Lettori fissi

venerdì 3 maggio 2024

Juvecentus: 1946 - Cinquantesima puntata

 


Silvio Piola

Vale per lui quello che abbiamo detto di Peppino Meazza. Silvione, nella storia della Juve, ci entra quando è ormai considerato sul viale del tramonto (e invece nel '52 finirà ancora in Nazionale!), carico di gloria e di acciacchi. Si ferma due anni e segna ben 26 reti, zittendo, col suo gioco agile e potente, con le sue acrobazie spericolate, con le sue botte terrificanti, le cassandre che lo davano per finito. Con i tifosi è subito amore: l'esordio è Juve-Toro e i bianconeri vincono con un suo gol. Non poteva cominciare meglio! E di gol ne segna sempre tanti, sia in Nazionale che in campionato. Con 290 segnature è il recordman assoluto della Serie A; qualcuno, negli anni ha tentato di avvicinarsi, a nessuno è riuscito di superarlo (e chissà se qualche "marziano" ci riuscirà mai in futuro). La cosa che più sorprende nella fantastica e lunghissima carriera di questo grande campione, è rappresentata dal fatto che, pur essendo per anni uno dei giocatori più forti e appetiti del mondo calcistico italiano, non sia mai riuscito a fregiarsi di uno scudetto.


LA "STORIA" DEL 1946

Tra tutte quelle macerie e con quella fame figlia di cinque anni di sacrifici, povertà, paura e distruzione, c'è ancora qualcuno che ha voglia di dare calci a un pallone? Evidentemente sì, considerato che l'attività ufficiale riprende, per assegnare al Torino uno scudetto vinto su 25 partecipanti divise, a causa delle difficoltà di trasferimento in una nazione segnata dalla guerra, in un girone Alta Italia e in uno Centro-Sud. Nel girone finale, con le quattro migliori di ogni gruppo, il dominio del nord è schiacciante. E' già il Grande Torino, che val la pena ricordare: Bacigalupo, Ballarin, Maroso, Castigliano, Rigamonti, Grezar, Ossola, Loik, Gabetto, Mazzola, Ferraris II.

(Palla al Triso)



giovedì 2 maggio 2024

Il nostro calcio: Mattia Greco, Mister Asca


Ancora vittorie, dopo chi ha vinto con l'Ovadese oggi è il turno di chi ha vinto con l'Asca. Intanto, cominciamo a fare chiarezza. Chi è stato il Mattia Greco calciatore e chi è il Mattia Greco allenatore?

Sono due persone completamente diverse. Da calciatore a livello emotivo e agonistico ero molto vivace, sempre nervoso; da allenatore invece mi sono riscoperto doti maggiori di serenità, di tranquillità, riesco a nascondere le mie tensioni e i miei problemi con maggiore sicurezza.

In quali società si sono dipanate le tue due "vite"?

Come giocatore ho fatto tutta la trafila nelle giovanili dell'Alessandria, con un paio d'anni di esperienza nel settore giovanile della Juve, per poi tornare, ai tempi di mister Pruzzo. Calcisticamente la mia crescita a livello giovanile è stata principalmente quindi in grigio, poi Casale, Valenzana, Castellazzo, Aquanera, poi ancora qualche stagione con amici all'Arnuzzese, ancora Luese e Aurora con Roberto Adamo.

Visto che hai detto di avere due diverse personalità, quindi, questo era il dottor Jekill. Mister Hyde invece...

La mia esperienza da allenatore ha avuto inizio negli Amatori, perchè volevo capire se era una cosa  che mi poteva interessare e se ero capace di farlo. Confrontarmi con tanti caratteri diversi rappresentava una bella sfida. Mi è piaciuto e mi sono buttato. Grazie a Frascarolo alla Valenzana, poi Monica Canepa e Arturo Frattoni mi hanno dato la possibilità di allenare la Novese e ora Walter Berengan mi ha consegnato le chiavi dell'Asca. A queste persone devo tutto il mio grazie. Sono cresciuto con loro e comincio a essere un po' più maturo.

Ti sei messo alla prova, chiedendoti se potevi essere in grado di affrontare questo impegno: sono i risultati a garantire per te!

In particolare questo ultimo anno è stato importante. Un anno molto faticoso, sempre vissuto in alto ma con diverse squadre che avevano serie ambizioni di puntare a vincere. E' stata una crescita personale importante che mi ha dato consapevolezza nei miei mezzi. Sicuramente, però, devo ancora crescere tantissimo sotto tanti punti di vista.

