Lettori fissi

venerdì 24 maggio 2024

Juvecentus: 1967 - Settantunesima puntata


 

Giampaolo Menichelli

Il Menichelli più famoso del mondo dello sport è sicuramente il fratello Franco, medaglia d'oro olimpica nella ginnastica. Lui, comunque, un suo spazio importante riesce a ritagliarselo. E' per anni l'ala sinistra di una Juve che fa dell'impegno e del sacrificio il suo credo e il romano Menichelli, ottimo atleta, dotato di uno spunto in velocità di tutto rispetto, in una squadra del genere si trova perfettamente a suo agio. Con la maglia bianconera gioca 144 partite in A, con la ciliegina di 40 reti segnate, ma moltissime sono quelle che fa segnare a chi abbia la fortuna di essere suo compagno di linea. A decine i suoi cross spiovono a centro area, inviti golosissimi per i bomber abituati a stazionare al cenro dell'area avversaria. Arriva anche agli onori della Nazionale, a dimostrazione del fatto che, alle riconsciute doti di combattente, abbina qualità tecniche di prim'ordine. Non è stato uno dei grandissimi ma quando lascia la Juve molti lo rimpiangeranno a lungo.


LA "STORIA" DEL 1967

Il Pallone d'Oro torna all'est, grazie ai tocchi vellutati dell'ungherese Florian Albert, stella del Ferencvaros. La Coppa dei Campioni è appannaggio degli scozzesi del Celtic che, in finale, superano una squadra nerazzurra "che più cotta non si può". E infatti, pochi giorni dopo l'ultimo atto di coppa, gli uomini di Herrera perdono anche a Mantova, con colossale papera del portiere Sarti, e lasciano lo scudetto nelle mani della Juventus più operaia di sempre, i cui punti di forza sono i Del Sol e i Bercellino, i Leoncini e i Menichelli: non artisti del pallone ma concreti professionisti. La Coppa Italia se la porta a casa il Milan, mentre un nome nuovo assurge al titolo di capocannoniere: Gigi Riva, rombo di tuono!

(Palla al Triso)

 



giovedì 23 maggio 2024

Il nostro calcio: Walter Berengan, mondo Asca


 

La puntata di oggi è tutta dedicata al mondo Asca, con noi Walter Berengan che del mondo Asca è punto di riferimento imprescindibile. Con lui vorrei fare chiarezza subito su questa "galassia" che è diventata l'Asca, con le sue due squadre iscritte ai campionati provinciali.

Il gruppo è unico ma occorreva rinnovare il discorso delle concessioni degli impianti e abbiamo ritenuto opportuno creare una società che si assumesse l'onere: Junior Asca è nata per questo motivo principalmente; inoltre, però, abbiamo voluto dare seguito a una richiesta di vecchi giocatori Asca, che magari non si ritenevano più adatti per competere a livelli più alti, e ci chiedevano di creare una squadra di Terza che potesse permettere loro di continuare a svolgere l'attività, senza gli obblighi e l'impegno di un campionato di livello. Abbiamo così unito le due esigenze: Tonon rimane a capo dell'Asca, io ho assunto la presidenza della Junior e oggi, formalmente, l'Asca gioca in casa della Junior Asca.

Vecchi giocatori ma ancora bravi, perchè la Terza l'han poi vinta!

Va beh, parliamo di gente brava: Marco Cresta, Marco Ghè, gente che ha saputo far sentire la propria voce in questi ultimi quindici anni nel calcio provinciale. Si sono poi aggiunti altri ragazzi dalla Promozione, come mio figlio Alberto, Monaco e un altro paio hanno deciso di rinforzare questo gruppo. Siamo in Seconda e, dopo un anno di assestamento, per l'anno prossimo... mi sta venendo voglia di far meglio! Questa squadra serve anche molto da sfogo per i tanti giovani che stanno spingendo da dietro.

Due entità distinte, potrebbero quindi anche partecipare allo stesso campionato?

