Lettori fissi

martedì 16 aprile 2024

I "multinazionali"


 

Nel Mondiale cileno del 1962, già reso disastroso dalla violenza che caratterizzò alcune partite (soprattutto quelle che vedevano in campo la squadra di casa...) si verificarono alcune situazioni che i massimi dirigenti mondiali dello sport non ritennero più sopportabili al fine di salvaguardare la regolarità della manifestazione. Già infatti era successo che Luisito Monti avesse potuto prender parte a due edizioni della rassegna con due maglie diverse (nel 1930 quella Argentina e nel 1934 quella italiana, conquistando addirittura il titolo!), ora però si stava esagerando. Ben tre calciatori, e tutti di altissimo livello, si presentarono al via con maglie diverse da quelle già vestite in precedenza. Due si infilarono la maglia rosso sangue della Spagna: il colonnello Ferenc Puskas, ex ungherese, e José Emilio Santamaria, già punto di forza dell'Uruguay; un altro, José Altafini, divenne azzurro dopo essere stato campione del mondo con la maglia del Brasile vincitore in Svezia. Basta, la Fifa mise fine a questa pratica di "naturalizzazione" un po' esasperata, deliberando che chi avesse già preso parte con la maglia del paese di nascita a gare della Coppa del Mondo non potesse più... trasmigrare altrove.

(Palla al Triso)

Juvecentus: 1929 - Trentatreesima puntata


Umberto Caligaris

Anche alla persona più a digiuno di cose calcistiche sarà capitato, almeno una volta, di sentir parlare del magico trio: Combi-Rosetta-Caligaris. Tre campioni formidabili presi singolarmente, la più forte e vincente linea difensiva di tutti i tempi se messi tutti assieme. Caligaris è un monferrino di Casale, tosto, caparbio e orgoglioso come solo i discendenti di Aleramo sanno essere. Ama la Juve come pochi altri: da giocatore, addirittura da allenatore e, poi, da animatore di quelle partite tra "vecchie glorie", durante una delle quali il suo povero, grande cuore non regge più allo sforzo. Per lunghi anni è il giocatore con il maggior numero di presenze in Nazionale: solo negli anni '70 arriva un terzinone lungo lungo, di nome Facchetti, a togliergli il record. La sua carriera azzurra si ferma a un passo dalla gloria: nel '34 è il "capitano non giocatore", incaricato di portare la bandiera nella sfilata d'onore che apre il Mondiale italiano. Una "bandiera" con la bandiera.

 

LA "STORIA" DEL 1929

Il Bologna vince l'ultimo scudetto disputato con il criterio dei gironi di qualificazione e partita finale per il titolo: dal settembre del '29 il torneo assumerà la struttura che ancora oggi conserva. Nasce la Serie A! Sono Bologna e Torino le protagoniste dell'ultima finalissima, che sono poi tre, perchè andata e ritorno lasciano tutto in perfetta parità: serve un ulteriore spareggio perchè Schiavio e compagni vengano proclamati campioni d'Italia. Segnatevi intanto la data del 1° dicembre 1929, perchè ha una grandissima importanza: Vittorio Pozzo è nominato Commissario Tecnico della Nazionale, carica che lascerà solo il 5 agosto del 1948, dopo 20 anni di grandi successi.

(Palla al Triso)

 

 





lunedì 15 aprile 2024

Garrincha. un perfetto insieme di imperfezioni!


 

Un elenco incredibile di difetti e di deformazioni che avevano spinto i medici a dichiararne l'assoluta inadeguatezza a poter praticare qualsiasi sport, tantomeno il calcio.

Eppure Manuel Francisco dos Santos, in arte Garrincha, costruì proprio su tutti questi deficit fisici la sua grande, inarrivabile forza. Da piccolo era stato devastato dalla poliomielite che aveva lasciato su di lui ricordi indelebili del suo passaggio, il resto lo fece l'estrema povertà che lo costrinse a nutrirsi poco e male. Oltre a una deformazione della spina dorsale, a uno sbilanciamento del bacino, a sei centimetri di differenza tra la gamba destra e quella sinistra, un ginocchio affetto da varismo e l'altro da valgismo, Mané (come veniva anche chiamato) poteva contare anche su una dentatura quasi completamente assalita dalla carie e su un... quoziente intellettivo definito "infantile". Prima dei Mondiali del 1958, infatti, lo psicologo della Nazionale verde-oro sottopose i giocatori a una serie di test che fece registrare per lui esiti che ne sconsigliavano decisamente l'utilizzo.