Vista da fuori è stata una vittoria... senza dubbi. Siete andati in testa alla prima giornata, avete preso un vantaggio consistente e lo avete portato sino alla fine. Dominio incontrastato o avete avuto momenti di... difficoltà?

Alla ripresa del girone di ritorno se da un lato ci siamo resi conto di poter vincere il campionato, dall'altro avevo il dubbio su come potessero reagire i più giovani o quelli che non avevano mai vissuto esperienze di questo tipo. Mettici poi l'infortunio di qualche ragazzo "mentalmente" importante... Un pareggio con il Monferrato, un altro con l'Atletico Acqui hanno messo qualche dubbio, ma poi siamo ripartiti!

Pochi giorni fa hai raccontato che si è trattato di una stagione impostata sul desiderio di rivalsa...

Al primo contatto con l'Asca, l'estate scorsa, ho detto che avevo voglia, dopo aver fatto una buona stagione precedente, di mettermi alla prova. Ho avuto carta bianca e questo è stato il segnale che mi ha permesso di lavorare come volevo, prendendo gente che aveva voglia, come me, di mettersi in gioco.

Prospettive per la prossima stagione.

Sono stato chiaro con la società: io come allenatore voglio crescere, quindi non mi bastano progetti... al ribasso, del tipo "salviamoci e poi si vedrà". Dovremo valutare budget e tante altre situazioni. L'Asca è una società seria e solida, che sta crescendo molto in tutte le sue sfaccettature. Ora andiamo alla ricerca dei giovani che dovremo inserire in rosa, possibilmente magari riportando in Alessandria ragazzi che... sono in giro. Il lavoro non ci manca. Con impegno cercheremo di costruire il futuro.

(Palla al Triso)
 

L'Eusebio... mancato

 


L'esempio da seguire era quello di papà Laurindo Antonio da Silva Ferreira, calciatore del Ferroviario di Lourenço Marques (l'attuale Maputo, capitale del Mozambico). Ma le qualità calcistiche del piccolo Eusebio sono molto superiori a quelle del padre e, giovanissimo, viene tesserato dallo Sporting, dove l'allenatore italiano Ugo Amoretti ne intravede subito le indubbie qualità e lo segnala in Italia, in particolare alle due società di Torino e di Genova, che però non affondano il colpo e si lasciano scappare l'occasione. Per la verità la Juve ci arrivò molto vicino ma dovette arrendersi al veto della mamma, Elisa Anissabeni, mozambicana, restìa ad allontanarsi dal figlio. Ma il ragazzo era troppo bravo e il Benfica lo fece suo, approfittando del fatto che il Mozambico era un protettorato portoghese. E di ciò approfittò anche la nazionale lusitana: pur potendo teoricamente vestire le maglie di entrambe le nazionali africane, Eusebio, in pratica, avrebbe potuto giocare solamente per il Portogallo e così fu. E fece le fortune sia del Benfica che del Portogallo, lasciando a bocca asciutta le sirene italiane.

(Palla al Triso)

Juvecentus: 1945 - Quarantanovesima puntata


Ugo Locatelli

Il calcio, oltre ad averlo nel cuore, ce l'ha nella testa. E' un regista, un costruttore di gioco, una "mente", nella Juve, nell'Ambrosiana, in Nazionale con la quale è campione olimpico nel '36 e mondiale nel '38. A scoprirlo come centrocampista pensante è un altro grande juventino: Caligaris. Chiamato ad allenare il Brescia, il buon Caliga si trova tra le mani un centravanti dai piedi buoni ma con scarsa propensione alla lotta, restio a buttarsi nella mischia quando i colpi si fanno roventi. Lo arretra a centocampo e gli consegna le chiavi del gioco della squadra. Intuizione geniale. Locatelli è veramente un giocatore raffinato, forse non un gran lottatore (per questo, d'altronde, al suo fianco c'è Baldo Depetrini), ma un "cervello" capace di dettare i ritmi della squadra, di gestirne gli umori e le tensioni, di leggere l'azione in anticipo rispetto agli altri. E questo tipo di... preveggenza riesce a mettere a profitto anche a fine carriera, quando, smessi i panni del calciatore, assume quelli di capo del settore tecnico giovanile della Juve: scopre fior di campioni.