Certamente! Come hai detto sono comunque due entità distinte. Mi auguro di non fare mai il derby: significherebbe che una magari è retrocessa e l'altra vince il campionato: non posso permettermelo! Derby, quindi, solo a livello di amichevoli!

A livello giovanile, invece, l'Asca è una delle squadre guida dell'ambito cittadino e provinciale e da pochi mesi c'è anche questo accordo con il Monza. come è nato?

Un membro del nostro consiglio direttivo che è titolare di un'impresa edile a Sesto San Giovanni aveva avuto in passato alle sue dipendenze Citterio, che poi è entrato nello staff tecnico del Monza. I rapporti erano rimasti ottimi e da cosa nasce cosa: si è sviluppato questo accordo e da Monza ci stanno giungendo linee guida destinate a farci crescere.

E' importante l'attività che svolgete a livello giovanile.

Essenziale. In particolare, con l'avvento alla guida della prima squadra di Mattia Greco, abbiamo capito come deve funzionare il rapporto tra settore giovanile e prima squadra: lui segue le varie squadre, vuole provare i giovani, ne ha fatti esordire. Ne affiancheremo alcuni nella prossima stagione alla prima squadra. Questo serve per dare stimoli giusti ai ragazzini che oggi non vivono solo di passione come ai nostri tempi. I giovani diventano utili sia per l'Asca che per la Junior!

Importanti anche per assecondare le regole che obbligano le società a schierarli in campo.

Anni fa, i vincoli erano sui vecchi: non si potevano schierare più di quattro giocatori over 27. Forse una via di mezzo tra le due soluzioni sarebbe l'ideale. Anche perchè continuare a far giocare sempre gli stessi per vincere dei campionati, alla lunga non paga. Proviamo a rischiare e dare spazio!

E' semplice? E' difficile? Quanto è impegnativo fare calcio?

Sempre più impegnativo, sempre più difficile. Dobbiamo fare i conti con problemi sempre maggiori. Con i più giovani ci scontriamo quotidianamente con forme sempre più diffuse di... maleducazione. Anche nelle piccole cose, il campo diventa solo una valvola di sfogo dopo ore rinchiusi a scuola o in casa davanti a un video. Occorre riportare tutto su binari più coerenti e gestibili. Poi, è sempre più oneroso, sia in termini economici che in termini di impegno. Ora ci sono anche le novità dei protocolli e della riforma dello sport, con contratti di lavoro... Noi viviamo di poche quote e di piccoli sponsor che ci danno una mano; portiamo avanti un impegno sociale importante, che dovrebbe esserci riconosciuto, senza caricarci di ulteriori impegni. Ma chi ce lo fa fare? La passione! Ma la passione, a volte, a lungo andare, può anche finire...

(Palla al Triso) 

Juvecentus: 1966 - Settantesima puntata


 

Roberto Anzolin

Il destino nel nome. Il veneto Anzolin, piccolo angelo lo è davvero. Quando vola da un palo all'altro per difendere la porta della Juventus. Quando salva la squadra con le sue parate il più delle volte semplici, essenziali ma che danno sicurezza a tutto il pacchetto difensivo. Quando viene guardato con ammirazione dalle tifose per quel suo faccino pulito, da... angelo, appunto! Sa mantenersi sempre freddo, nella migliore tradizione bianconera: "Il mio compito è parare, non fare bella figura" e così riesce a ottenere entrambe le cose, dall'alto di una classe fatta di semplicità e di estrema praticità. Gioca in una Juve mai veramente grande e in un periodo in cui spadroneggiano i Buffon, i Ghezzi, i Negri e infine gli Albertosi, per cui le porte della Nazionale rimangono per lui sempre chiuse. Solo una volta, in amichevole, entra nel secondo tempo per gustare la soddisfazione della maglia azzurra. Un messicano batte un calcio d'angolo, con palla sul primo palo. Anzolin la blocca con una mano sola: troppo facile.

