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lunedì 26 febbraio 2024

Racing Club: gli undici più forti di sempre


 

Delle cinque grandi del calcio argentino è forse la meno conosciuta al di fuori dei patrii confini, anche se ha regalato al calcio giocatori come Maschio, Milito, De Paul e "il Toro" Martinez.

In Argentina invece è assolutamente temuta e apprezzata, dall'alto dei suoi 18 campionati vinti, dalle 5 Coppe Ibarguren, per continuare con 4 Cope de Honor Municipalidad de Buenos Aires, una Copa de Honor Adrian Beccar Varela, una Copa de Competencia della Liga Argentina, una Copa de Competencia Britannica, 2 Trofeos de Campeones, una Supercopa Internaconal, una Coppa Libertadores, una Coppa Intercontinentale, una Supercoppa Sudamericana, 2 Cope Ricardo Aldao e una Copa de Honor Cousenier.

La squadra di Avellaneda può vantare anche un record molto particolare: il campionato del 1919 lo vinse aggiudicandosi tutte le partite in programma!

Questi gli undici che, più di tutti, stanno nel cuore dei tifosi biancazzurri:

1 Juan Botasso, 2 Enrique Wollf, 3 José Dellatorre, 4 Adolfo Zumelzu, 5 Claudio Ubeda, 6 Federico Sacchi, 7 Norberto Mendez, 8 Juan Barbas, 9 Alberto Bernardino Ohaco, 10 Humberto Maschio, 11 Delfin Benitez Caceres.

Bella la panchina: Pedro Dellacha, Ramon Medina Bello, Pedro Daniel Killer, Diego Milito, Diego Simeone e Ricardo Villa.

(Palla al Triso) 

Celo/manca: figurine del "nostro" calcio - Stefano Giacchero


 

(Tratto da un Hurrà Grigi del passato)

Passione: smisurata; entusiasmo: elevatissimo; potenza: devastante; fisico: da bomber; piedi: da...ballerino di flamengo!

Il rapporto tra Stefano Giacchero e il calcio deve essere letto da due diversi punti di vista. Quello da protagonista sul campo: esperienze alla Spinettese, poi alla Bevingros, la "sua" squadra, quella del "pallone lo porto io e gioco", dove in realtà qualche scampolo di partita se lo conquista davvero, grazie alla sua fame di pallone, al suo impegno per essere importante per il gruppo. "Giocherebbe anche se non fosse il presidente - dice il suo mister Mirko Russo - come faccio a tener fuori Giaccherinho?" Perchè è così che lo chiamano i compagni, giocando sulla fonetica modaiola che "brasilianizza" i nomi dei calciatori.

E Giaccherinho lo diventa soprattutto dopo un gran gol al Comollo Novi quando, dopo poco più di un minuto di gioco si smarca, prende la mira e calcia di potenza: portiere battuto, compagni in festa e lui immobile, quasi incredulo di fronte alla prodezza.

Vincente ai massimi livelli Stefano lo diventa però da dietro la scrivania, nel suo ruolo da presidente, prima nel calcio a 7, dove vince addirittura uno scudetto, primo in Italia con Fresta, Caicedo e compagnia vincente; poi nel calcio "vero", quello a 11, dove in pochi anni vince campionati di Terza, di Seconda, fino ad arrivare a un paio si spareggi (stavolta sfortunati) per salire in Promozione. Lo stesso entusiasmo, la stessa passione, la stessa voglia!

Oggi Giacchero sta facendo crescere un bellissimo, eterogeneo, forte gruppo di Allievi 1999, protagonista di una stagione di ottimo livello. Lo fa con i collaboratori di sempre, Mirko Russo e Luca Orlando: la nuova triade del calcio. Dai suoi ragazzi pretende quello stesso impegno e quella stessa passione che ha sempre profuso lui ma, in cambio, se li coccola, li segue, li aiuta come se fossero tutti figli suoi. Per l'Europa Bevingros, Stefano Giacchero è tutto: dal presidente al responsabile del magazzino o del taglio dell'erba...tutto! Nulla deve o può passare per altre mani e tutti devono rigare dritto. Altrimenti sono sgridate e urla: "Oh Ciccio, tira via i piedi dal muro, sennò poi pulisci tu!"