LA "STORIA" DEL 1945

Il calcio è fermo, ma la fame è veramente tanta. E allora i pochi giocatori rimasti organizzano una serie di amichevoli da giocare in provincia, dove l'ingaggio viene pagato con forme di burro e formaggio, sacchi di riso, fette di salame... Anche nelle città il pallone ogni tanto rotola. A Torino, per esempio, si giocano alcuni derby tra granata e bianconeri, tanto per tenere viva la fiammella della speranza. Tra quelli tramandatici dagli storici, registriamo un 5 a 2 per la Juve con tre gol del... portiere Sentimenti IV e un 3 a 1 finito a colpi di pistola tra i tifosi. A Hiroshima e Nagasaki (6 e 9 agosto) la follia umana tocca il suo culmine.

(Palla al Triso)

 



 



mercoledì 1 maggio 2024

Under 14: grande vittoria su Torino!


 

Grandissima soddisfazione ed enorme rammarico: sono i due sentimenti che ha fatto vivere oggi pomeriggio la Rappresentativa Provinciale Under 14 opposta alla "corazzata" torinese costruita attingendo all'enorme serbatoio rappresentato dalla numerosissime e agguerrite formazioni dell'area.

Scesi in campo consapevoli della forza dell'avversario, i ragazzi di mister Bianchini hanno contenuto con grande attenzione per tutto il primo tempo, riversando in campo, nella ripresa, una determinazione e una voglia di vincere che hanno annichilito la resistenza dei torinesi.

Quindici minuti di fuoco, dal 10° al 25° del secondo tempo, hanno fatto la differenza. Prima La Rosa, lanciato in contropiede, poi Abbate su rigore (per fallo sempre su La Rosa, atterrato al momento del tiro) e terzo sigillo di Puleo su una mischia in area, hanno portato alla gioia del clamoroso 3 a 0, gioia che la rete della bandiera torinese, arrivata nei minuti di recupero, non ha potuto rovinare.

Resta un enorme rammarico: quello di una partita giocata contro Asti, la settimana scorsa, dalla quale i verdi alessandrini avrebbero potuto e dovuto uscire con un risultato assolutamente positivo. Troppe occasioni sbagliate, puntualmente punite al primo errore. Contro Asti è stata la classica partita che se la rigiochi dieci volte la vinci... undici.

Ma quando contava davvero, l'hai persa!

Ad Alba, intanto, l'altra sfida del girone (tra Cuneo e Asti) è stata rinviata per l'impraticabilità del campo. In attesa di sapere il risultato del recupero, mister Bianchini preparerà i propri ragazzini alla sfida in campo neutro (ad Asti) contro Cuneo del prossimo 15 maggio, in cerca di nuove soddisfazioni.

PS: complimenti vivissimi al presidente Curino e alla società Castellazzo: in condizioni climatiche particolarmente avverse han permesso di giocare su un... tappeto da biliardo!

(Palla al Triso)

Magìa nera per un pareggio

 


 

Ai Mondiali spagnoli del 1982 nello staff della formazione africana del Camerun, insirita nel girone di eliminazione dell'Italia insieme a Perù e Polonia, figurava anche l'inquietante figura di uno stregone, chiamato a "richiamare" sui propri giocatori qualità inattese e su quelli avversari difficoltà piuttosto improbabili. Poco prima del fischio di inizio della partita contro di loro, decisiva per il passaggio del turno, il Ct azzurro Bearzot, uscendo dallo spogliatoio, scorse in un angolo del corridoio questo ambiguo personaggio che, sussurrando parole a lui ovviamente incomprensibili, immergeva in un secchio pieno d'acqua (o di chissà cosa) una sua fotografia. Per un attimo gli sguardi si incrociarono, quasi a sfidarsi, poi ognuno proseguì per la propria strada, continuando indifferente alle altrui attività. Bearzot, che si dichiarava non superstizioso, scrollò le spalle, ma crediamo che... una toccatina se la sia data!

(Palla al Triso)

Juvecentus: 1944 - Quarantottesima puntata



Lucidio Sentimenti

Oggi ci si sorprende quando si legge sull'Almanacco Panini che Rampulla, nella sua splendida carriera di portiere, ha messo a segno anche una rete, o se oltre oceano il massiccio Chilavert mette dentro valanghe di gol su rigore o su punizione. Già cinquant'anni fa c'è stato chi li ha preceduti. Un portierino piccolo, ma con la dinamite nelle gambe e una bomba al posto dei reni: "Cochi" Sentimenti, quarto di una stirpe di fratelli, tutti calciatori di successo. Nella Juve (nella quale per la verità, viene anche schierato all'ala destra) segna 5 gol, ma è nel Modena che... esagera, con 22 segnature in due anni! Non è uno di quei portieri "volanti", tanto cari a chi, per il ruolo, predilige i saltimbanchi un po' folli, tutt'altro. E' sempre perfettamente piazzato, dotato di un senso della posizione eccezionale. Un altro aneddoto molto particolare è legato alla carriera di Sentimenti IV (come lo ricordano gli archivi). L'11 maggio 1947, a Torino, la Nazionale azzurra incontra, in un'amichevole di grande prestigio, l'Ungheria, dominatrice del periodo: in campo scendono ben dieci giocatori del "grande Torino", l'unico non granata è il portiere. E' Sentimenti IV.