 

LA "STORIA" DEL 1966

L'anno dei Mondiali inglesi ridimensiona il calcio italiano. Mazzola e compagni restano sempre leader in patria ma escono di scena in Europa, dove torna ai vertici il Real Madrid. La Coppa Italia va alla Fiorentina e il titolo dei bomber a un attaccante "nuovo", Vinicio, centravanti di un Vicenza rivelazione. Resta la magra consolazione della vittoria in Mitropa Cup della Fiorentina, in finale sul Jednota Trencin (ma è una cosa seria?) Vorremmo evitare di scrivere le restanti righe. Ce lo impone il dovere di cronaca. Ai Mondiali inglesi tocchiamo il fondo, uscendo al primo turno eliminati da una grande potenza calcistica: la Corea del Nord! Pak Doo Ik, militare per necessità, centravanti per passione, vive la sua grande giornata. E saranno pomodori...

(Palla al Triso)

 


mercoledì 22 maggio 2024

Il pericolo di un papà rissoso...

 


"Lo sai papà che quasi mi mettevo a piangere dalla rabbia, quando ti sei arrampicato sulla rete di recinzione urlando contro l'arbitro? Io non ti avevo visto mai così arrabbiato! Forse sarà anche vero che lui, l'arbitro, ha sbagliato: ma quante volte io ho fatto degli errori senza che tu mi dicessi niente... Anche se ho perso la partita "per colpa dell'arbitro", come dici tu, mi sono divertito lo stesso..."

Questo è l'incipit di una lettera che un giovane calciatore, esasperato dai comportamenti del proprio "focoso" papà, gli ha scritto. Una lettera che ogni genitore dovrebbe avere ben impressa nella mente ogni volta che si appresti ad accompagnare al campo il proprio figlio.

Ed è quanto mai attuale. Settimanalmente ormai i mezzi di informazione danno notizie di scontri avvenuti a livello di campionati giovanili, nei quali, arbitri, allenatori, dirigenti, giovani calciatori e genitori sono costretti a ricorrere all'intervento dei medici, o delle forze dell'ordine o, nella "migliore" delle ipotesi si rendono protagonisti di situazioni che per poco non si trasformano in risse vere e proprie.

Che lo stadio rappresenti da sempre una "valvola di sfogo" per le tensioni quotidiane è un dato di fatto ma che fatti del genere succedano quando a scendere in campo sono bambini che chiedono solamente di poter correre dietro a un pallone per puro divertimento, è veramente assurdo.

La famosa sentenza di un grande allenatore di settore giovanile che proclamò: "La squadra giovanile ideale è quella composta da tutti orfani!" sembra assumere, ogni giorno sempre di più, un senso compiuto. Sarà anche un po' forte e provocatoria ma da quando ogni papà (e anche ogni mamma, ormai la parità di diritti si registra anche sui gradoni di una tribuna!) si è convinto che il proprio figlio sia destinato a ripercorrere i passi di Maradona o di Messi, la situazione sta assumendo caratteri particolarmente pericolosi.

Non per nulla la Federazione FIGC-LND sta portando avanti il progetto del Daspo societario, strumento col quale i dirigenti di qualsiasi società potranno avere la facoltà di "squalificare" a tempo qualsiasi genitore "troppo focoso", impedendogli l'accesso alle strutture societarie. Progetto utopistico? Può essere ma è comunque un tentativo e un modo per far passare un messaggio: il limite è raggiunto e oltre non si può più andare!

Settimana scorsa è successo anche nel nostro territorio: genitori troppo accesi, impegnati a urlare e insultare i ragazzini in campo. E mentre sul terreno di gioco l'unico scopo ha continuato a essere "la partita", con i ragazzini capaci di dimostrarsi molto più maturi dei loro genitori, sugli spalti il... fuoco si è spento solamente grazie al buon senso di coloro che sono stati in grado di non superare il limite. Ma non sempre è così.