Per fortuna del Brasile e del calcio mondiale il direttore tenico dei sudamericani, Vicente Feola, se ne fregò del parere del sanitario e lo schierò, con enorme successo.

Per la cronaca, anche su Pelè, ancora troppo giovane, lo "strizzacervelli" aveva perorato l'accantonamento. Una follia!

(Palla al Triso)

Storia di un record inutile


 

Pur vicendo tutte le partite che ancora mancano alla fine di questa stagione i nerazzurri di "Spiaze" Inzaghi non potranno superare il record della Juventus stagione 2013-14 di 102 punti, frutto di 33 vittorie, 3 pareggi e 2 sconfitte e di un en-plein di 19 partite su 19 vinte allo Stadium.

Massimo raggiungibile per Barella & C. è ormai quota 101 (che non garantisce più nemmeno una pensione anticipata), dopo il pareggio strappato dall'incredibile Cagliari di mister Ranieri ieri sera al Meazza.

In quell'anno di... grazia bianconera la seconda in campionato fu la Roma con 85 punti, terzo il Napoli che ne fece 78, quarta la Fiorentina a 65 e quinti i nerazzurri con 42 punti di distacco dalla vetta.

Conte festeggiò quel risultato con gaudio e tripudio, sacrificando sull'altare di un record che serve solamente per gli annali, la possibilità di vincere un'Europa League. 

Quell'anno, infatti, la finale della seconda coppa europea per importanza era stata prevista all'Allianz Stadium di Torino e la Juve, dopo aver superato i turchi del Trabzonspor con un doppio 2 a 0; la Fiorentina per 2 a 1 all'andata e pareggio 1 a 1 al ritorno, l'Olympique Lione con due vittorie 0 a 1 e 1 a 2, si fermò in semifinale con il Benfica, perdendo per 2 a 1 in Portogallo e pareggiando senza reti il ritorno in casa. E fu qui che Conte commise l'errore tragico.

Per continuare l'inseguimento a quel record "del nulla", nella gara di ritorno a Torino, quando sarebbe bastato un semplice 1 a 0 per giocarsi la finale con il Siviglia, il tecnico pugliese tenne fuori squadra i titolarissimi Barzagli, Vucinic, Pepe, Pirlo e De Ceglie e Giovinco (a quei tempi nel giro della Nazionale), per preservarli per la sfida di campionato di quattro giorni dopo, sempre allo Stadium contro un'Atalanta undicesima in campionato e ben lontana parente della squadra di oggi. La Juve vinse 1 a 0 con gol di Padoin e proseguì nella sua corsa devastante verso un traguardo di comprovata inutilità.

(Palla al Triso) 

Juvecentus: 1928 - Trentaduesima puntata


 

Giampiero Combi

I grandi portieri della Juve, da Pennano in poi, raramente sono "gatti" un po' folli, capaci delle acrobazie più incredibili. Piuttosto, invece, ragionieri dell'area di rigore, sempre in grado di trovarsi al posto giusto nel momento giusto, rendendo facile e parabile quello che per molti altri può essere difficile e imparabile. Combi è un maestro di quest'arte. Sfortunato oltre ogni dire nelle partite d'esordio (sia in bianconero che in Nazionale subisce caterve di gol alla "prima"), diviene campione del mondo quasi controvoglia. Vinto l'ennesimo scudetto con la Juve decide di chiudere col calcio, proprio all'apice di una grande carriera. Ormai segue le vicende del football dalla cassa del suo bar in centro. Mancano una decina di giorni al Mondiale voluto dal fascio e, in allenamento, Ceresoli si frattura un braccio. Pozzo richiama il suo portierone, lo rimette in sesto e gli assegna la maglia numero uno. Gli attaccanti di tutto il mondo possono passare alla cassa!

 

LA "STORIA" DEL 1928

Importanti movimenti in tutti i settori, non c'è che l'imbarazzo della scelta. L'International Board of Football mette in atto una riforma del fuorigioco: ora basterà che due soli giocatori si tovino tra la palla e la linea di porta. Il primo a capire l'importanza della novità è il coach dell'Arsenal, Chapman, che con il suo WM dominerà per diversi anni. Lo scudetto va al Torino e la Nazionale ottiene il suo primo grande risultato con il terzo posto alle Olimpiadi di Amsterdam. L'annata azzurra è impreziosita dal primo trionfo sull'Ungheria, che frutta un premio di 24 mila lire per ogni giocatore. Il regime, infine, impone che il "marxista" nome della squadra nerazzurra di Milano si trasformi in un più meneghino Ambrosiana.

