Lettori fissi

martedì 6 febbraio 2024

Terza Categoria: chi andrà in paradiso?


 

E' stato illustrato ieri sera nella sede alessandrina dell'A.I.A. di Alessandria il format che caratterizzerà il finale di stagione del campionato di Terza Categoria provunciale.

Le venti squadre che, suddivise in due gironi, si stanno dando battaglia in questa prima fase di stagione arriveranno, con la diciottesima giornata in programma per domenica 25 febbraio, a determinare una classifica che promuoverà le prime cinque classificate di ogni girone a una poule finale con partite di sola andata che verranno disputate osservando particolari disposizioni legate alla graduatoria finale della regular season.

In virtù di questo nuovo regolamento la squadra prima classificata in ognuno dei due gironi disputerà sei delle proprie gare su nove sul terreno di casa e tre in trasferta; le seconde classificate e la migliore terza cinque in casa e quattro fuori; l'altra terza e le quarte quattro in casa e cinque fuori; mentre le quinte classificate giocheranno solamente tre gare sul terreno amico e sei in trasferta.

Al termine di questa serie di partite le squadre ai primi due posti verranno promosse in Seconda Categoria, mentre le classificate dal terzo al sesto posto disputeranno un ulteriore play-off dal quale emergerà una compagine chiamata a contendere a squadre di altri gironi piemontesi un ultimo pass per la promozione.

In parallelo a questa poule finale verrà disputato un torneo (con calendario di sola andata predisposto a computer, senza "favori" legati al piazzamento finale in classifica) da giocarsi tra le squadre classificatesi dal sesto al decimo posto nella regular season che assegnerà alla vincente il 1° Trofeo Provinciale di Terza Categoria.

Alla presenza del Delegato Provinciale, Marco Giacobone, e del Consigliere Regionale, Filippo Fava, al termine dell'incontro con i dirigenti delle società di Terza Categoria il Referente dell'Attività di Base della provincia di Alessandria, Vincenzo Avenoso ha illustrato ai dirigenti le caratteristiche della fase primaverile dell'attività del calcio di base (Piccoli Amici, Primi Calci, Pulcini ed Esordienti), sottolineando le problematiche emerse nel corso della stagione e la volontà, con il contributo di tutte le componenti, di superarle e migliorare le dinamiche di un comparto di estrema importanza per il sistema calcio provinciale.

Nel ricordare che tale attività avrà inizio dal prossimo 17 febbraio, Avenoso, Giacobone e Fava hanno anche annunciato la volontà di ripetere la positiva esperienza della "Giornata Provinciale del calcio giovanile" che nella passata stagione aveva portato al Moccagatta i nostri "piccoli campioni": la data è ancora da fissare ma la manifestazione li vedrà ancora protagonisti.

(Palla al Triso)

Pickles, un cagnolino col...fiuto del gol


(Tratto da: "I Mondiali di Jules Rimet" - Editrice Bradipolibri)

E' il 20 marzo 1966. Tra poco più di tre mesi prenderà il via l'ottava edizione della Coppa del Mondo. La coppa è già stata portata in Inghilterra dai dirigenti della federazione brasiliana, che la detiene ormai ininterrottamente dal 1958. Tra le mille iniziative promozionali che precedono la manifestazione c'è una mostra filatelica con pezzi assicurati dai Lloyd's di Londra per oltre sei miliardi di lire dell'epoca. Sede della mostra è il salone centrale di Westminster e per dare ulteriore spessore all'iniziativa, viene esposta anche la Coppa Rimet. Qualcuno pensa bene di portarsela a casa.

I dirigenti del calcio inglese piombano nel panico. Le due vicine stazioni della metropolitana, quella di Charing Cross e quella di Birmingham, sono poste in stato d'assedio e ispezionate centimetro per centimetro. Qualcuno si sorprende del fatto che il ladro si sia impossessato solamente della coppa, ignorando i francobolli: ne potevano bastare pochi di quelli per garantire un'esistenza agiata ad alcune generazioni di ladri! Pensandoci bene, però, si comprende come l'oro della coppa possa essere fuso e facilmente riciclato; più difficile trovare acquirenti per pezzi unici del mercato filatelico.