Vogliamo essere ottimisti è pensare che in futuro andrà sempre meglio.

(Palla al Triso)

 

Juvecentus: 1965 - Sessantanovesima puntata

 

 

Luis Del Sol

Eccolo il giocatore tipo della Juventus di Heriberto Herrera. Lo chiamano "il postino", perchè lui assolve al suo compito senza battere ciglio, trottando, con quel passo che sembra sempre uguale, per tutti i novanta minuti. E' il prototipo del centrocampista moderno, fatto di tanta corsa ma estremamente razionale e dotato di stile e di classe. Prima di arrivare a essere il motore della Juve per ben 228 partite, lo è nel grande Real, scudiero fedele di molti campioni. A Torino deve essere l'uno e l'altro, scudiero e campione, e non si tira sicuramente indietro, riuscendo a essere per anni un saldissimo punto di riferimento. Come tutti gli spagnoli è estremamente orgoglioso. In una partita, contrapposto a Suarez (ex Barcellona), e presentato alla stampa come il brutto anatroccolo rispetto al cigno nerazzurro, si pone come obiettivo di far rimangiare quelle dichiarazioni. Segna due gol, mette in mostra passaggi millimetrici, compie recuperi prodigiosi e diverte con dribbling ubriacanti. La Juve vince 4 a 1 e Suarez, come le stelle, rimane a guardare!


LA "STORIA" DEL 1965

E' l'anno magico della Milano nerazzurra. L'apoteosi del "mago" Herrera. Vincere il campionato italiano è quasi una formalità, tanto da concedersi il lusso di lasciare alla Juve la Coppa Italia. Ma è fuori dai confini che una squadra tutta catenaccio e contropiede fa vedere le cose migliori. Trionfa in Europa, confermandosi in Coppa Campioni dopo aver superato in finale il Benfica. Dimostra di avere un conto aperto con gli argentini dell'Independiente, strappando loro, ancora una volta, la Coppa Intercontinentale. L'unico neo della stagione (se così si può dire!) è il Pallone d'Oro, assegnato al portoghese Eusebio, capace di entusiasmare più dei nerazzurri Facchetti e Suarez, finiti alle sue spalle. La Federcalcio dice basta agli stranieri. Frontiere chiuse.

(Palla al Triso)


martedì 21 maggio 2024

I vertici del calcio ad Alessandria

 


Prosegue il "percorso" di incontro e di confronto che i vertici del calcio regionale stanno portando avanti presso tutte le sedi delle delegazioni territoriali del Piemonte e della Valle d'Aosta.

Nel tardo pomeriggio di ieri, nella sala incontri del Circolo Canottieri di Alessandria, il presidente regionale della FIGC-LND del Piemonte e della Valle d'Aosta, Mauro Foschia, accompagnato dal segretario Roberto Scrofani e dal responsabile dell'Attività di Base Luciano Loparco, hanno incontrato, alla presenza del delegato provinciale Marco Giacobone e del consigliere regionale Filippo Fava, presidenti e dirigenti delle società della provincia di Alessandria in un confronto sereno e costruttivo, durante il quale sono state affrontate le più attuali e stringenti problematiche che riguardano l'attività dei vari livelli, da quello dei più piccoli a quello delle categorie agonistiche.

Sono stati argomento di riflessione la nuova legge sullo sport, le problematiche legate ai premi di tesseramento e di formazione, la composizione "strutturale" dei vari campionati giovanili e le più pressanti esigenze relative a una corretta attenzione relativamente all'attività di base (tornei, tesseramenti, rapporti società/federazione).

Il presidente Foschia ha poi espresso compiacimento, condiviso dall'assemblea, sul format adottato per il campionato di Terza Categoria, sull'attività delle Rappresentative Under 14, che sono tornate operative dopo anni di assenza e sul lavoro di formazione che la Federazione sta proponendo con gli incontri organizzati dai workshop della neonata Academy.

