Lettori fissi

sabato 13 aprile 2024

Juvecentus: 1926 - Trentesima puntata

 

 


 

Federico Munerati

Subito salta agli occhi quella immensa testa di capelli ricci, quasi un travestimento da clown in anni immolati sull'altare della brillantina, resa indispensabile da Rodolfo Valentino. Eppure proprio quella testa è uno dei suoi punti di forza: quanti palloni, colpiti con eccezionale tempismo e discreta forza, finiscono alle spalle dei portieri avversari. Un grandissimo senso della posizione e un eccezionale fiuto del gol fanno di questa ala destra molto particolare, un bomber da prima pagina. E' infatti il cannoniere juventino d'anteguerra, capace di segnare gol a grappoli e di far esclamare al compagno di squadra Ferrari: "Dove c'è un pallone da gol, lì capita lui". Grande goleador, certo, ma anche grande ala, in grado di mettere al centro perfetti cross, docili docili, solo più da mettere dentro. Uno dei grandissimi, cui forse mai sono stati tributati i giusti meriti.


LA "STORIA" DEL 1926

E dopo 21 anni la Juve torna a vincere. Prima domina il proprio girone di qualificazione, poi, in uno spareggio durissimo, elimina i campioni del Bologna e infine sbriga la formalità con la vincente della Lega Sud, la solita Alba, con un 12 a 1 complessivo. Intanto, a livello federale, ci sono grandi novità. L'autarchia fascista, con la "Carta di Viareggio", impone che dalla stagione successiva, uno solo dei due stranieri tesserabili possa scendere in campo. Successivamente, poi, dal '27-'28 le squadre dovranno essere completamente italiane. Unica eccezione per i "rimpatriati", provenienti da fuori ma italiani o figli di italiani.

(Palla al Triso)



venerdì 12 aprile 2024

Grigi tra impegni, promesse e voci


 

"C'è moderata soddisfazione e ottimismo": questo il commento del sindaco di Alessandria, Giorgio Abonante, al termine dell'incontro che questa mattina ha messo di fronte, a Palazzo Rosso, le autorità cittadine (col sindaco era presente anche l'Assessore allo Sport, Vittoria Oneto)  e la dirigenza dell'Alessandria Calcio. Il presidente Molinaro e il direttore generale Maione hanno garantito la loro assoluta volontà di proseguire nell'impegno assunto, acconsentendo alla richiesta di Abonante di presentare entro il prossimo mese di maggio un concreto progetto di rilancio, corredato da allegato business plan e piano industriale. 

Il sindaco ha preso atto della volontà dell'attuale dirigenza, confermando come siano state affrontate spese non indifferenti e accettandone la promessa di essere in grado di coprire l'ulteriore ammontare debitorio, oltre a poter affrontare futuri progetti di crescita. A testimoniare la... solidità delle intenzioni di dare consistenza a un progetto di crescita, Molinaro e Maione hanno presentato alle autorità la richiesta di poter ottenere un'area sportiva su cui insediare un nuovo centro sportivo.

Queste le promesse e le buone intenzioni. Ora le voci.

Circolano voci che ci sia una cordata ligure pronta a mettersi in gioco.

Circolano voci che almeno un paio di "nomi forti" dell'imprenditoria locale e non (gente che nel calcio ha avuto in passato o ha ora voce in capitolo, in varia forma) si siano detti disponibili a salire a bordo col proprio contributo.

Circolano voci che siano in viaggio dal capoluogo di regione turbe di direttori sportivi e allenatori.

Circolano voci che tutto si dissolverà nel nulla e si dovrà ripartire da zero.

Tra impegni, promesse e voci c'è un'unica certezza: popolo grigio sarai chiamato a vivere altri mesi di sofferenza e di passione!

(Palla al Triso)

  

L'auto gialla di Pelé


 

Eroe di Stoccolma nel Brasile dominatore dei Mondiali del 1958, il ragazzino Pelé, nemmeno ancora maggiorenne, venne travolto da un'ondata di celebrità incredibile. Da ogni parte del Paese gli arrivavano doni e riconoscimenti, tutti volevano esprimere al campioncino di Tres Coraçoes la propria riconoscenza per aver contribuito, in maniera determinante, a scacciare la "maledizione" che sembrava gravare sulla Seleção e ne impediva la conquista di quel titolo già sfiorato ma mai raggiunto. 

Lo Stato brasiliano gli fece dono di una villa situata nei pressi dello stadio di Belmiro, dove il piccolo fenomeno si esibiva con la maglia del Santos, mentre un gruppo di tifosi fece recapitare davanti alla povera casa di Bauru, dove viveva con papà Dondinho e mama Celeste, una nuovissima e stupenda auto gialla. Nessuno era in grado di guidarla, in quel quartiere poverissimo dove un'auto era anche solo impossibile da pensare, ma tutti si divertivano a suonarne il clacson, come segnale di riconoscenza nei confronti di Pelé.

