 14 febbraio al Palmisano di San Salvatore Monferrato, dove una prima "bozza" della Rappresentativa Under 14 provinciale verrà messa alla prova dalla locale formazione Under 14.

Un buon banco di prova per i ragazzini della coppia Bianchini-Rizzi, che così potranno verificare sul campo la bontà delle loro scelte. 

(Palla al Triso)

Calcio e fantasia: Cruijff, Ronaldinho, Baggio, Sivori


Johan Cruijff

Difficile stabilire se è stato centravanti o trequartista: quell'Olanda e quell'Ajax del "calcio totale" non permettono di affibbiare etichette precise. Di sicuro è stato uno dei più grandi in assoluto per eleganza, potenza, tecnica individuale raffinata, velocità e spirito di sacrificio. Vince tantissimo sia da calciatore (tre Palloni d'Oro, scudetti e coppe), che da allenatore. E pensare che viene riformato alla visita militare per i piedi piatti e una caviglia sformata!

Ronaldinho (Ronaldo de Assis Moreira)

Il suo sorriso, caratterizzato dai due marcati incisivi, è un manifesto per la serenità nel calcio! Così come, a livello propagandistico, potrebbero essere utilizzate molte sue giocate, molti suoi dribbling (soprattutto quelli con il marchio di fabbrica dell'"elastico"), molte sue perfette punizioni. Nel 2002 è campione del mondo col Brasile, dopo aver conquistato il bronzo olimpico a Pechino. Per due volte vince il Fifa World Player e nel 2005 è Pallone d'Oro.

Roberto Baggio

Un sondaggio web della Fifa lo colloca al quarto posto, dopo Maradona, Pelè ed Eusebio, tra i più grandi di sempre. Forse è un po' troppo ma 205 reti in Serie A, un Pallone d'Oro e il Fifa World Player nel 1993, scudetti e coppe con Juve e Milan, dicono comunque tanto. Fantasista agile e veloce, con scatto micidiale e vizio del gol, viene sicuramente penalizzato da alcuni gravi infortuni. Platini lo definisce un "nove e mezzo", incrocio tra un centravanti e un trequartista.

Omar Sivori (nella foto)

Per l'avvocato Agnelli era più di un fuoriclasse, era un vizio! In Argentina vince tre scudetti con il River Plate, poi viene in Italia e continua a vincere con la Juve, fino a conquistare il Pallone d'Oro nel 1961. Con la maglie bianconera ha il record di sei reti segnate in una sola partita, con quella azzurra della Nazionale di quattro. Inquieto e rissoso, si diverte a provocare gli avversari con dribbling e tunnel e assomma ben 33 giornate di squalifica. 

(Palla al Triso)

 

A volte ritornano!

  Non riesco, sono troppi i motivi che mi portano a ridare vita a "Palla al Triso". Per primo l'affetto, la simpatia, l'in...