Dopo alcuni giorni di indagini, viene arrestato un portuale disoccupato di 47 anni, Edward Betchley, presto scarcerato dietro cauzione. Intanto a Lancaster Gate, sede della federazione britannica, in una busta assolutamente anonima, arriva un minuscolo frammento del basamento, accompagnato da una proposta di trattativa. Mentre sono in atto summit e incontri per decidere il da farsi, un venticinquenne impiegato di un'agenzia di viaggi, David Corbett, trattiene a stento il suo cagnolino, un simpatico bastardino senza alcun pedigree, di nome Pickles, che tira il guinzaglio per raggiungere, dietro a una siepe, un giornale vecchio di qualche giorno, accartocciato malamente, da cui spunta qualcosa di luccicante.

E' la Coppa Rimet! L'ha fiutata un cane nel giardino di una casa di Norwwod, nella parte meridionale di Londra.

Perchè viene trovata proprio in quel luogo? Chi paga la cauzione, per la verità molto alta, che scarcera Betchley? Chi l'ha portata via da Westminster? Tutte domande a cui non viene e non verrà mai data risposta. Le uniche cose certe sono che il portuale si farà due anni di galera e che, qualche mese dopo, quando si chiude la finalissima di Wembley ci sarà chi riterrà che la Coppa sia stata nuovamente rubata.

Questa volta, però, non ci saranno dubbi sugli autori del furto! 

(Palla al Triso)

 

lunedì 5 febbraio 2024

Dinamo Kiev: gli undici più forti di sempre


 


Sicuramente la Dinamo Kiev più importante e vincente della storia è stata quella guidata dal colonnello Lobanovski, autore di una vera e propria rivoluzione concettuale nel modo di concepire il calcio oltre la cortina di ferro.

Agli ordini del colonnello la formazione ucraina ha dominato per un buon periodo il calcio sovietico e ha innervato una delle nazionali più convincenti della storia.

La sala trofei dei biancazzurri è ricca di 13 campionati dell'Urss, 16 campionati ucraini, 9 Coppe dell'Urss, 13 Coppe dell'Ucraina, 3 Supercoppe sovietiche, 9 Supercoppe ucraine e 4 Coppe della C.S.I. Dall'Europa sono arrivate 2 Coppe delle Coppe e una Supercoppa Uefa. 

I miei Undici sono:

1 Oleksandr Shovkovskyi 2 Volodymyr Bessonov, 3 Anatolij Demjanenko, 4 Volodymyr Muntjan, 5 Vladyslav Vascuk, 6 Oleg Husjev, 7 Andrij Shevchenko, 8 Leonid Burjak, 9 Serhij Rebrov, 10 Volodymyr Veremjejev, 11 Oleg Blokhin.

A disposizione del mister: Viktor Serebryannikov, Igor Bjelanov e Andrij Jarmolenko.

(Palla al Triso)

Addio a Giacomo Losi, core de Roma


C'è Totti, c'è De Rossi e poi c'è lui.

Giacomo Losi, "core de Roma", che con 386 presenze è il terzo nella classifica per il maggior numero di presenze nella storia giallorossa della Roma.

Quasi in silenzio, così come aveva vissuto la propria parabola calcistica tra sudore, generosità, fatica e abnegazione ma sempre lontano dalle fatue luci della ribalta, Giacomo Losi se n'è andato ieri, a 88 anni.

Difensore di discreta tecnica e di tantissima presenza fisica, arrivò giovanissimo alla Roma e non la lasciò più, arrivando a esserne indiscusso capitano e conquistando anche un posto nella Nazionale azzurra che partecipò alla sfortunata (e violenta) spedizione mondiale in Cile nel 1962.

Con la maglia giallorossa ha alzato al cielo due Coppe Italia e una Coppa delle Fiere, mentre da allenatore della Cremonese vinse un campionato di Serie C, dopo aver contribuito a portare i grigiorossi lombardi in Serie C agli albori della sua carriera da calciatore.