A un certo punto della notte, i genitori del ragazzino andarono a svegliare un camionista della zona, pregandolo di portare via quell'incubo che impediva a tutto il quartiere di dormire!

(Palla al Triso) 

Juvecentus: 1925 - Ventinovesima puntata


 

Carlo Bigatto

La prima vera, grande bandiera della Juve. Eppure, oggi ci si è quasi dimenticati di lui, ci si ricorda di altri molto meno significativi, molto meno nobili. Bigatto è troppo semplice per lasciare tracce profonde. Diciotto anni di Juve (dal '13 al '31), finchè il fiato, minato da centoquaranta sigarette al giorno, regge lo sforzo. Un grande giocatore, completo, in grado di giocare in tutte le parti del campo e di farlo con proprietà di tocco e rara intelligenza. Due cose sono rimaste particolarmente a cuore, di questo campione di generosità, a chi conosce la storia juventina: quella canottina da pallanuotista che sempre porta in capo e lo spirito da eterno dilettante che lo contraddistingue. In una Juve di pionieri il baffuto Bigàt è il simbolo di quei tempi epici. In una Juve che viaggia verso il professionismo, lui rimane l'unico puro, che gioca per passione. Che gioca per la Juve.


LA "STORIA" DEL 1925

Bologna campione per la prima volta nella sua storia, anche se in maniera non del tutto chiara. Le vincitrici dei due gironi della Lega Nord sono i campioni in carica del Genoa e i bolognesi. Non bastano quattro partite per decidere chi dovrà incontrare l'Alba nella finale nazionale. Al quinto tentativo, un calcio d'angolo,,, "tramutato" in gol dal rumoreggiare del pubblico e dall'intervento del gerarca fascista Arpinati, fa perdere la testa ai genoani, cui viene inflitta la sconfitta a tavolino. Tempi di regime! Intanto, il 22 marzo, nel corso di Italia-Francia, per la prima volta un centro-meridionale veste la maglia azzurra: è Fulvio Bernardini della Lazio, un grande.

(Palla al Triso)



giovedì 11 aprile 2024

Il nostro calcio: Enrico Cremon, allenatore


 

Chi è stato o è nel mondo del calcio da almeno trent'anni conosce sicuramente Enrico Cremon, un'istituzione ormai per il calcio provinciale, perchè questo mondo Enrico lo frequenta da sempre.

Tantissimi anni, prima come giocatore, poi una passione che non ho mai potuto... sopprimere mi ha portato a fare il dirigente e l'allenatore.

E cambiato tanto il calcio in tutti questi anni?

Tantissimo. Ricordo gli anni miei da ragazzino: il calcio è sempre stato a undici, comprensivo di diverse annate tutte insieme, poi sono cambiate regole e disposizioni. Ora praticamente ogni annata fa... vita a sè, si gioca a sette, a nove e poi finalmente a undici, con step successivi di crescita. Non so se fosse meglio o più giusto allora o adesso, di sicuro, oggi dal mio punto di osservazione, da allenatore, noto la differenza: il passaggio da nove a undici, ad esempio, a volte può creare qualche... scompenso. Forse sarebbe preferibile inserire un momento di passaggio graduale, magari nell'ultimo anno prima del passaggio a undici, già far fare l'esperienza nella fase primaverile con appello, squadre a undici, dimensioni del campo allargate, nuovo concetto del fuorigioco; anche pur con tre tempi da venti come è adesso ma già nell'ottica dell'imminente cambio.

Non è cambiato solo il modo di fare il calcio, tante società storiche non sono più state in grado di tenere il passo e sono scomparse, perchè?

Il fattore economico è alla base di ogni problema, gli sponsor sono sempre più rari, diventa sempre più difficile reperire materiali e mantenere strutture, poi sicuramente mancano progetti seri, a lungo termine; spesso invece, bruciato l'entusiasmo del primo anno, tutto si azzera. Non necessariamente un problema di risultati: quelli li decreta il campo e ci possono essere o non essere ma l'incapacità di programmare su fondamenta solide è alla base o meno della vita di una società. Ogni anno, gestire i processi di crescita porta a saper dare risposte: diventa importante mettere a disposizione strutture adeguate per poter permettere di disputare allenamenti e partite e questo porta anche ad allargare il proprio bacino di utenza. Ma senza progetti definiti non si va lontano.

Cabanette è stato per anni il tuo "centro operativo", non facile gestire impianti di questo tipo?