La serata si è conclusa con l'invito della dirigenza regionale a partecipare con entusiasmo alla prossima Festa del Calcio Giovanile che, il prossimo 31 maggio al Moccagatta di Alessandria, vedrà protagonisti i piccoli grandi campioni del calcio provinciale.

(Palla al Triso)

Juvecentus: 1964 - Sessantottesima puntata

 


Heriberto Herrera

Non appena arriva alla Juve prorompe in una delle sue frasi che non ammettono replica: "Il merito di una vittoria va diviso per dodici, quello di una sconfitta anche. Se qualcuno si crede superiore agli altri, lo dimostri lavorando di più, senza pretendere di essere servito". E' praticamente una dichiarazione di guerra nei confronti di Sivori, col quale, in effetti, ingaggia una sorta di duello personale che porterà alla cessione del "cabezon". Non gli verrà mai perdonato, nè dai tifosi, nè dai giornalisti, che hanno identificato in Sivori il loro idolo. Anche quando riesce a vincere uno scudetto, dopo un'incredibile rimonta sui nerazzurri milanesi, non gli vengono concessi particolari onori. Eppure, grazie a quel suo carattere intransigente e serio, riesce a mettere fine alle continue liti capaci di spaccare in mille clan lo spogliatoio: lui crea un gruppo unito e compatto. Anche tecnicamente è molto valido, vero inventore di quello che verrà contrabbandato, anni dopo, come calcio all'olandese. In realtà si ispirerà al "movimiento" herreriano. Nella sua Juve segnano tutti, non ci sono prime donne, c'è spazio solo per grandi uomini.


LA "STORIA" DEL 1964

Scudetto col brivido, e anche con una buona dose di contestazioni assortite: il Bologna se lo aggiudica a Roma, nel corso di uno spareggio con Mazzola e compagni che lascia dietro di sè una lunga scia polemica. La Coppa Italia va alla Roma, mentre i grandi appuntamenti estivi non vedono gli italiani tra i protagonisti. Alle Olimpiadi di Tokyo rinunciamo perchè accusati di professionismo (e gli ungheresi che la vinceranno?), la Coppa Europa per Nazioni è appannaggio della Spagna, Denis Law è Pallone d'Oro. Ci pensano i nerazzurri di Milano a ridarci un po' di morale: prima si aggiudicano la Coppa dei Campioni, superando in finale i "mostri sacri" del Real Madrid con un super Mazzola, poi, a novembre, al termine di tre scontri al calor bianco, strappano l'Intercontinentale all'Independiente.

(Palla al Triso)


 


lunedì 20 maggio 2024

Calcio Camminato da tutta Europa


 

Una due giorni di sport e di amicizia per le quasi trenta squadre che si sono confrontate, nello scorso fine settimana a Novarello, nell'ambito del XXI Memorial "Mauro Sadocco", torneo internazionale di Calcio Camminato per Club.

Il gruppo alessandrino Walking Football "Vincenzo Rolando" ha partecipato con le proprie formazioni Over 50 e Over 60 (nella foto), maturando utilissime esperienze contro formazioni di altissimo livello.

Piena soddisfazione, a torneo concluso, per la rappresentativa grigia che con la formazione Over 50 non è riuscita a superare il primo turno di qualificazione, vincendo la prima sfida con i Vercelli Walkers per 1 a 0, ma poi perdendo con Novarello per 3 a 1, con i francesi Six Tours Le Brusc per 4 a 2 e pareggiando con i Walking Lions di Bilbao per 2 a 2 e poi esserne sconfitti per 3 a 2 ai calci di rigore: nel complesso un dodicesimo posto finale sulle sedici partecipanti.

Meglio, invece, ha fatto la formazione Over 60 che ha pareggiato per 0 a 0 (e poi perso ai rigori per 3 a 2) con gli spagnoli del Walking Lions, battendo però poi per 1 a 0 gli svizzeri del Canton Ticino del Brusino e per 3 a 0 il Luserna Pinerolo. Ancora una volta, però, gli alessandrini hanno dimostrato allergia nei confronti dei calci di rigore che, dopo lo 0 a 0 dei tempi regolamentari li hanno condannati alla sconfitta nella semifinale con l'Arsenal, poi vincitore del torneo.