Lasciò la Roma con l'avvento alla guida tecnica della società del mago Herrera, con cui non trovò mai sintonia, ma il suo cuore è rimasto sempre giallorosso.

(Palla al Triso)

Nati il 5 febbraio: calcio e stelle


 

Uno può credere o meno agli influssi astrali. Può credere o meno ai responsi dell'oroscopo. Può credere o meno ad aruspici, maghi o fattucchiere.

Difficile però non ritenere che possa essere stato solamente il caso e non una qualche particolarmente benevola influenza di maree, costellazioni e "messaggi" provenienti dalle stelle a far nascere tutti nello stesso giorno: il 5 febbraio, campioni inarrivabili come Cristiano Ronaldo, Carlitos Tevez, Neymar, Gheorghe Hagi e pure Cesare Maldini qualche anno prima.

Credeteci o meno ma nessuno può negare che il 5 febbraio sia uno dei giorni baciati in fronte dagli Dei del calcio.

(Palla al Triso)

 

Grandi bomber! Walter, Puskas, Müller


Fritz Walter

E' il capitano della Germania Ovest che, sovvertendo ogni pronostico, alza al cielo la Rimet del 1954 superando in finale la squadra d'oro ungherese, l'Aranycsapat. Lega tutta la sua parabola sportiva al Kaiserslautern, con cui vince due titoli tedeschi. A causa della malaria, contratta da bambino, sopporta a fatica il sole, preferendo condizioni atmosferiche pessime, come in occasione della finale di Berna: emerge così il detto "tempo da Fritz Walter".

Ferenc Puskas (nella foto)

Implacabile sotto rete, nella sua carriera, divisa sempre a metà (Honved e Real a livello di club; Ungheria e Spagna come nazionali), segna più di mille gol, vincendo 11 scudetti, tre Coppe dei Campioni, un'Intercontinentale e un oro olimpico con i magiari. Leader della squadra d'oro ungherese di inizio anni '50 che si fa sfuggire la Rimet del '54, persa contro ogni pronostico. Il "Premio Puskas" della Fifa consacra il gol più bello dell'anno.

Gerd Müller

Letale di testa nonostante la statura non elevata, imprevedibile nei movimenti grazie al baricentro basso, potente nelle conclusioni, capace di farsi trovare sempre al posto giusto nel momento giusto su ogni pallone che transiti nei pressi della porta avversaria: doti che gli permettono di segnare 677 gol in carriera, di cui 68 in 62 partite con la nazionale. Pallone d'Oro nel '70, vince gli Europei nel '72, i Mondiali '74, tre Coppe Campioni, oltre a scudetti e coppe varie.

(Palla al Triso) 

domenica 4 febbraio 2024

Cosmos New York: gli undici più forti di sempre

Forse usciamo un po' dal calcio ed entriamo nel mondo dello spettacolo per parlare di questa formazione che negli anni '70 e '80 tentò di lanciare il calcio sul territorio statunitense con risultati non del tutto soddisfacenti.

Lo fece facendo incetta di alcuni dei più grandi nomi del calcio di allora, ricoprendoli di dollari in una fase ormai calante della loro carriera, sperando che personaggi di tale livello rappresentassero il grimaldello indispensabile per fare breccia nei favori degli sportivi a stelle e strisce. Funzionò in parte e in parte fu un fuoco di paglia che necessitò di essere nuovamente alimentato, anni dopo, per ritagliarsi uno spazio importante.

La squadra newyorkina comunque in quei tempi si aggiudicò 5 titoli Nasl, cui fece seguire altri tre titoli qualche anno dopo nel corso di un nuovo tentativo di sviluppo calcistico nazionale. Oggi la franchigia del Cosmos è in stand-by, non partecipando ad alcun campionato ma non è detto che in un prossimo futuro i Cosmos non ritornino a recitare un ruolo importante nel "soccer".

Ecco gli undici della storia, un insieme di stelle e di comprimari con buone esperienze europee:

1 Yasin Ozdenak, 2 Ivan Buljan, 3 Vladislav Bogicevic, 4 Francisco Marinho (F. das Chagas M.), 5 Oscar (Josè O. Bernardi), 6 Franz Beckenbauer, 7 Frans Van der Elst, 8 Marcos Senna, 9 Giorgio Chinaglia, 10 Pelè (Edson Arantes do Nascimento), 11 Jomo Sono.