(...e quel gruppo del '99 è cresciuto. Parecchio!)

(Palla al Triso)

Tragedie nel calcio: Zambia

 

Avrebbero dovuto giocare una partita valida per le qualificazioni ai Mondiali statunitensi del 1994. Era il 27 aprile 1993 e pochi giorni dopo era in programma Senegal - Zambia: 18 calciatori zambiani, il commissario tecnico Godfrey Chitalu, tre componenti dello staff tecnico, il presidente della federazione, un giornalista e i cinque componenti dell'equipaggio salirono sull'aereo dell'Aeronautica Militare zambiana con destinazione Dakar. Dove non arrivarono mai.

L'aereo fece due scali tecnici, il primo a Brazzaville e il secondo a Libreville, e nonostante che già nella prima tappa del viaggio fossero stati riscontrati alcuni problemi a un motore, il viaggio proseguì, andando incontro alla tragedia.

Nel tratto che da Libreville avrebbe dovuto portare la comitiva a un ulteriore scalo ad Abidjan, il motore sinistro prese fuoco e il pilota, stanchissimo per aver viaggiato anche il giorno precedente, commise un errore fatale, forse anche tradito dalla strumentazione di bordo: spense il motore destro, l'aereo perse potenza e si inabissò nell'Oceano Atlantico. Morirono tutti.

I due calciatori più forti dello Zambia di quei tempi furono salvati dal caso. Kalusha Bwalya, conosciuto anche in Italia per aver segnato una tripletta in uno Zambia - Italia alle Olimpiadi di Seul, avrebbe dovuto raggiungere i compagni direttamente a Dakar, in quanto impegnato in un'amichevole con il PSV, mentre Charles Musonda, a quel tempo all'Anderlecht, era infortunato e non aveva potuto rispondere alla convocazione.

E mentre i loro compagni giacevano sepolti nel "Cimitero degli Eroi", costruito nei pressi dello stadio di Lusaka, proprio i due sopravvissuti guidarono l'anno dopo lo Zambia sino alla finale, persa con la Nigeria, della Coppa d'Africa, sorprendendo il mondo per la rapidità con cui il calcio zambiano aveva saputo rinascere, sospinto dal ricordo degli eroi.

(Palla al Triso)

domenica 25 febbraio 2024

Calcio in provincia: i primi verdetti


 

Con la giornata di oggi si è conclusa la regular season per quanto riguarda il campionato provinciale di Terza Categoria. Al termine delle 18 giornate che hanno messo di fronte le venti squadre iscritte, raggruppate in due gironi da dieci squadre ciascuna, sono stati emessi i primi verdetti stagionali.

Le prime cinque squadre classificate di ogni girone prenderanno parte a una seconda fase di qualificazione con partite di sola andata, stabilite in base alla posizione di classifica con cui si è chiusa la fase preliminare.

Al termine di questa serie di incontri la squadra prima classificata sarà promossa in Seconda Categoria mentre per quelle classificatesi dal secondo al quinto posto inizierà una nuova serie di play-off.

Per il Girone A si sono qualificate; Fortuna Melior, Valmadonna, Luese Cuccaro e Castelletto Monferrato; mentre hanno staccato il pass per il Girone B: Villaromagnano, Pro Molare, Lerma, Merella e Garbagna.

Le rimanenti squadre, classificatesi nella regular season dal sesto al decimo posto si affronteranno invece in un analogo torneo con gare di sola andata, con calendario definito a tavolino, e la vincente si aggiudicherà il Trofeo Terza Categoria per la Delegazione di Alessandria. Prenderanno parte a questi confronti: Bergamasco, Don Bosco Alessandria, Atletico Fraschetta, Bistagno Valle Bormida e Alessandria Lions per il Girone A; Castelpiovera, Cabella, Roccagrimalda, Aurora Pontecurone e Tiger Novi per il B.