Costi. Tanti. Le quote non arrivano a coprire tutte quelle che possono essere le spese. Senza forze esterne, come ditte o amministrazioni comunali particolarmente attente, diventa difficile. Forse in questo sono favorite le società di paese, che hanno più possibilità di rientrare sotto l'egida del proprio comune. In città è più dura, vediamo solo in Alessandria quanto è cambiata la mappa calcistica, sia come numero che come qualità. 

Alessandria storicamente fucina di grandi giocatori. Da tempo non ne nascono più: problema solo di generazioni?

Sono cambiati i ragazzi, hanno altri, troppi interessi che distraggono. E' un luogo comune ma... noi avevamo solo quello... E poi sono cambiati anche i genitori: anni fa forse i genitori non avevano tempo a disposizione per seguire... i giochi dei figli, oggi sono molto più presenti... e non è sempre un bene!

(Palla al Triso)    

La grandezza di Didì, Vavà e Pelè


Se dicessi Waldyr Pereira, Edvaldo Izidio Neto ed Edson Arantes do Nascimento, per la maggior parte delle persone potrebbe tranquillamente corrispondere a uno stralcio di una guida del telefono di una città sudamericana, otterrei effetto completamente opposto se le tre persone citate le chiamassi con l'apelido, il soprannome che è usanza in Brasile affibbiare a qualsiasi giocatore di calcio: Didì, Vavà, Pelè!

Tre campioni immensi che hanno portato trofei, vittorie e gloria al calcio verde-oro e hanno fatto innamorare turbe di tifosi in tutto il mondo. 

Talmente famosi e amati da tutti che anche in Italia, appena conclusosi il Mondiale svedese del 1958 che li aveva fatti assurgere a icona universale del calcio, anche il Quartetto Cetra, uno dei simboli della canzone italiana dei tempi, dedicò loro un motivetto: "Didì, Vavà, Pelè / tre brasiliani neri nei / come tre chicchi di caffè / ti fan ballare la nuova samba / segnando gol a tre a tre..."

A quei tempi un testo accettato, oggi non lo canterebbe nemmeno Acerbi!

(Palla al Triso)

Juvecentus: 1924 - Ventottesima puntata


 

Virginio Rosetta

Con lui si esce dalla preistoria e si entra nella storia vera e propria. Con lui nasce il professionismo calcistico. Con lui la Juve vince sei campionati e possiede il trio delle meraviglie, affiancandolo a Combi e a Caligaris. Viri (come viene chiamato) è già un grande con la maglia della Pro Vercelli, tanto grande che la Juve lo vuole a tutti i costi e offrendogli un impiego da contabile nella ditta Ajmone-Marsan (1.050 lire al mese, più vitto e alloggio), lo convince a trasferirsi a Torino. Rosetta gioca, vince e viene fermato dalla Federazione, che penalizza la Juve di sei punti per averlo fatto giocare con tesseramento irregolare. Per quell'anno va così. L'anno successivo l'ingaggio è cosa fatta: il presidente della Pro, Bozino, incassa 45 mila lire e Rosetta è bianconero. In maniera definitiva. Arriverà a essere campione del mondo e verrà ricordato sempre come il primo "professionista del pallone".

 

LA "STORIA" DEL 1924  

Il 1924 porta con sè due momenti importanti: il canto del cigno del Genoa, per l'ultima volta campione, che dopo aver dominato il calcio dei pionieri ed essersi aggiudicato ben nove scudetti, abbandona il calcio di vertice; la partecipazione azzurra alle Olimpiadi di Parigi, dove, dopo le belle vittorie su Spagna e Lussemburgo, veniamo eliminati da un gol in fuorigioco dello svizzero Abegglen. La squadra rossocrociata arriverà poi sino alla finale, dove verrà travolta dal fortissimo Uruguay. Sulla panchina azzurra appare, per la prima volta, e per soli pochi mesi, Vittorio Pozzo. Ci tornerà nel '29 e sarà una lunga serie di trionfi.

(Palla al Triso)

 


mercoledì 10 aprile 2024

Under 14, superato... l'esame Grigi


 

Messi di fronte ai coetanei dell'Alessandria Calcio che disputano il campionato Under 14 a livello nazionale e freschi reduci da una rotonda vittoria per 5 a 0 sul Novara, i ragazzini di mister Bianchini hanno confermato in maniera estremamente convincente un percorso di crescita molto importante. Una sconfitta di misura, per 4 a 3, a cui si possono pure aggiungere un paio di occasioni fallite per un soffio, contro i ragazzi di mister Vittorio Gozzoli deve essere considerato come un ulteriore passo di crescita per la Rappresentativa alessandrina, ora pronta per affrontare l'avventura regionale.