In panca: l'ex veronese Wladyslav Zmuda e l'ex compagno di Chinaglia alla Lazio, Giuseppe Wilson.

(Palla al Triso)


Emilio Colli, il segretario perfetto!


E' stato calciatore, è stato allenatore e poi è diventato uno dei dirigenti più preparati e affidabili dell'alessandrino.

Emilio Colli è sicuramente da considerare come uno degli indiscutibili punti di riferimento del panorama calcistico provinciale. Per anni ha legato il proprio nome e la propria assidua attività all'Aurora Alessandria, sempre presente sul campo e negli uffici della società di Via San Giovanni Bosco, per svolgere un lavoro di segreteria e di coordinamento di squadre e piccoli e grandi atleti che hanno fatto, negli anni, della sociertà fondata da Don Antonio Demartini, forse il vertice assoluto sia qualitativamente che per numero di iscritti del calcio locale.

Per lui, espressione del rione Orti, l'avvento all'Asca a un certo punto è apparsa come la logica conseguenza di un inevitabile percorso. Sarà un caso, ma perso Emilio, son bastati pochi mesi e l'Aurora ha purtroppo dovuto chiudere i battenti dopo più di sessant'anni di fervente attività. E lo scettro è passato inevitabilmente ai gialloblu dell'Asca, dalla cui segreteria Emilio Colli ha continuato a svolgere il suo compito da vero leader organizzativo.

Trovando anche il tempo per redarre libri sulla storia della società, prima all'Aurora e poi all'Asca stessa.

E il futuro? Da qualche anno quello che comincia promette sempre di essere l'ultimo ma, manco fosse un marinaio, il buon Emilio non mantiene mai questo tipo di promesse.

Aspettatevi di vederlo sui campi e dietro una scrivania ancora per molto a lungo!

(Palla al Triso)

Grandi bomber! Batistuta, Weah, Hugo Sanchez, Ibrahimovic


Gabriel Omar Batistuta (nella foto)

Uno dei più forti centravanti mai apparsi nel panorama calcistico internazionale, dotato di potenza nel tiro, capacità di farsi rispettare fisicamente grazie a una struttura particolarmente robusta ma anche difficile da contrastare sotto il piano tecnico. Fino ai 16 anni si dedica ad altri sport, avvicinandosi al calcio quasi per caso. In Italia stabilisce il record di undici partite consecutive in gol, vincendo classifiche cannonieri e uno scudetto con la Roma.

George Weah

Leggendario un suo gol nel campionato italiano con palla conquistata al limite della propria area e traversata "coast to coast", saltando avversari come birilli per andare a depositare la palla in rete. Nel '95 un cambio nel regolamento fa in modo che possa ricevere, primo non europeo, il Pallone d'Oro. Nello stesso anno vince anche il Fifa World Player. L'IFFHS lo indica come calciatore africano del secolo per le sue vittorie con PSG, Monaco, Milan e Chelsea.

Hugo Sanchez

Attaccante dalle notevoli doti acrobatiche (anche con funamboliche capriole per festeggiare i gol), inizia a vincere in patria con i Pumas prima di spostarsi a Madrid, dove gioca nelle tre squadre della capitale (Atletico, Real e Rayo Vallecano). E' con la camiseta blanca che riesce a dare il meglio di sè, conquistando più volte il titolo di "Pichichi", come miglior realizzatore del campionato. Da allenatore arriva anche alla panchina della nazionale messicana.

Zlatan Ibrahimovic

Aiax, Juve, nerazzurri milanesi, Barça, MIlan, Psg: qualsiasi maglia indossi vince il campionato, segnando reti, facendo impazzire i difensori avversari, facendo anche incetta di espulsioni e squalifiche. Carattere impetuoso e fisico imponente ne fanno un soggetto di difficile gestione ma di grandissima resa. Potente, perfetto nella protezione della palla, tecnica individuale eccellente, atleticamente devastante, anche grazie al taekwondo praticato in gioventù. 