(Palla al Triso)

Ranking Fifa: c'è anche il Monza!


 

Una classifica che si propone di stabilire quali siano le cento squadre che abbiano ottenuto i migliori risultati, analizzando i risultati di oltre due milioni e mezzo di partite dal 1990 a oggi attraverso le valutazioni operate da un algoritmo. E' il lavoro portato a termine dalla Opta Pover Ranking e presenta parecchie sorprese.

Ad esempio, il Palmeiras occupa solamente il 58° posto mentre l'altra grande brsasiliana, il Flamengo è solamente 89°. L'Al Nassr di Cristiano Ronaldo sta risalendo posizioni ed è, oggi, al 68° posto, mentre il Brighton di De Zerbi occupa la 23^ posizione.

E se il 100° posto del Genk sorprende solamente un po', considerando che i belgi sono spesso ospiti delle coppe europee, maggiore meraviglia provoca la presenza dell'Udinese all'86° posto e addirittura il Monza al 65°. 

Altre italiane in classifica: Torino 50°, Fiorentina 43^, Bologna 33°, Roma 32^, Lazio 30^, Napoli 26°, Atalanta 17^, Milan 13° e Juventus 12^.

Nelle prime dieci posizioni, ovviamente, tanta Inghilterra, Spagna e Germania: 10° il Barça, 9° l'Atletico Madrid, 8° il Bayer Leverkusen, 7° il Bayern, 6° il PSG, 5° l'Arsenal, 4° il Liverpool, 3° il Real Madrid, 2° i nerazzurri milanesi e 1° il Manchester City.

Sempre interessanti queste classifiche, anche se spesso lasciano il tempo che trovano. A vedere soprattutto la situazione nelle primissime posizioni, però, ci pervade la sensazione che certe società riescano ad avere un rapporto privilegiato con le più moderne metodologie informatiche e tecnologiche...

(Palla al Triso)

Eroi dei Mondiali: Raimundo Orsi


Raimundo Orsi, detto "Mumo" (nella foto al tiro) è un grande virtuoso del violino, che suona tanto bene da meritarsi un ingaggio nell'orchestra di Gardel, il più grande cantante di tango argentino, ma con i piedi è una vera favola.

Dopo essere andato a "miracol mostrare" alle Olimpiadi di Amsterdam con l'albiceleste, sbarca a Torino, dove per un anno viene bloccato dalla Federazione argentina, che non concede il transfert.

Quando finalmente può mettersi in luce, però, Orsi lo fa alla grande, segnando caterve di gol e irridendo i terzini avversari con dribbling diabolici. Non c'è ricordo, negli annali, di un suo colpo di testa: la pettinatura impomatata e carica di brillantina non permette il contatto con la sfera. D'altronde è sempre stato un elegantone, capace di sfoggiare doppipetto irreprensibili e auto di lusso.

Ovunque vada vince: in Argentina con l'Independiente, in Italia con la Juventus, in Uruguay col Peñarol, in Brasile col Flamengo; senza contare l'argento olimpico nel '28 e la Coppa del Sud America nel '27 con l'Argentina e due Coppe Internazionali e il Mondiale del 1934 con la maglia azzurra dell'Italia.

Due piccoli difetti: il primo, che quando il gioco si fa caldo non è quel che si dice un "cuor di leone"; il secondo legato invece alla sua scaramanzia: senza il jolly di un mazzo di carte infilato nel calzettone destro non sarebbe mai sceso in campo!

(Palla al Triso)



sabato 24 febbraio 2024

Eroi dei Mondiali: Sandor Kocsis


Il nome sembra quello di un grande capo indiano, in realtà si tratta di uno dei più grandi centravanti della storia del calcio, goleador principe, in coppia con il "colonnello" Puskas, di quella formidabile macchina da vittorie che fu la nazionale ungherese nei primi anni Cinquanta, ribattezzata "Aranycsapat", squadra d'oro, capace di rimanere imbattuta per 35 partite consecutive, dal giugno del '50 al giugno del '54, per perdere poi nell'appuntamento più importante: la finale della Coppa Rimet svizzera contro la Germania Ovest.