LA "STORIA" DEL 1944

L'attività ufficiale è ferma. Si gioca qualcosa solo al nord, poichè il centro-sud è occupato dalle truppe alleate. In quello che verrà definito "campionato di guerra", e che non verrà mai ufficialmente considerato valido a tutti gli effetti, partecipano squadre improvvisate, nate attorno a varie realtà industriali. La Juve si chiama Juve Cisitalia, il Torino diventa Torino Fiat (toh!) e costruisce la sua super squadra proprio grazie ai libretti di lavoro, che permettono di muoversi liberamente, elargiti dalla famiglia Agnelli. Alle finali giungono Venezia, Torino, Vigili del Fuoco di La Spezia, Ambrosiana, Ampelea e Montecatini: trionfano gli spezzini. L'Italia, da parte sua, sta soffrendo la guerra civile, con le giornate di Anzio e Cassino e l'avanzata degli Alleati.

(Palla al Triso)


martedì 30 aprile 2024

Fisioanalysis: parlare di calcio. Con i protagonisti.

 


Cinque allenatori con importanti e spesso vincenti annate su panchine anche ricche di storia e blasone, condotti per mano dalla sapiente regìa di Gigi Poggio attraverso un percorso di indagine nelle proprie esperienze di lavoro, hanno dato vita a una serata di approfondimento sulle metodologie seguite nel rapporto quotidiano tra i calciatori e chi è chiamato a dirigerne il lavoro dalla panchina.

Una serata in cui parlare di calcio ma con l'obiettivo specifico di andarne ad analizzare le dinamiche comunicative. Come confrontarsi con lo spogliatoio? Come saper far comprendere la propria leadership senza imporla? Come motivare e stimolare nella maniera più produttiva i comportamenti dei ragazzi?

La risposta a queste domande era quanto si è proposto Gigi Di Filippo, deus ex machina di Fisionalysis Maedica, centro di medicina dello sport operativo ormai da anni in Alessandria che si occupa di corretto esercizio fisico e cura delle patologie di sportivi e non.  E le risposte sono arrivate.

Partendo dalla riflessione proposta dallo stesso Di Filippo, che ha ricordato come da uno studio condotto attraverso le esperienze delle più importanti società calcistiche europee la maggior parte di infortuni sia causata, nell'ordine: dai carichi di lavoro, dallo stato di salute dell'atleta, dalla leadership dell'allenatore e dalla corretta comunicazione all'interno dei soggetti operativi in ambito societario, Roberto Adamo, Mattia Greco, Luca Pellegrini, Fabio Nobili e Alberto Merlo hanno proposto il proprio punto di vista sul come relazionarsi con lo spoglatoio.

Dalla capacità di saper distinguere le diverse problematiche personali; dalle oggettive differenze derivanti dai livelli di difficoltà delle varie categorie di appartenenza; dal diverso approccio comunicativo che debba intercorrere tra mister e società e mister e giocatori; dalla capacità di individuare le leadership che si creano all'interno del gruppo; dalla necessità di saper (e dover) comunicare con tutti i soggetti perchè ognuno può diventare importante; dalla consapevolezza che il giocatore non deve mai avere dubbi sul fatto che lo stesso mister creda fortemente in quanto propone; dalla capacità di saper individuare il momento in cui possa essere utile picchiare i pugni sul tavolo o invece quando far emergere le proprie emozioni al fine di creare la "chimica" giusta; dall'importanza di affrontare con serenità e determinazione il primo approccio, delinenando obiettivi, favorendo lo scattto della scintilla giusta, dando tranquillità e coscienza dei propri mezzi, dimostrando, semplicemente, chi realmente si è. 

La società sta attraversando fasi "rivoluzionarie" di cambiamento e il calcio con essa. Cambiano situazioni e dinamiche: serate come questa fanno parte del percorso di crescita.

(Palla al Triso)

Genoa - Accademia Portieri: matrimonio riuscito!