(Palla al Triso)

 

 


domenica 14 aprile 2024

Ovadese, vittoria!!!!


 

L'Ovadese è in Eccellenza, con quattro giornate ancora da giocare e utili solamente più a difendere l'imbattibilità di stagione!

SERIE D

Perde il Derthona con il RG Ticino e, per fortuna, non fa meglio la Vogherese a Vado: non cambia nulla, ma Chieri e Pinerolo si avvicinano di un passettino. Ancora tre domeniche di passione per i leoncelli.

ECCELLENZA

Devastante il Saluzzo che se ne va perchè il Fossano fa una mezza stecca. Ne approfittano la Valenzana, corsara sul campo del Vanchiglia, e il Cuneo ad Asti, non l'Acqui che cade a Villafranca. La zona play-off, comunque per gli acquesi è ancora salda in mano.

PROMOZIONE

Giornata di grande festa per l'Ovadese, che a quattro giornate dalla fine può già festeggiare il salto di categoria. A Felizzano se festeggia l'Ovadese sono tristi però i padroni di casa, che ora devono stare molto attenti anche ai punti di distacco per garantirsi almeno i play-out. Sensazioni alterne anche a Gavi (vincenti e saldi al quarto posto) e a Castellazzo (sconfitti male a Santo Stefano e riassorbiti nella bagarre del quinto posto).

PRIMA CATEGORIA

Manca solo più un punticino all'Asca per completare una stagione vissuta sempre in fuga. Pur fermati sul pareggio dall'Annonese, gli alessandrini hanno ricevuto buone notizie da Frugarolo, dove i padroni di casa non sono riusciti a sbloccarla con un Costigliole che ha ancora velleità di play-off. In coda importante vittoria per il Cassano e pareggi che "profumano" di paura per le altre.

SECONDA CATEGORIA

Da una giornata che non prevedeva scontri diretti l'unica sorpresa negativa la regala la Spinettese, sconfitta a Nizza: nulla compromesso ma brutto stop.

TERZA CATEGORIA

Non c'è niente da fare: troppo Lerma per tutti, che approfitta del pari tra le inseguitrici Pro Molare e Garbagna. Stecca il Fortuna Melior e, anche per quest'anno, ambizioni deluse. Nel Torneo Delegazione colpo grosso del Bistagno Valle Bormida che sbanca Rocca e si stacca in testa.

(Palla al Triso)

 

Di Stefano, mai al Mondiale

 

Paradossalmente avrebbe potuto giocare in cinque Nazionali diverse. In quella francese e in quella irlandese grazie alle origini della madre, in quella italiana per le origini del padre, in quella Argentina, dove è nato e cresciuto e, infine, in quella Spagna dove si è poi trasferito a giocare. E in realtà nelle ultime due ci ha veramente giocato. La "saeta rubia", la freccia rossa come veniva chiamato per i capelli rossicci, con la maglia albiceleste ci ha giocato sei volte, segnando altrettante reti, trasferitosi in Spagna, al Real Madrid, per 31 volte è stato con la roja mettendo a segno 23 reti. E proprio quando era pronto per apparire sul palcoscenico più importante di tutti, quello che lo avrebbe forse consacrato a quel ruolo di migliore di sempre che tanti sostenevano (e sostengono ancora) un banale infortunio muscolare lo costringe ad arrendersi. Niente Mondiale e quella ribalta mancata sarà sempre il suo più grande rimpianto.

(Palla al Triso)

Juvecentus: 1927 - Trentunesima puntata

 

 

 


 

Ferenc Hirzer

Ai giorni nostri per fargli uno spot pubblicitario direbbero più o meno così: "Va da zero a cento chilometri orari in quattro secondi". In effetti, se parte di scatto, l'ungherese Hirzer lascia sul posto chiunque. Con quella accelerazione prodigiosa tira una serie così grande di scherzi ai difensori di mezza Italia che, quando le autarchiche decisioni dell'emergente fascio lo costringono a varcare le frontiere per tornarsene in patria, a decine tirano un profondo sospiro di sollievo. "Gazzella" da noi gioca solo due anni, mettendo insieme una media realizzativa da superman: 35 gol in 25 partite al primo anno (con tanto di scudetto), 15 reti in 17 partite al secondo tentativo, prima di venire rispedito al mittente. Peccato che non si sia riusciti a trovargli un nonno di Treviso o una bisnonna di Nuoro (a molti altri non viene negato un improbabile avo nel Bel Paese); perdiamo un campione unico.