Campione d'Ungheria sia col Ferencvaros che con la Honved, Sandor Kocsis (nella foto) o "Testina d'oro", come venne ribattezzato per sottolineare il suo indiscutibile marchio di fabbrica: il colpo di testa, fu anche vincente in Spagna, quando, dopo la rivoluzione ungherese del 1956 lasciò il suo paese per fare tappa prima in Svizzera, con la maglia degli Young Fellows, e poi al Barcellona, dove vinse campionati, coppe spagnole e una Coppa delle Fiere, segnando sempre valanghe di reti.

Nel suo personale palmarès c'è anche l'oro olimpico del '52 e una Coppa Internazionale nel '53, ma nonostante gli 81 gol in 120 gare con la maglia del Ferencvaros, i 158 in 160 partite con la Honved, i 42 in 75 partite col Barça e le 79 reti nelle 68 volte che ha vestito la maglia della Nazionale, resta sempre l'amarezza per quel 2 a 3 di Berna, una delle poche gare in cui non sia riuscito a inserire il proprio nome nel tabellino dei marcatori, che non gli permise di centrare il bersaglio più grande e ambito. Non gli vietò, però, di essere per sempre considerato una leggenda del calcio ungherese e mondiale.

Ritiratosi dal calcio dovette affrontare due avversari tremendi: una leucemia e un cancro allo stomaco. Non li considerò battibili e a soli 49 anni morì, cadendo dal quarto piano dell'ospedale di Barcellona dov'era ricoverato, forse suicida. Tristissima fine di uno dei più grandi bomber della storia.

(Palla al Triso)

 

 

Mondiale 1982: io c'ero!

 

(L'unica vera foto ufficiale della finale Mondiale, fate caso al secondo in piedi da sinistra...)

Sono passati quasi 42 anni da allora ed è arrivato il momento che la verità venga a galla. Troppi sono i casi irrisolti di questo nostro...sconclusionato Paese. Ustica, Piazza Fontana, il treno Italicus...tutto rimane sempre avvonto nel mistero. Ora basta! Questo peso me lo voglio togliere dallo stomaco una volta per tutte!

Partiamo dall'inizio. E' il luglio del 1982. Sono appena smontato di guardia alla Caserma Valfrè, con la prospettiva di dover affrontare ancora nove mesi di naja. Mi chiamano al telefono...

"Ciao Triso, sono Enzo e sono disperato!"

Enzo è Enzo Bearzot e considerando che ha appena fatto fuori dai Mondiali Argentina, Brasile e Polonia e si appresta a giocarsi la finale gli dico che mi sembra strano sentirlo così giù di corda.

"Ciccio (Graziani, ndr) non ce la fa, ha una spalla sfatta e fa fatica a respirare e Spillo (Altobelli, ndr) in mezzo a quei carrarmati crucchi mica ce lo vedo... Fai un salto a Madrid!"

Sono senza parole e, soprattutto, senza uno straccio di possibilità di ottenere un permesso...addirittura per andare all'estero. Glielo faccio notare.

"Non ti preoccupare per questo: gliel'ho già detto a Sandro (Pertini, ndr), promettendogli di lasciarlo vincere a scopone se chiama il suo amico generale. Tutto fatto: ti mette a disposizione anche un'aereo dell'Aviazione Militare che parte da Castel d'Annone!"

Arrivo a Madrid, domani si gioca. Mi mettono in camera con Zoff, che se di solito parla poco, in compenso di notte russa come se non ci fosse un domani. Non avrei chiuso occhio comunque, perchè esordire in Nazionale e farlo in una finale di Coppa del Mondo non capita tutti i giorni.