Molto soddisfatto, a fine gara, il Delegato provinciale FIGC-LND, Marco Giacobone: "I ragazzi stanno imparando a conoscersi sempre di più: ormai sanno fare gruppo, quando entrano nello spogliatoio della Rappresentativa dimenticano i colori delle maglie per cui giocano di solito, avendo capito di essere entrati a far parte di una nuova realtà, che vogliono vivere con tutto l'entusiasmo dei loro anni e che sanno che non dimenticheranno mai."

E ora, tutti pronti a vivere quest'avventura, a cominciare dal prossimo 25 aprile.

(Palla al Triso)

 

Under 14: presentazione ufficiale in Provincia


 

La Sala Consiliare della Provincia di Alessandria ha ospitato oggi pomeriggio la cerimonia di presentazione ufficiale della Rappresentativa Under 14 che parteciperà all'ormai prossimo Trofeo delle Delegazioni del Piemonte. Ricevuti dal Presidente dell'Amministrazione Provinciale, Enrico Bussalino, e dall'Assessore allo Sport del Comune di Alessandria, Vittoria Oneto, i 23 convocati, accompagnati dal Delegato Provinciale FIGC-LND, Marco Giacobone, e dal Consigliere Regionale FIGC, Filippo Fava, sono stati presentati alle autorità e alla stampa.

Il Delegato Giacobone ha fatto una breve sintesi del percorso sinora portato avanti con mister Graziano Bianchini e con lo staff, composto dal fisioterapista Matteo Gatto, dai dirigenti federali Giampiero Bruno, Luciano Semino, Alessandro Trisoglio e Mario Carlo Bisoglio, ricordando poi le date del primo turno che prevede un quadrangolare che opporrà la squadra alessandrina il 25 aprile contro Asti (campo Bosia 2 di Asti); il 1° maggio contro Torino A (Campo Comunale di Castellazzo); il 15 maggio contro Cuneo (campo Bosia 2 di Asti), augurando che si possa arrivare sino alle finali del 23 giugno a Verbania. 

Sia il Presidente Bussalino che l'Assessore Oneto hanno posto attenzione all'importanza dello sport e di una sana attività fisica, soprattutto in questa fascia di età, ammirando l'entusiasmo e la carica positiva che animano i ragazzi.

Il Delegato Giacobone ha approfittato poi dell'occasione per ricordare un altro importante momento che vedrà protagoniste le società affiliate alla Delegazione alessandrina, convocate allo Stadio Moccagatta il prossimo 31 maggio, a partire dalle ore 19, per l'edizione 2024 della Festa del Calcio Giovanile. In campo scenderanno i calciatori delle annate 2015-2016-2017, con sfilata di tutte le società e la premiazione delle squadre vincitrici dei rispettivi campionati e tornei dell'attività giovanile.

(Palla al Triso)

Grigi: quale futuro per il settore giovanile?

 


Immagini consuete di un pomeriggio qualsiasi lungo la settimana al CentoGrigio: decine e decine di ragazzini che corrono, inseguono un pallone, ascoltano attenti le parole degli allenatori e ai bordi dei campi decine e decine di genitori che scambiano due parole, in attesa che i loro pargoli completino l'allenamento di giornata. Sudore, impegno, passione, per tutti quei ragazzotti in maglia grigia che sognano (sognavano?) un giorno di arrivare a giocare al Moccagatta, davanti alla città, non solo a mamma e papà.

E adesso? Dopo l'amarissimo ritorno nella palude dei Dilettanti, da dove è diffcile, molto difficile trovare una via di fuga (a meno di non avere la fortuna - o la capacità - di trovare in fretta lungo il percorso un Braghin e uno Iacolino...) quale futuro possono sognare?

Nella migliore delle ipotesi, nel caso in cui la società fosse in grado di ripartire dalla Serie D, si ridimensionerebbero aspettative e sogni: solo l'attuale Primavera, derubricata a Juniores, potrebbe partecipare a livello nazionale, per tutte le altre categorie la competizione si limiterebbe al Piemonte, con necessità, addirittura per alcune fasce di età, di dover passare attraverso una fase di qualificazione autunno-invernale a livell provinciale. Se invece la base di "ripartenza" della prima squadra dovesse essere anche inferiore il discorso si farebbe ancora più intricato.

Non vogliamo nemmeno pensare all'eventualità che tutto finisca così, dissolvendosi nel nulla, costringendo i migliori a sposare nuovi progetti altrove e gli altri a richiudere definitivamente nel cassetto il sogno di un gol al Moccagatta!

(Palla al Triso)

A volte ritornano!

  Non riesco, sono troppi i motivi che mi portano a ridare vita a "Palla al Triso". Per primo l'affetto, la simpatia, l'in...