La "finalina" di consolazione per il terzo gradino del podio ha visto aver la meglio la formazione inglese dell'EWfc per 1 a 0.

(Palla al Triso) 

Juvecentus: 1963 - Sessantasettesima puntata

 

Ernesto Castano

Per un lunghissimo periodo impersona la figura del capitano per antonomasia, per come ha saputo dimostrare ai compagni di squadra e ai tifosi come ci si possa sacrificare per un ideale. Per due volte i medici arrivano a predirgli la fine della carriera, per due volte li smentisce clamorosamente, superando anche le diagnosi più severe e crudeli. Fa del carattere la sua arma più importante: dietro a un'apparente ritrosia e a un candore incredibile in un mondo duro e senza scrupoli come quello del calcio, si cela un "duro", capace di superare gli ostacoli più difficili con la forza di una volontà a prova di bomba. D'altronde, chi, a soli 22 anni, si vede togliere ben tre menischi, deve veramente amare il calcio per continuare. "Il terzino con le ginocchia di cristallo" lo chiamano, anche con un pizzico di perfidia: lui fa spallucce e inanella presenze, fino a metterne assieme 265 per la sua Juve. Trascina col suo esempio i compagni alla conquista dello scudetto del '67: è una squadra che non vuole mai arrendersi, seguendo lo stile di vita del suo silenzioso capitano. Qualcuno si è chiesto se Tino sia stato o meno il terzino di maggior classe della storia bianconera. Il più coraggioso di sicuro.

 

LA "STORIA" DEL 1963

Qual è la notizia più importante dell'anno? Che i nerazzurri di Helenio Herrera pongono la prima pietra della loro grande epopea con il titolo italiano? Che l'Atalanta di Pizzaballa e Domenghini si aggiudica la Coppa Italia? Che il Pallone d'Oro va per la prima (e per il momento unica) volta a un portiere: il russo Lev Jascin? Che la coppia straniera Nielsen - Manfredini occupa, in coabitazione, il trono dei bomber? No. La vera grande notizia è che, finalmente, dopo un lungo periodo di dominio della penisola iberica, una squadra italiana si laurea campione d'Europa. Il Milan di Rivera, guidato saggiamente dalla panchina da "paròn" Rocco, batte in finale il Benfica. Ciliegina sulla torta, le 14 reti di Altafini, record difficilissimo da superare.

(Palla al Triso)

 


domenica 19 maggio 2024

Prima Categoria: Fruga avanti, Canottieri salva

 

 

Dopo aver dominato, insieme alla devastante Asca, tutta la stagione di Prima Categoria, la Frugarolese si rende protagonista di un'ulteriore prova di forza superando un quadratissimo Costigliole e si iscrive a un ruolo importante anche per le prossime domeniche che potrebbero portare i ragazzi di mister Borlini a mettere la fatidica ciliegina sulla torta della stagione.

Ora dal quadrangolare composto da Union Novara, Virtus Vercelli, Mappanese e Grugliasco usciranno i nomi di due promosse in Promozione; mentre l'ultima promossa uscirà dal triangolare che vedrà i ragazzi di mister Borlini (nella foto) opposti a Vigone e Boves MDG Cuneo.

La prima partita sarà tra Vigone e Boves, mentre il proseguo del calendario dipenderà dall'esito di questa prima sfida.

Sospiro di sollievo per l'Aurora Canottieri Pizzerie, vincente a Cassano per 2 a 0 e salva all'ultimo respiro.

(Palla al Triso)


A volte ritornano!

  Non riesco, sono troppi i motivi che mi portano a ridare vita a "Palla al Triso". Per primo l'affetto, la simpatia, l'in...