Fischio d'inizio. Mi passano la palla e Gentile mi tira una stecca incredibile alla caviglia. Non ci avevano presentato e pensava che fossi un tedesco: quando riconosce il colore della maglia mi chiede scusa e va a mordere Littbarski.

Per il resto lo sapete come è andata a finire. Cabrini sbaglia il rigore, Paolino segna, Tardelli fa l'urlo che passa alla storia e Altobelli...in realtà non è mai entrato, perchè il gol del 3 a 0 l'ho segnato io.

Non ero stato inserito nell'elenco ufficiale della Nazionale e mi avevano fatto giocare col documento di Altobelli... Per Oriali era stato un gioco da ragazzi!!!

(Palla al Triso)

Celo/manca: figurine del "nostro" calcio - Giovanni Ferrari


 (Tratto da un Hurrà Grigi del passato)

Questa volta facciamo veramente un tuffo nel passato. Per compiere un atto dovuto nei confronti di chi il calcio alessandrino lo ha onorato al livello più alto. Al nome di Alessandria, quando si parla di calcio si ricollega immediatamente Rivera (quasi scontato), ma l'alessandrino in assoluto più titolato è "Giuanìn" Ferrari (nella foto), l'asso della "Canarola"! 

Fu tutto meno che un personaggio. Tanto era importante la sua presenza in campo, quanto voleva apparire il meno possibile fuori di esso. Umile fino all'eccesso ma insieme caparbio, orgoglioso e con un carattere di ferro. A tutto ciò abbinava un'intelligenza tattica di grana sopraffina, caratteristica che condivise con i suoi conterranei "Mandrogni" Baloncieri e, appunto, Rivera, come lui grandi artisti del pallone.

Vinse tutto quello che si poteva vincere: due titoli mondiali e otto scudetti, sempre da principale protagonista. In mezzo al campo nessuno sapeva dare i tempi dell'azione come lui. Era il vero "bilancino" della squadra, fulcro di centrocampo che raccordava il gioco delle retrovie con quello dell'attacco con grande sapienza. E quando gli capitava di intravedere i pali della porta avversaria non si faceva certo pregare per metterla dentro!

A vederlo fuori dal campo, stempiato e tendente a prendere qualche chilo, sembrava più a un ragioniere che non a un atleta: gli intenditori, però, lo ricordano come il più completo interno di sempre.

(Palla al Triso)


Peñarol: gli undici più forti di sempre

 

Fondata da dipendenti e operai della compagnia ferroviaria di Montevideo, prese poi il nome dal rione cittadino che richiamava le origini piemontesi di buona parte degli abitanti, partiti da Pinerolo alla ricerca di un futuro migliore. La squadra giallonera è divenuta presto una delle compagini dominanti nel calcio uruguagio e, più in generale del Sud America.

53 campionati nazionali, 12 Liguillas, 2 Supercoppe dell'Uruguay, 5 Coppe Libertadores, 3 Coppe Intercontinentali, una Supercoppa dei Campioni Intercontinentali, una Copa Ricardo Aldao, 3 Cope de Honor Cousenier, una Tie Cup e una Copa de Confraternidad Escobar nel ricco palmarès.

Tanti i campioni che ne hanno vestito la maglia, alcuni anche "Mondiali" nel '30 o nel '50:

1 Ladislao Mazurkiewicz, 2 Ernesto Mascheroni, 3 Roberto Matosas, 4 Obdulio Varela, 5 Juan Carlos Gonzalez, 6 Julio Montero Castillo, 7 Alcides Ghiggia, 8 Pedro Virgilio Rocha, 9 Alberto Spencer, 10 Juan Alberto Schiaffino, 11 Fernando Morena.

Qualità anche in panchina: Alvaro Gestido, Luis Cubilla, José Piendibene, Julio Cesar Abbadie, Roque Maspoli e Oscar Miguez.

(Palla al Triso)

A volte ritornano!

  Non riesco, sono troppi i motivi che mi portano a ridare vita a "Palla al Triso". Per primo l'affetto, la simpatia, l'in...