(Palla al Triso)


sabato 3 febbraio 2024

Moacir Barbosa: una condanna senza senso

 

Non gliel'hanno mai perdonata!

Un popolo intero, milioni di brasiliani, lo ha condannato a un "ergastolo sociale" crudele e, soprattutto, del tutto ingiusto.

Nato nel 1921 a Campinas, Moacir Barbosa, come tutti i bambini brasiliani, si innamora subito di quei palloni molto...artigianalmente improvvisati che rotolano in ogni angolo dell'immenso territorio brasiliano. Diversamente da quasi tutti i suoi piccoli amici, però, Moacir preferisce usare le mani e diventa portiere.

Scatto, agilità, colpo d'occhio, presa ferrea ne fanno presto un piccolo prodigio e a soli 23 anni è già il portiere titolare del Vasco da Gama, una delle società che stanno dominando il calcio nazionale. Para a mani nude, "per meglio sentire il contatto col pallone" e quando si presenta come numero Uno del Brasile ai Mondiali di casa del 1950 è nel pieno della propria maturità fisica e tecnica. Col Vasco ha già vinto molto e con la nazionale è campione del Sudamerica, grazie al titolo conquistato pochi mesi prima.

Il 16 luglio, però, si consuma la tragedia.

Si gioca l'ultima partita del girone finale della Coppa Jules Rimet. Per l'ultimo atto si sono qualificate Spagna, Svezia, Uruguay e Brasile. Il calendario fa sì che le due europee vengano presto fatte fuori e lascia il derby sudamericano come ultima sfida: una partita che si trasforma come in una vera e propria finale, in quanto la classifica racconta di un Brasile a quota 4 punti, Uruguay a 3, Svezia a 2 e Spagna a 1. Ai padroni di casa basterebbe anche un pareggio per essere proclamati campioni del mondo. E loro, in tutta la presunzione e superbia che ne aveva già condizionato i risultati nelle precedenti esperienze mondiali, già si considerano campioni!

Davanti a un Maracana stracolmo di 200mila tifosi osannanti, il gol di Friaça appare solo come una logica conseguenza del loro strapotere. Il gol del vantaggio dovrebbe consigliare una tattica più cauta, un atteggiamento maggiormente "conservativo", più attenzione e meno arroganza. Invece: addosso a testa bassa! Nemmeno la rete del pareggio, segnata da Schiaffino, rende più prudenti i brasiliani.

La vogliono vincere. Vogliono regalare la vittoria a quel popolo in deliquio.

Quando Ghiggia scatta verso il fondo, Barbosa vede che a centro area si sta smarcando Schiaffino e pensa che possa ripetersi l'azione che ha portato al pareggio della Celeste. Fa un passo verso il campo in attesa di un cross che non arriva. Non si sa se Ghiggia lo faccia volontariamente o meno ma la palla che ha calciato si indirizza verso il primo palo, dove Barbosa, per un millesimo di secondo, non riesce più ad arrivare. Cala il gelo. Il Brasile è battuto, la Coppa va all'Uruguay. 

A nulla serve pensare che la squadra nel suo insieme avrebbe dovuto interpretare diversamente la partita; credere che il mister avrebbe dovuto imporre una tattica e una gestione più cauta dei minuti successivi al pareggio; prendere atto della proclamazione a miglior portiere della manifestazione del loro numero uno; ritenere che il pubblico abbia caricato di troppe pressioni e responsabilità la squadra; valutare le prove negative di alcuni protagonisti, su tutti il goleador Ademir, fantasma per novanta minuti: il colpevole, l'unico inequivocabile responsabile della sconfitta di un intero paese è lui: Moacir Barbosa!

"In Brasile la pena più lunga per un crimine sono 30 anni di carcere. Io sono stato condannato all'ergastolo per un crimine che non ho mai commesso": fu questo il suo commento pochi anni prima di morire, dimenticato, reietto e mai perdonato.

(Palla al Triso)


A volte ritornano!

  Non riesco, sono troppi i motivi che mi portano a ridare vita a "Palla al Triso". Per primo l'affetto, la simpatia, l'in...