 

LA "STORIA" DEL 1927

E' l'anno dello scudetto revocato al Torino. Allemandi, giocatore della Juve, viene squalificato a vita con l'accusa di aver "addomesticato" l'esito del derby. A dare la notizia sono "Lo Sport" di Milano e "Il Tifone" di Roma: 50 mila lire la cifra, metà prima e metà a cose fatte. Non importa (tranne che per il dirigente del Torino Nani che, arrabbiatissimo, non versa la dovuta somma restante) che poi Allemandi risulti il migliore in campo: la Federazione interviene con rigore. il Bologna, secondo classificato, ritiene che lo scudetto dovrebbe finire sulle maglie rossoblu ma Arpinati, forse per rimediare alle losche manovre di due anni prima, pone il suo veto.

(Palla al Triso)

sabato 13 aprile 2024

In giro per i campi della provincia


 

Finalmente una bella domenica di sole, caldo. Se vogliamo andarci a vedere una partita di calcio dalle parti di casa (o comunque a seguire le nostre squadre) abbiamo solamente l'imbarazzo della scelta. Dalla Serie D alla Terza Categoria si gioca ovunque.

Serie D

A quattro giornate dal termine del campionato il Derthona si gioca buone speranze di riuscire a rimanere fuori dall'incubo play-out ma lo dovrà fare su un campo difficile, in casa di quel RG Ticino che si sta invece giocando l'ingresso ai play-off.

Eccellenza

Buona occasione di rendere ancora più solida la posizione play-off per l'Acqui, a Villafranca, contro una Pro in difficoltà, mentre è ben più difficile il compito per la Valenzana, chiamata a giocare sul campo di un Vanchiglia che è un passo fuori dai play-off e punta a entrarci.

Promozione

Favoritissima l'Arquatese nel derby con la Novese, ma si sa i derby sono sempre difficili da interpretare. La Gaviese in casa del Lesna Gold si gioca uno spareggio play-off, mentre il Castellazzo vuole confermare il buon momento andando a cercare in casa della Santostefanese seconda i punti che permettano di giocarsi tutto negli spareggi di fine anno. Potrà essere una domenica decisiva a Felizzano per entrambe le contendenti: il Feli cerca punti salvezza, l'Ovadese il punticino che sancisce la promozione: testa-coda pericoloso!

Prima Categoria

Anche qui verdetti a un passo. A quattro giornate dalla fine l'Asca ha nove punti sulla Frugarolese. I gialloblu giocano in casa con l'Annonese, il Fruga in casa con il Costigliole che coltiva ancora sogni play-off: riusciranno Cabella e compagni a ritardare la festa Asca? Interessanti gli scontri nelle retrovie, alcuni decisivi, altri dall'esito importante: Aurora-Don Bosco Asti, Cassano-Tassarolo, Moncalvo-Europa e Atletico Acqui-Fortitudo potranno segnare la classifica.

Seconda Categoria

Nessuno scontro diretto in programma, nè in testa nè in coda, ma un Libarna-Solero promette scintille.

Terza Categoria

Nella poule finale prosegue la marcia a punteggio pieno del Lerma, riuscirà il Deportivo Calcio Bistagno a fermarla? Appena dietro molto interessante il confronto tra seconde: Pro Molare-Garbagna. Nel Torneo Delegazione, invece, spicca lo scontro al vertice tra Roccagrimalda e Bistagno Valle Bormida,  con Cabella e Bergamasco che ne potrebbero approfittare per riavvicinarsi.

(Palla al Triso) 

 

 

Alza la Coppa!


 

Il gesto di alzare al cielo la coppa al momento della consegna è nato per caso. La "scena del delitto" è il Mondiale svedese del 1958: al momento in cui la coppa viene consegnata al capitano del Brasile Hilderaldo Bellini, questi si trova letteralmente sommerso dalla marea di tifosi che gioiosamente hanno invaso il terreno di gioco. I giornalisti e fotografi di tutto il mondo hanno però la necessità di "eternizzare" quell'attimo e non riescono a distinguere nulla nella calca. Implorano Bellini di farsi vedere e lui non ha altro modo che innalzarla sopra la testa di tutti. Il "winning salute", l'offerta al popolo della coppa in segno di giubilo, nasce così, per necessità. Diventerà il momento più emozionante di qualsiasi premiazione!

(Palla al Triso)

A volte ritornano!

  Non riesco, sono troppi i motivi che mi portano a ridare vita a "Palla al Triso". Per primo l'affetto, la simpatia, l'in...