 

Settantaquattro società affiliate in tutta Italia, una in Irlanda, un'altra addirittura di Toronto in Canada, ma una anche in Alessandria: l'Accademia Portieri, diretta da due "numeri Uno", Andrea Giacobbe e Corrado D'Ettorre. E' questa la mappa geografica su cui si dipana l'attività della Genoa Academy, che ormai da diversi mesi ha messo la bandierina della propria presenza anche sulla nostra città.

E da questa affiliazione è scaturita una collaborazione che porta i tecnici della società ligure a collaborare con i responsabili del gruppo alessandrino attraverso consulenze, partecipazione a incontri formativi e attività di aggiornamento sulle metodologie di allenamento dei portieri svolte direttamente sul campo.

Uno di questi incontri si è tenuto ieri sul campo della parrocchia di Via Monteverde, in Alessandria, sotto la guida del responsabile dell'Area Portieri del Genoa, Luca De Prà. Un momento di intenso impegno per i giovanissimi portieri e per alcuni allenatori che dedicano la loro attività specificatamente alla preparazione dei numeri uno. L'appuntamento si è diviso in due parti, la prima sul campo, nel corso della quale De Prà ha... fatto giocare i ragazzi (e ragazze) con esercizi divertenti ma soprattutto utilissimi per sviluppare alcune specificità del ruolo. Un unico imperativo si è imposto il mister genoano prima di dare il via all'attività: far divertire i ragazzi, ricordando sempre che si tratta di bambini e non uomini in miniatura!

La seconda parte, invece, si è tenuta in aula e il pubblico era rappresentato dai tecnici, ai quali sono state illustrate le metodologie e le tappe attraverso le quali i preparatori rossoblu sono chiamati a monitorare le fasi di crescita e di sviluppo dei ragazzi sottoposti alle loro cure. Accento posto sulla capacità di sviluppare ogni settore di potenziale crescita: tecnico, fisico, tattico e psicologico.

Due passaggi importanti sono stati messi in luce dal tecnico ligure: il radicale cambiamento vissuto dal ruolo ("già anni fa Gasperini... profetizzò che sarebbe arrivato il momento in cui i portieri sarebbero stati scelti per i piedi e non per le mani...") e l'altrettanto diverso approccio dei ragazzi verso l'impegno sportivo ("siamo di fronte a una generazione che, per mancanza di spazi e disponibilità, cresce con capacità motorie deficitarie...").

(Palla al Triso)

Juvecentus: 1943 - Quarantasettesima puntata

 


Giuseppe Meazza

Qualcuno potrebbe chiedersi: ma che ci fa il Balilla in una storia della Juve? A parte il fatto che uno come lui ha diritto di cittadinanza in qualsiasi contesto calcistico: dicono che sia stato il più grande di sempre, il calcio in persona. E poi, nella Juve ci gioca pure, quasi di sfuggita, ma dieci dei suoi 267 gol in Serie A li segna per Madama. E' il torneo '42-'43. Un campionato che si sa quando sia cominciato ma non si sa se arriverà mai alla fine, tra bollettini di guerra e bombardamenti. E' ancora grande, il Pepp, e riesce sempre a beffare i portieri con quel suo tipico chiamarli fuori dai pali per poi beffarli con dribbling irridenti. Di lui si raccontano centinaia di aneddoti, legati alla sua passione per le auto, per le buone dormite, per le belle donne. Si ricorda di quando calciò un rigore contro il Brasile con l'elastico dei pantaloncini rotto, oppure ci si chiede come faccia a correre con quel piede sinistro reso "sifulino" da un embolo che gli blocca la circolazione. Ma è il più grande.


LA "STORIA" DEL 1943

Le briciole vengono lasciate al laziale Piola, che si aggiudica la classifica cannonieri con 21 segnature, per il resto il Torino fa un sol boccone di tutti i titoli a disposizione. E' il primo "double" della storia del calcio di casa nostra, con campionato e coppa vinti dalla stessa squadra. Che è una super squadra, destinata, con ulteriori futuri inserimenti, a divenire imbattibile. Per ora bastano Grezar, Menti Loik, Gabetto, Mazzola, Ferraris II (e non è poco!) ma altri campioni sono sul punto di raggiungerli, per un imprevedibile appuntamento col destino. La Storia con la S maiuscola, intanto, segna le tappe di Katyn, dello sbarco in Sicilia, del Gran Sasso, di Cefalonia e di Cassibile.

(Palla al Triso)

 



 



A volte ritornano!

  Non riesco, sono troppi i motivi che mi portano a ridare vita a "Palla al Triso". Per primo l'affetto, la simpatia, l'in...